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Stle libero

Stle libero

Siamo andati in scena con Stile libero uno spettacolo di improvvisazione che consente alle attrici e agli attori di giocare stili, strumenti e generi a piacimento, come in una classica jam. A partire dal suggerimento del pubblico, come sempre, si improvvisano storie di ritmo e durata differenti, il buio viene chiamato dall’interno.
Il percorso di preparazione dello spettacolo è durato due mesi, con incontri settimanali, ogni allenamento si focalizzava su un aspetto diverso della shortform, senza però disdegnare gli strumenti della long.
La regia è di Martina di Leva.

Freestyle+Open Mic per il primo Coffee Hour della stagione 2019-2020

Freestyle+Open Mic per il primo Coffee Hour della stagione 2019-2020

La stagione di Coffee Brecht si è aperta con un Freestyle e un Open Mic, due spettacoli giocosi e brillanti, l’Open Mic, come ho già acuto modo di dire qui sul blog, è in realtà il microfono aperto a tutte le persone che vogliono esibirsi, un’occasione per sperimentare e mettersi in mostra, anche con pezzi non improvvisati.
L’altra sera, a esempio, tra il pubblico c’era una Improvvisatrice di Match – il Match è un tipo di improvvisazione affine alla drammaturgia improvvisata, ma molto più imbrigliata nelle regole e caratterizzata da una forte competizione, si gioca in fatti sempre a squadre. Elisabetta, questo il suo nome, è stata immediatamente coinvolta in una libera con esercizi di stile.
Anche una bambina ha avuto modo di essere protagonista di una storia sul palco.
Insomma la serata di inaugurazione della stagione 2019-2010 di Coffee Brecht è filata liscia in modo allegro e coinvolgente.

Tolfama 2019 – Souvenir

Tolfama 2019 – Souvenir

Tolfama è un festival di Improvvisazione teatrale, organizzato dalla scuola e compagnia Vicolo Checov, che si tiene a Tolfa nel Lazio ogni anno. All’interno del festival si svolgono numerosi workshop aperti ad amatori e amatrici (chi ha completato il triennio base, secondo la formalizzazione del percorso di studi di Improteatro), ospita maestri nazionali e  internazionali, con spettacoli che animano e coinvolgono ogni sera le piazze di tutto il paese.
Quest’anno ho partecipato a un bellissimo workshop che ha unito l’improvvisazione e la fotografia, altra mia grande passione. Il workshop si intitolava Fibonacci Experience ed era tenuto da Stefano Augeri e Alessandro Niccolò, un progetto site specific che ci ha permesso di passare due giorni con le persone di Tolfa, seguirle nel loro lavoro, ascoltarne le storie e poi di improvvisare a partire dal lavoro svolto. Ci siamo esibiti in piazza ed eravamo super emozionati.
La grande organizzazione che c’è dietro un evento come Tolfama, logistica e artistica, oltre che economica, rispecchia in pieno lo spirito del mondo Improv fatto di collaborazione, scambio e voglia di giocare assieme.

Spettacolo alle 21.15 e alle 22.45 – in Piazza Marconi a Tolfa 
FIBONACCI EXPERIENCE – Regia: Augeri&Nicolò 

Radio Kafé – Coffee Hour

Radio Kafé – Coffee Hour

Radio Kafé la radio improvvisata di Coffee Brecht, uno spettacolo ideato da Martina di Leva e Diego Purpo, in cui si lavora sulla struttura radiofonica per improvvisare storie e giochi.
Siamo andati in scena nella cornice del Coffee Hour, ultimo appuntamento della stagione di improvvisazione, con alle spalle solo otto ore di prove, ma è andata bene e, nonostante il caldo, la sala era piena.

Freestyle – Coffee Brecht

Freestyle – Coffee Brecht

Stasera, dopo la lezione prova, c’è stato un Freestyle. Il Freestyle è uno spettacolo di iprovvisazione estremamente dinamico, che unisce improvvisazioni libere a giochi di abilità, ha un’impronta brillante e può durare dai 40 ai 50 minuti. La parte di scrittura del pubblico è relativa agli input suggeriti su un cartellone prima dell’inizio dello spettacolo.

