Moshi moshi di Banana Yoshimoto | incipit

More about Moshi moshiMoshi moshi
Banana Yoshimoto
Gala Maria Follaco, traduttrice
Feltrinelli, 208 pagine
giugno 2012

Ho iniziato da poco a leggere l’ultimo romanzo di Banana Yoshimoto pubblicato in Italia . Ho letto tutti i suoi libri, alcuni per affetto. Il penultimo non mi è dispiaciuto, ma l’ho trovato comunque molto lontano dai primi racconti. Posso dire di sentirla come una conoscente, una vicina che ogni tanto si mette a raccontare storie. Inevitabilmente, con il passare del tempo, le storie sono cambiate, il modo di raccontare è sempre lieve, forse troppo ormai.
Ecco l’incipit.

Un regista ormai scomparso e che amavo molto, Ichikawa Jun, ha girato un film dal titolo Zawa zawa Shimokitazawa. È un film che ho guardato non so quante volte a casa dei miei, sola e a notte fonda, quando cercavo il coraggio per trasferirmi a Shimokitazawa. Volevo che il mio corpo assorbisse Shimokitazawa: solo allora mi sarei sentita sicura.
Nel film c’è una scena in cui la pianista Fuzjko Hemming parla di quel quartiere.
Il suo racconto comincia nel momento in cui la si vede camminare e fare spese al mercato di fronte alla stazione.
“Se alcune volte l’aspetto caotico di questo quartiere, costruito senza alcun criterio, al solo fine di guadagnare spazio, appare gradevole, è forse perché di fatto ricorda la parte bella dell’inconscio delle persone, la loro disordinata scompostezza. Un po’ come quando gli uccelli mangiano i fiori, o un gatto salta dall’alto verso il basso con un movimento perfetto. Partiamo sempre dal torbido, quando cominciamo qualcosa di nuovo. Poi però arriva il momento in cui tutto inizia a scorrere limpido, e in tranquillità prende a seguire il suo corso naturale.”

Fujiko Hemming Image: lastfm.it

Quando vidi quella scena per la prima volta ne fui toccata, pensai che avesse ragione, e mi scese una lacrima. Da allora l’ho rivista molte altre volte, l’ho imparata a memoria e ho raccolto tutto il coraggio di cui avevo bisogno.
Quindi è questo il senso di pace che si prova quando qualcuno dice con chiarezza ciò che avevamo capito solo vagamente? pensai.
Il peso enorme degli avvenimenti che sino ad allora aveva vissuto Fuzjko… grazie a loro le sue belle parole assumevano, nelle immagini filmate, un significato così intenso, riuscivano a scuotere l’animo delle persone, a infondere coraggio, ad aiutarle a restare in piedi.
Desiderai fortemente poter fare lo stesso, in modo diverso. Volevo esercitare quella splendida magia a vantaggio di qualcuno che non fossi io.
Nella notte, mentre pensavo a queste cose, il cuore si alleggeriva e riuscivo finalmente a respirare a fondo. Probabilmente fu proprio quello, alla fine, a sostenermi.
Lo stato di prostrazione che seguì la perdita di mio padre non fu per niente violento. Il dolore che provavo somigliava a un pugno che il mio corpo riceveva lentamente. Ogni volta mi accorgevo che penetrava un po’ più a fondo e cercavo in qualche modo di rialzare la testa.
Diventai più razionale, mentre fisicamente avevo l’impressione di essere un po’ più solida e piccola. Per difendermi, cominciai a immergermi sempre più nei miei pensieri.

pag.9-10

Fujiko Hemming Consolation no.3 LISZT

The Yellow Wallpaper – Charlotte Perkins Gilman

The Yellow Wallpaper – Charlotte Perkins Gilman

Ho scattato questa foto in un pigro pomeriggio di agosto

La carta da parati gialla
Charlotte Perkins Gilman
Franco Venturi, curatore
Cesare Ferrari, traduttore
Ed. La vita felice
Testo inglese a fronte
€7,00

Ho acquistato questo libro su IBS recentemente. L’ho letto l’altro giorno, il 2 agosto, mentre aspettavo un amico all’università, deserta e solitaria, inondata da un sole giallo.

