Il primo passo è dato, ho prenotato i biglietti aerei Roma – Lisbona/ Lisbona – Roma. L’ho fatto di notte, direttamente sul sito dell’Alitalia, controllando ossessivamente i dati via via che li inserivo. Mi hanno anche chiesto che tipo di menu desidero a bordo, ho cliccato vegetariano.
Mi sento euforica e non è solo la febbre, super felice, terrorizzata.
Andata: fine lug 2014
Ritorno: inizio set 2014
Dalla fantasia alla realtà:
Un giorno ho deciso che sarei partita per stare fuori un mese. Volevo vivere un’esperienza che fosse un po’ vacanza un po’ permanenza.
Quest’anno ho preso diverse decisioni, una di queste è stata quella iniziare a studiare il portoghese, del quale sono innamorata da anni. Mi piace il suono, mi piace la musica brasiliana, il jazz, mi piace il fado portoghese.
Il Portogallo, a detta di molti, è un paese depresso e che vive una crisi più profonda di quella italiana, assieme alla Grecia sarebbe l’ultima ruota del carro economico europeo. Ciò che leggo in rete non è, però, così sconfortante. Come sarà lo spirito portoghese?
Passarò a Lisbona tutto il mese di agosto, scoprirò se mi piace e se io le piaccio. Forse, alla fine, non sarò più così innamorata. Oppure sì, di più! Per ora ho solo voglia di partire. Non mancanoi timori. Il primo, fra tutti, è quello della solitudine. Farò questo viaggio da sola, è una sfida e un’occasione per imparare di più su me stessa. Ho un forte mal di testa preventivo all’idea di dover continuamente tradurre dall’italiano al portoghese i miei pensieri, ho paura di ammutolire per la stanchezza a un certo punto.
Per ora, nonostante la decisione sia stata presa, a notte fonda, prevale il senso di irrealtà.
ES
No creo que existe dios, un plan, la vida después de la muerte. Creo en el azar de la existencia, dudo que existe el alma, creo que mi conciencia de mí misma termina con mi muerte.
Las personas creyentes no están de acuerdo con mi visión de las cosas, porque son creyentes. Es una diferencia irreconciliable de opinión. La única manera de vivir juntos en paz es con respeto mutuo. Toda persona tiene el derecho de sentirse bien acerca de sí mismo en su propia manera.
Algunos creen en Dios, otros en la posibilidad de abandonar el planeta antes de su fin, superar las limitaciones físicas que nos impiden llegar a otros sistemas solares y vivir allí, hasta el colapso de ese otro sistema solar o el final de todo el universo cuando vamos a ser capaces de pasarnos a otro universo o en otra dimensión y seguir existiendo – ciencia ficción para muchos es otro tipo de religión, para mí es un entretenimiento y una manera de entender el mundo.
Muchas personas hacen de sus proprias ideas una religión, yo quiero mantener una mirada laica. La vida a menudo nos sorprende, incluso la muerte puede sorprendernos. Pero si tengo razón nunca lo sabremos.
IT
Non credo che esista dio, un piano, l’aldilà. Credo nella casualità dell’esistenza, dubito fortemente che esista l’anima e penso che la mia coscienza di me finisca con la mia morte.
Le persone credenti non saranno d’accordo con questa mia visione delle cose, perché sono credenti. Si tratta di una divergenza insanabile, ma si può convivere senza problemi, basandosi sul rispetto delle libertà personali.
Ogni persona ha il diritto di star bene con sé stessa a modo proprio. Alcuni credono in dio altri alla possibilità di lasciare il pianeta prima della sua fine, superare i limiti fisici che ci impediscono di raggiungere altri sistemi solari e continuare a vivere altrove, fino al collasso di quell’altro sistema solare o alla fine dell’universo intero, quando saremo capaci di spostarci in un altro universo o in un’altra dimensione e continuare a esistere – la fantascienza per molti è un altro tipo di religione, per me è uno svago ed un modo per capire il mondo.
Molte persone fanno delle proprie idee una religione, io cerco di avere sempre uno sguardo laico.
Dato che la vita spesso ci sorprende, metto in conto che possa farlo anche la morte, ma se ho ragione non lo sapremo mai.