freestyle 21 giugno 2019

In scena:
Maura Bellini
Martina di Leva
Massimo Magaldi
Diego Purpo

Coffee Hour – Cretinis. Il piacere di essere stupidi

Coffee Hour – Cretinis. Il piacere di essere stupidi

Cretinis è il format di clown improvvisato di Fabio Magnani, attore e formatore straordinario, nonché essere umano meraviglioso, che abbiamo avuto in Coffee Brecht più volte, sia nei moduli di didattica annuale che per il progetto Cretinis. Questa volta, per fortuna, ho avuto anch’io la possibilità di partecipare al suo laboratorio. Il lavoro di Fabio è molto fisico, non solo in scena, anche nella preparazione, e il suo stile di clown estremamente poetico e surreale, un clown naturale che trovi dentro te stessa. Ho amato ogni istante del suo workshop, l’ho anche sudato moltissimo!
Siamo andati in scena con i nostri clown nella cornice del Coffee Hour.

cret
Grafica@CoffeeBrecht

In scena

Valentina Calabrese
Giada Pugliese
Diego Purpo
Silvia Ranucci
Gaia Rubba
Valeria Salvi
Genny Saviano
Sandra Vassetti

Foto di Mauro Frojo.

 

 

cretinis clown coffee Brecht
Chicchi di Coffee 2019

Chicchi di Coffee 2019

Il saggio è quel momento in cui metti in mostra il frutto del lavoro di un anno o più anni, che si tratti di tango, swing o teatro, hai l’ansia di esibirti e mostrare ad amici e parenti perché hai saltato quella tale cena di famiglia, perché sei uscito anche con la bufera, perché hai speso duecento euro in scarpe e abiti particolari. Ovviamente non c’è solo l’ansia da esibizione, c’è anche il divertimento, la fine di un percorso o parte di esso, lo stare assieme, la soddisfazione di aver portato fino in fondo qualcosa.
I saggi della scuola Coffee Brecht vanno sotto il nome di Chicchi di Coffee, poiché ogni improvvisatore e improvvisatrice è un chicco della grande famiglia Coffee.Tutti i chicchi sono chiamati a esibirsi alla fine dell’anno didattico, che siano primini o amatori navigati, che abbiano seguito una classe del triennio o un singolo progetto.
Andare in scena è divertente ed è parte del processo di formazione e apprendimento. Queste sono alcune foto dei Chicchi di Coffee 2019, ci siamo esibiti al TIN – Teatro Instabile di Napoli.

Il workshop di improvvisazione

Il workshop di improvvisazione

Se fate improvvisazione da almeno tre anni la fame di workshop sarà forte. In genere tutti i mestieri, le attività collegate al mondo del teatro, al mondo artistico, vedono impegnati amatori e professionisti nei workshop, chi li fa chi li fruisce, chi li fruisce e li fa a quelli con minore esperienza. Certo ci sono tanti bellissimi libri teorici sul teatro, ma la riflessione segue sempre la pratica, prima bisogna fare e poi ragionarci sopra, come ci dice Munari certo, nell’arte, come la pedagogia artistica contemporanea, come la ludopedagogia, L’improvvisazione in particolare è soprattutto una tradizione orale.

Lo scambio è alla base della crescita, durante la formazione di base e dopo, vogliamo arricchire la nostra cassetta di lavoro con nuovi strumenti e allenarci il più possibile, anche se non intendiamo andare in scena con la frequenza di chi di quest’arte fa anche una professione, semplicemente perché siamo nel vortice dell’esperienza e non vediamo l’ora di imparare e condividere.

Così ci iscriviamo ai workshop offerti dalla nostra scuola di improvvisazione, partecipiamo a quelli dei raduni di improvvisazione, se ne abbiamo la possibilità chiediamo di partecipare a quelli di altre scuole.
Se nell’improvvisazione si dice che non c’è errore, durante un workshop le cattive abitudini escono fuori tutte, specialmente nei giochi che già abbiamo fatto in precedenza, che pensiamo di conoscere bene.

E’ interessante segnalare che spesso alcuni giochi di improvvisazione si ripetono negli anni e nei vari workshop, ma con un livello di complessità e una funzione diversa a seconda del tuo anno di improvvisazione – si, noi ci “datiamo” dall’anno di improvvisazione.

Un gioco come quello delle sedie, molto simile a quello che si fa da bambini, per cui c’è una sedia vuota e una persona in piedi che deve sedersi, mentre gli altri si spostano per “impedirglielo”, un gioco/esercizio come questo ha un diverso significato se lo fai al secondo anno o al quinto.

Quando un workshop è un buon workshop? il mio parere al momento è che un workshop è stato un buon investimento di tempo e denaro, quando ti permette di spostare oltre il limite dell’abitudine il tuo modo di improvvisare. Quindi non tanto la quantità di giochi che riesci a segnarti sul quadernino degli appunti, che tornano utili di certo, ma soprattutto quanto giocando hai superato quel limite che ti caratterizza durante il corso annuale o le improvvisazioni che fai di solito.