Questo post contiene anticipazioni sulla trama (spoiler).
Scritto nel 1890 da Charlotte Perkins Gilman, ma pubblicato nel 1892 sulle pagine del New England Magazine, in parte autobiografico, The Yellow Wallpaper (questo il titolo originale) è un breve, intenso e lucido, racconto dell’avanzare nella malattia di una donna in depressione post-partum che, nell’incomprensione più totale (di lei e della malattia che rifiuta di riconoscere come tale), il marito medico relega, letteralmente, in una stanza all’ultimo piano di una grande casa isolata. La stanza ha una carta da parati gialla che diventa a poco a poco un’ossessione per la protagonista, la quale vi scorge una figura di donna che fa ‘spostare’ il motivo arzigogolato della carta, e scuote le linee verticali della fantasia come se fossero delle sbarre che la imprigionano. La donna immaginaria striscia lungo le pareti e poi fuori, nella stanza stessa e nel giardino di sotto, fino a quando le due diventano un’unica donna prigioniera della carta da parati.
Recepito come racconto del terrore o gotico, The Yellow Wallpaper, non è solo uno dei primi racconti (forse il primo?) sulla depressione post-partum, ma è anche uno dei primi racconti femministi della storia della letteratura. Charlotte Perkins Gilman aveva sofferto essa stessa di depressione dopo la nasciata della figlia, ed era stata costretta alla completa inattività fisica e intellettuale dal medico che l’aveva in cura, per tre mesi. Molto tempo dopo scrisse questo racconto e lo inviò al medico, sembra che lui non le abbia mai risposto, ma da qual momento non ha più ordinato riposo e solitudine alle donne. Il racconto quindi è anche una delle prime messe in discussione dell’autorità del medico, oltreché una riflessioni su una malattia che prima non era mai stata considerata tale.

“John è un medico, e forse – (non lo direi ad anima viva, naturalmente, ma questa è carta inanimata e ciò è un grande sollievo per la mia mente) – forse questa è una delle ragioni per cui non guarisco più rapidamente. Vedete, lui non crede che io sia ammalata! Che posso farci?”
La carta da parati gialla, pag 11

E’ bellissimo, lo consiglio decisamente.

Nello stesso pomeriggio ho scattato anche questa della mia mano

L’associazione tra La carta da parati gialla e le fotografie di Francesca Stern Woodman su questo blog.
Alcune raccolte che contengono il racconto La carta da parati gialla su questo sito di fantascienza.
Questo sito di fantasy/fantascienza inserisce La carta da parati gialla in questa lista di libri, tratta da qui.
Alcuni articoli in lingua inglese qui e qui.
L’audiobook in lingua inglese parte 1 e 2.
Alcune copertine qui.
Il compositore inglese Simon Holt ha realizzato nell’aprile di quest’anno per BBC Radio 3 un pezzo di trenta minuti, per soprano e coro, ispirato al racconto di Charlotte Perkins Gilman.
Qui i video, in inglese, con lo sceneggiato televisivo The yellow wallpaper, trasmesso dalla BBC nel 1989 con Stephen Dillon, Julia Watson e Carolyn Pickles.

Image: isabelmar.com

Questa qui sopra è un’istallazione artistica ispirata al racconto, realizzata nel 1990 all’Alice Hotel da Marlene Angeja.

P.S.
Le parature di Chintz citate a pagina 15 sono questi parati fiorati.
Da pag. 25 “Ricordo il simpatico luccichio delle maniglie del nostro vecchio bureau, e c’era una sedia che mi sembrava sempre un amico robusto”.
Non so voi, ma io non sono un’esperta di mobili antichi, così ho dovuto cercare il bureau dalle maniglie luccicanti su Google, ho scoperto che si tratta dello scrittoio, cos’altro poteva essere?!

Le illustrazioni originali tratte da The New England Magazine, del gennaio 1892 (fonte qui):

Mentre cercavo le copertine delle diverse edizioni del libro, ho trovato questo blog sulla realizzazione di un corto ispirato a questo fantastico racconto. Il blog si chiama proprio Yellow Wallpaper Shortfilm, questa qui sotto ne è la locandina:

Immagine: yellowwallpapershortfilm.wordpress.com

Regista del corto è Stuart Hackshaw, autore anche di Olivia, una storia tragica.
Questo qui sotto è il trailer di The yellow wallpaper. Ogni post del blog segue la produzione del film, dall’idea di partenza, lo storyboard, le riprese, il montaggio, fino alla recente partecipazione della produzione al New Jersey’s Lighthouse International Film Festival negli Stati Uniti d’America del Nord.

Brivido!

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The Yellow Wallpaper – Charlotte Perkins Gilman

Ho scattato questa foto in un pigro pomeriggio di agosto

La carta da parati gialla
Charlotte Perkins Gilman
Franco Venturi, curatore
Cesare Ferrari, traduttore
Ed. La vita felice
Testo inglese a fronte
€7,00

Ho acquistato questo libro su IBS recentemente. L’ho letto l’altro giorno, il 2 agosto, mentre aspettavo un amico all’università, deserta e solitaria, inondata da un sole giallo.