Moshi moshi
Banana Yoshimoto
Gala Maria Follaco, traduttrice
Feltrinelli, 208 pagine
giugno 2012
Ho iniziato da poco a leggere l’ultimo romanzo di Banana Yoshimoto pubblicato in Italia . Ho letto tutti i suoi libri, alcuni per affetto. Il penultimo non mi è dispiaciuto, ma l’ho trovato comunque molto lontano dai primi racconti. Posso dire di sentirla come una conoscente, una vicina che ogni tanto si mette a raccontare storie. Inevitabilmente, con il passare del tempo, le storie sono cambiate, il modo di raccontare è sempre lieve, forse troppo ormai.
Ecco l’incipit.
Un regista ormai scomparso e che amavo molto, Ichikawa Jun, ha girato un film dal titolo Zawa zawa Shimokitazawa. È un film che ho guardato non so quante volte a casa dei miei, sola e a notte fonda, quando cercavo il coraggio per trasferirmi a Shimokitazawa. Volevo che il mio corpo assorbisse Shimokitazawa: solo allora mi sarei sentita sicura.
Nel film c’è una scena in cui la pianista Fuzjko Hemming parla di quel quartiere.
Il suo racconto comincia nel momento in cui la si vede camminare e fare spese al mercato di fronte alla stazione.
“Se alcune volte l’aspetto caotico di questo quartiere, costruito senza alcun criterio, al solo fine di guadagnare spazio, appare gradevole, è forse perché di fatto ricorda la parte bella dell’inconscio delle persone, la loro disordinata scompostezza. Un po’ come quando gli uccelli mangiano i fiori, o un gatto salta dall’alto verso il basso con un movimento perfetto. Partiamo sempre dal torbido, quando cominciamo qualcosa di nuovo. Poi però arriva il momento in cui tutto inizia a scorrere limpido, e in tranquillità prende a seguire il suo corso naturale.”
Fujiko Hemming Image: lastfm.it
Quando vidi quella scena per la prima volta ne fui toccata, pensai che avesse ragione, e mi scese una lacrima. Da allora l’ho rivista molte altre volte, l’ho imparata a memoria e ho raccolto tutto il coraggio di cui avevo bisogno.
Quindi è questo il senso di pace che si prova quando qualcuno dice con chiarezza ciò che avevamo capito solo vagamente? pensai.
Il peso enorme degli avvenimenti che sino ad allora aveva vissuto Fuzjko… grazie a loro le sue belle parole assumevano, nelle immagini filmate, un significato così intenso, riuscivano a scuotere l’animo delle persone, a infondere coraggio, ad aiutarle a restare in piedi.
Desiderai fortemente poter fare lo stesso, in modo diverso. Volevo esercitare quella splendida magia a vantaggio di qualcuno che non fossi io.
Nella notte, mentre pensavo a queste cose, il cuore si alleggeriva e riuscivo finalmente a respirare a fondo. Probabilmente fu proprio quello, alla fine, a sostenermi.
Lo stato di prostrazione che seguì la perdita di mio padre non fu per niente violento. Il dolore che provavo somigliava a un pugno che il mio corpo riceveva lentamente. Ogni volta mi accorgevo che penetrava un po’ più a fondo e cercavo in qualche modo di rialzare la testa.
Diventai più razionale, mentre fisicamente avevo l’impressione di essere un po’ più solida e piccola. Per difendermi, cominciai a immergermi sempre più nei miei pensieri.
Ho scattato questa foto in un pigro pomeriggio di agosto
La carta da parati gialla
Charlotte Perkins Gilman
Franco Venturi, curatore
Cesare Ferrari, traduttore
Ed. La vita felice
Testo inglese a fronte
€7,00
Ho acquistato questo libro su IBS recentemente. L’ho letto l’altro giorno, il 2 agosto, mentre aspettavo un amico all’università, deserta e solitaria, inondata da un sole giallo.
Questo post contiene anticipazioni sulla trama (spoiler).
