Espio

Espio in malacarne le mancanze della mia anima passata. Anelli infiniti di una maternità impietosa. Non c’è evoluzione in questo processo ma stasi e imputridimento. Polverizzo parole e narcisi e di questa penicillina astratta cospargo gli illividiti giorni. Colleziono psicosi,  sussurro: Rex tremendae maiestatis, qui salvandos salvas gratis, salva me, fons pietatis.

Spirito censorio

Dove può arrivare lo spirito censorio? Il terrore del corpo?
Il contest di grafica che vuol salvare le bambine e i bambini dai loro stessi corpi!

ph worth1000.com

If you’ve ever walked into a musuem with your child, you were certainly shocked at the flagrant nudity being touted around for pure shock value. Whatever happened to morals? Whatever happened to censorship? How can you appreciate art when it’s so…nude? In this contest your task is to make nude art work-safe in creative ways. Remember, cleanlines is next to godliness.

The rules of this game are thus:
Make artwork of nude models safe for work in creative ways. As always, quality is a must. We will remove low quality entries no matter how much we like you. You’ll have 48 hours for this contest, so make your submissions count.

Cura

Sono passata accanto a un auto parcheggiata, lucida lucida, i vetri così limpidi che sembrava non ci fossero.
Ho guardato nell’auto, aveva il blindosterzo rosso, ed il cruscotto sembrava vellutato sotto il blindo un panneto di renna sistemato come un tappetino ad accogliere il perno del blindo, evidentemente per evitare graffi.
Mi sono domandata: ma una persona che ha così cura del cruscotto della propria auto..avrà cura delle persone allo stesso modo?

Ibrahim Diop

Una lama è affondata nel tuo ventre Ibrahim, la mia vergogna è un cappello che non tutela dallo sguardo del Dio. I tuoi sogni, caduti in una pozza di sangue, hanno preso il volo come farfalle innocenti.
Le mie lacrime si fanno paura che non aiuterà i tuoi fratelli, coraggiosi guerriglieri di pace, che chiedono giustizia proprio qui, dove l’ immortalità del ricordo ti ha sottratto alla vita.

Epifania

Una telefonata. Una voce affannata, ansiosa, non riesco a fuggire. Mi racconta di quell’altra, altra che è riuscita, nello spazio di due incontri, ad inquietarmi.
Quella bocca bisognerebbe cucirla a doppio filo di nylon.

Due autunni, due Natali, due capodanni, due scarse primavere

Una manciata di polpettine dorate accompagnate da patate novelle cotte al vapore e della marmellata di ribes, orologi metallici, la bella vetrata e la vista che si spareggia nel vuoto dell’immenso parcheggio.
Automobiline automobiline, tutte ordinate tutte colorate.
Questo mi resta di noi due.
Gli scontrini nel mio borsellino raccontano di un libro comprato ad aprile, una maglia a dicembre, cianfrusaglie di marzo, frammenti di un pensiero che sembrava poetico e adesso è indecifrabile, scarabocchi sul retro di un invito.
Le mie mani che dividono separano democratiche e materne, sorelle, bambine gemelle.
Giochiamo, io sono la principessa e tu il cavaliere, giochiamo a fare la spesa.
Una cucina e due e tre…una fila di letti, una pila di cuscini, qualcuno che conosci e da cui vuoi scappare.
Questo mi resta di noi due.
Due autunni, due Natali, due capodanni. Due scarse primavere.. c’è sempre tempo per recuperare. Una estate travagliata, l’altra non è ancora passata.

Mi sarebbe bastata una carezza

Mi sarebbe bastata una carezza, avrei vissuto per sempre nel caldo ricordo della tua mano. Mentre adesso posso solo scrivere della tua fuga, dei tuoi inganni e di quei ragni rossi, infaticabili, persistenti, numerosi, che si nutrono di sole sul mio terrazzo desolato, così come io stessa mi nutro di questa silenziosa arida desolazione.
Avrei avuto di che lodarti parlando di te a queste minuscole animelle insidiose, se tu mi avessi lasciato almeno la parvenza di una parola gentile.

Non sono una conquistatrice

Non sono una conquistatrice, se lo fossi, non starei qui a scrivere di te, ti avrei tra le mie mani.
Ti avrei guardato per un istante carica di sensuali promesse e poi, sorretta da sottili tacchi di acciaio luccicante e fasciata in un abito a fiori rossi, mi sarei allontanata tra la folla, artigliando il suolo sicura, lasciandoti il gusto di inseguirmi, di chiedere a tutti i presenti: “Chi è quella donna, dove posso ritrovarla?”.