Scritto nel 1890 da Charlotte Perkins Gilman, ma pubblicato nel 1892 sulle pagine del New England Magazine, in parte autobiografico, The Yellow Wallpaper (questo il titolo originale) è un breve, intenso e lucido, racconto dell’avanzare nella malattia di una donna in depressione post-partum che, nell’incomprensione più totale (di lei e della malattia che rifiuta di riconoscere come tale), il marito medico relega, letteralmente, in una stanza all’ultimo piano di una grande casa isolata. La stanza ha una carta da parati gialla che diventa a poco a poco un’ossessione per la protagonista, la quale vi scorge una figura di donna che fa ‘spostare’ il motivo arzigogolato della carta, e scuote le linee verticali della fantasia come se fossero delle sbarre che la imprigionano. La donna immaginaria striscia lungo le pareti e poi fuori, nella stanza stessa e nel giardino di sotto, fino a quando le due diventano un’unica donna prigioniera della carta da parati.
Recepito come racconto del terrore o gotico, The Yellow Wallpaper, non è solo uno dei primi racconti (forse il primo?) sulla depressione post-partum, ma è anche uno dei primi racconti femministi della storia della letteratura. Charlotte Perkins Gilman aveva sofferto essa stessa di depressione dopo la nasciata della figlia, ed era stata costretta alla completa inattività fisica e intellettuale dal medico che l’aveva in cura, per tre mesi. Molto tempo dopo scrisse questo racconto e lo inviò al medico, sembra che lui non le abbia mai risposto, ma da qual momento non ha più ordinato riposo e solitudine alle donne. Il racconto quindi è anche una delle prime messe in discussione dell’autorità del medico, oltreché una riflessioni su una malattia che prima non era mai stata considerata tale.
“John è un medico, e forse – (non lo direi ad anima viva, naturalmente, ma questa è carta inanimata e ciò è un grande sollievo per la mia mente) – forse questa è una delle ragioni per cui non guarisco più rapidamente. Vedete, lui non crede che io sia ammalata! Che posso farci?” La carta da parati gialla, pag 11
E’ bellissimo, lo consiglio decisamente.
Nello stesso pomeriggio ho scattato anche questa della mia mano
L’associazione tra La carta da parati gialla e le fotografie di Francesca Stern Woodman su questo blog.
Alcune raccolte che contengono il racconto La carta da parati gialla su questo sito di fantascienza.
Questo sito di fantasy/fantascienza inserisce La carta da parati gialla in questa lista di libri, tratta da qui.
Alcuni articoli in lingua inglese qui e qui.
L’audiobook in lingua inglese parte 1 e 2.
Alcune copertine qui.
Il compositore inglese Simon Holt ha realizzato nell’aprile di quest’anno per BBC Radio 3 un pezzo di trenta minuti, per soprano e coro, ispirato al racconto di Charlotte Perkins Gilman. Qui i video, in inglese, con lo sceneggiato televisivo The yellow wallpaper, trasmesso dalla BBC nel 1989 con Stephen Dillon, Julia Watson e Carolyn Pickles.
P.S.
Le parature di Chintz citate a pagina 15 sono questi parati fiorati.
Da pag. 25 “Ricordo il simpatico luccichio delle maniglie del nostro vecchio bureau, e c’era una sedia che mi sembrava sempre un amico robusto”.
Non so voi, ma io non sono un’esperta di mobili antichi, così ho dovuto cercare il bureau dalle maniglie luccicanti su Google, ho scoperto che si tratta dello scrittoio, cos’altro poteva essere?!
Le illustrazioni originali tratte da The New England Magazine, del gennaio 1892 (fonte qui):
Mentre cercavo le copertine delle diverse edizioni del libro, ho trovato questo blog sulla realizzazione di un corto ispirato a questo fantastico racconto. Il blog si chiama proprio Yellow Wallpaper Shortfilm, questa qui sotto ne è la locandina:
Immagine: yellowwallpapershortfilm.wordpress.com
Regista del corto è Stuart Hackshaw, autore anche di Olivia, una storia tragica.
Questo qui sotto è il trailer di The yellow wallpaper. Ogni post del blog segue la produzione del film, dall’idea di partenza, lo storyboard, le riprese, il montaggio, fino alla recente partecipazione della produzione al New Jersey’s Lighthouse International Film Festival negli Stati Uniti d’America del Nord.
Ho scattato questa foto in un pigro pomeriggio di agosto
La carta da parati gialla
Charlotte Perkins Gilman
Franco Venturi, curatore
Cesare Ferrari, traduttore
Ed. La vita felice
Testo inglese a fronte
€7,00
Ho acquistato questo libro su IBS recentemente. L’ho letto l’altro giorno, il 2 agosto, mentre aspettavo un amico all’università, deserta e solitaria, inondata da un sole giallo.
Questo post contiene anticipazioni sulla trama (spoiler).
Scritto nel 1890 da Charlotte Perkins Gilman, ma pubblicato nel 1892 sulle pagine del New England Magazine, in parte autobiografico, The Yellow Wallpaper (questo il titolo originale) è un breve, intenso e lucido, racconto dell’avanzare nella malattia di una donna in depressione post-partum che, nell’incomprensione più totale (di lei e della malattia che rifiuta di riconoscere come tale), il marito medico relega, letteralmente, in una stanza all’ultimo piano di una grande casa isolata. La stanza ha una carta da parati gialla che diventa a poco a poco un’ossessione per la protagonista, la quale vi scorge una figura di donna che fa ‘spostare’ il motivo arzigogolato della carta, e scuote le linee verticali della fantasia come se fossero delle sbarre che la imprigionano. La donna immaginaria striscia lungo le pareti e poi fuori, nella stanza stessa e nel giardino di sotto, fino a quando le due diventano un’unica donna prigioniera della carta da parati.
Recepito come racconto del terrore o gotico, The Yellow Wallpaper, non è solo uno dei primi racconti (forse il primo?) sulla depressione post-partum, ma è anche uno dei primi racconti femministi della storia della letteratura. Charlotte Perkins Gilman aveva sofferto essa stessa di depressione dopo la nasciata della figlia, ed era stata costretta alla completa inattività fisica e intellettuale dal medico che l’aveva in cura, per tre mesi. Molto tempo dopo scrisse questo racconto e lo inviò al medico, sembra che lui non le abbia mai risposto, ma da qual momento non ha più ordinato riposo e solitudine alle donne. Il racconto quindi è anche una delle prime messe in discussione dell’autorità del medico, oltreché una riflessioni su una malattia che prima non era mai stata considerata tale.
“John è un medico, e forse – (non lo direi ad anima viva, naturalmente, ma questa è carta inanimata e ciò è un grande sollievo per la mia mente) – forse questa è una delle ragioni per cui non guarisco più rapidamente. Vedete, lui non crede che io sia ammalata! Che posso farci?” La carta da parati gialla, pag 11
E’ bellissimo, lo consiglio decisamente.
Nello stesso pomeriggio ho scattato anche questa della mia mano
L’associazione tra La carta da parati gialla e le fotografie di Francesca Stern Woodman su questo blog.
Alcune raccolte che contengono il racconto La carta da parati gialla su questo sito di fantascienza.
Questo sito di fantasy/fantascienza inserisce La carta da parati gialla in questa lista di libri, tratta da qui.
Alcuni articoli in lingua inglese qui e qui.
L’audiobook in lingua inglese parte 1 e 2.
Alcune copertine qui.
Il compositore inglese Simon Holt ha realizzato nell’aprile di quest’anno per BBC Radio 3 un pezzo di trenta minuti, per soprano e coro, ispirato al racconto di Charlotte Perkins Gilman. Qui i video, in inglese, con lo sceneggiato televisivo The yellow wallpaper, trasmesso dalla BBC nel 1989 con Stephen Dillon, Julia Watson e Carolyn Pickles.
P.S.
Le parature di Chintz citate a pagina 15 sono questi parati fiorati.
Da pag. 25 “Ricordo il simpatico luccichio delle maniglie del nostro vecchio bureau, e c’era una sedia che mi sembrava sempre un amico robusto”.
Non so voi, ma io non sono un’esperta di mobili antichi, così ho dovuto cercare il bureau dalle maniglie luccicanti su Google, ho scoperto che si tratta dello scrittoio, cos’altro poteva essere?!
Le illustrazioni originali tratte da The New England Magazine, del gennaio 1892 (fonte qui):
Mentre cercavo le copertine delle diverse edizioni del libro, ho trovato questo blog sulla realizzazione di un corto ispirato a questo fantastico racconto. Il blog si chiama proprio Yellow Wallpaper Shortfilm, questa qui sotto ne è la locandina:
Immagine: yellowwallpapershortfilm.wordpress.com
Regista del corto è Stuart Hackshaw, autore anche di Olivia, una storia tragica.
Questo qui sotto è il trailer di The yellow wallpaper. Ogni post del blog segue la produzione del film, dall’idea di partenza, lo storyboard, le riprese, il montaggio, fino alla recente partecipazione della produzione al New Jersey’s Lighthouse International Film Festival negli Stati Uniti d’America del Nord.
Ho appena scoperto che Maeve Binchy, la scrittrice irlandese, è morta il 30 luglio.
Di recente avevo letto un suo libro di racconti ambientato a Londra. La struttura del libro si sviluppava lungo le stazioni della metro di Londra, il titolo italiano è ‘In viaggio verso casa’.
In viaggio verso casa
Maeve Binchy
Maria Luisa Cesa Bianchi (Traduttrice)
Sperling & Kupfer, 2007
343 pagine
E’ stato un acquisto casuale, fatto all’ipermercato, una di quelle offerte di libri a prezzi stracciatissimi; quel giorno mi piaceva che, in queste storie, ci fosse di mezzo la metropolitana di Londra. L’ho letto tra il 4 e il 13 aprile, un po’ a casa, un po’ in autobus. Sono racconti delicati di un’umanità che vive cercando di non farsi travolgere dagli eventi, sforzandosi di tenere assieme desideri e responsabilità. Una lettura non impegnativa, ma sicuramente gradevole e non scontata.
Il titolo originale è ‘Victoria Line, Central Line’, due linee della metropolitana londinese dalle cui fermate prendono, appunto, vita i racconti, ma la traduzione in italiano “In viaggio verso casa” banalizza la struttura a incrocio del libro. Alcuni racconti sono ovviamente migliori di altri.
“Dei pochi che, non temendo di presenziare alla sepoltura di una strega, si erano recati al cimitero, alcuni erano venuti soltanto per verificare la sua dipartita, ma si erano fermati a cantare Shall We Gather at the River per una questione di buona creanza, del tutto ignari della cupa promessa della canzone.”
Anche per Sula ho fatto una ricerca iconografica riferita alle copertine, tra quelle che ho scelto ce ne sono alcune che non mi piacciono, le metto per prime. La prima rappresenta, probabilmente in modo molto fedele, una ragazzina a quei tempi (anni ’20), non mi piace perché è troppo didascalica; mentre la seconda è un tentativo di sintesi della vita di Sula, a mio parere mal riuscito, la giovane donna ha un’aria quasi mediorentale. Queste due hanno uno stile più pop, la prima in particolare è perfetta, secondo me, per un tascabile; la seconda ha uno stile anni ’70 che mi piace molto.
Una copertina astratta lascia spazio all’immaginazione. Suggerisce un umore, un’atmosfera. La scelta cromatica di questa si adatta al contenuto spesso carnale del romanzo. Anche questa è adeguata per un tascabile.
Queste due copertine pongono l’accento sulle relazioni. La prima ci mostra Sula (o Nel) di spalle e un uomo seduto, che suppongo sia Jude; la seconda invece rappresenta, probabilmente, le due amiche, Sula e Nel.
Ho lasciato per ultima la copertina dell’edizione Frassinelli che ho letto in questi giorni. Anche questa è una scelta non figurativa, che cerca di suggerire qualcosa, piuttosto che mostrarla. La foto si intitola Camelia in the water ed è di Consuelo Kanga, del 1927-28.
E’ molto bella come immagine, elegante, sicuramente migliore della copertina con le sfumature di viola. Un fiore reciso, seppure splendido, è un annuncio di morte.
Le immagini le ho trovate su Google.
Shall We Gather at the River
Sula Toni Morrison, Antonio Bertolotti (traduttore) Franca Cavagnoli (traduttrice) pagine 157 Frassinelli Tascabili, 1999 € 6, 20
“Dei pochi che, non temendo di presenziare alla sepoltura di una strega, si erano recati al cimitero, alcuni erano venuti soltanto per verificare la sua dipartita, ma si erano fermati a cantare Shall We Gather at the River per una questione di buona creanza, del tutto ignari della cupa promessa della canzone.”
Sula Toni Morrison, Antonio Bertolotti (traduttore) Franca Cavagnoli (traduttrice) pagine 157 Frassinelli Tascabili, 1999 € 6, 20
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