Questo post contiene anticipazioni sulla trama (spoiler).
Scritto nel 1890 da Charlotte Perkins Gilman, ma pubblicato nel 1892 sulle pagine del New England Magazine, in parte autobiografico, The Yellow Wallpaper (questo il titolo originale) è un breve, intenso e lucido, racconto dell’avanzare nella malattia di una donna in depressione post-partum che, nell’incomprensione più totale (di lei e della malattia che rifiuta di riconoscere come tale), il marito medico relega, letteralmente, in una stanza all’ultimo piano di una grande casa isolata. La stanza ha una carta da parati gialla che diventa a poco a poco un’ossessione per la protagonista, la quale vi scorge una figura di donna che fa ‘spostare’ il motivo arzigogolato della carta, e scuote le linee verticali della fantasia come se fossero delle sbarre che la imprigionano. La donna immaginaria striscia lungo le pareti e poi fuori, nella stanza stessa e nel giardino di sotto, fino a quando le due diventano un’unica donna prigioniera della carta da parati.
Recepito come racconto del terrore o gotico, The Yellow Wallpaper, non è solo uno dei primi racconti (forse il primo?) sulla depressione post-partum, ma è anche uno dei primi racconti femministi della storia della letteratura. Charlotte Perkins Gilman aveva sofferto essa stessa di depressione dopo la nasciata della figlia, ed era stata costretta alla completa inattività fisica e intellettuale dal medico che l’aveva in cura, per tre mesi. Molto tempo dopo scrisse questo racconto e lo inviò al medico, sembra che lui non le abbia mai risposto, ma da qual momento non ha più ordinato riposo e solitudine alle donne. Il racconto quindi è anche una delle prime messe in discussione dell’autorità del medico, oltreché una riflessioni su una malattia che prima non era mai stata considerata tale.

“John è un medico, e forse – (non lo direi ad anima viva, naturalmente, ma questa è carta inanimata e ciò è un grande sollievo per la mia mente) – forse questa è una delle ragioni per cui non guarisco più rapidamente. Vedete, lui non crede che io sia ammalata! Che posso farci?”
La carta da parati gialla, pag 11

E’ bellissimo, lo consiglio decisamente.

Nello stesso pomeriggio ho scattato anche questa della mia mano

L’associazione tra La carta da parati gialla e le fotografie di Francesca Stern Woodman su questo blog.
Alcune raccolte che contengono il racconto La carta da parati gialla su questo sito di fantascienza.
Questo sito di fantasy/fantascienza inserisce La carta da parati gialla in questa lista di libri, tratta da qui.
Alcuni articoli in lingua inglese qui e qui.
L’audiobook in lingua inglese parte 1 e 2.
Alcune copertine qui.
Il compositore inglese Simon Holt ha realizzato nell’aprile di quest’anno per BBC Radio 3 un pezzo di trenta minuti, per soprano e coro, ispirato al racconto di Charlotte Perkins Gilman.
Qui i video, in inglese, con lo sceneggiato televisivo The yellow wallpaper, trasmesso dalla BBC nel 1989 con Stephen Dillon, Julia Watson e Carolyn Pickles.

Image: isabelmar.com

Questa qui sopra è un’istallazione artistica ispirata al racconto, realizzata nel 1990 all’Alice Hotel da Marlene Angeja.

P.S.
Le parature di Chintz citate a pagina 15 sono questi parati fiorati.
Da pag. 25 “Ricordo il simpatico luccichio delle maniglie del nostro vecchio bureau, e c’era una sedia che mi sembrava sempre un amico robusto”.
Non so voi, ma io non sono un’esperta di mobili antichi, così ho dovuto cercare il bureau dalle maniglie luccicanti su Google, ho scoperto che si tratta dello scrittoio, cos’altro poteva essere?!

Le illustrazioni originali tratte da The New England Magazine, del gennaio 1892 (fonte qui):

Mentre cercavo le copertine delle diverse edizioni del libro, ho trovato questo blog sulla realizzazione di un corto ispirato a questo fantastico racconto. Il blog si chiama proprio Yellow Wallpaper Shortfilm, questa qui sotto ne è la locandina:

Immagine: yellowwallpapershortfilm.wordpress.com

Regista del corto è Stuart Hackshaw, autore anche di Olivia, una storia tragica.
Questo qui sotto è il trailer di The yellow wallpaper. Ogni post del blog segue la produzione del film, dall’idea di partenza, lo storyboard, le riprese, il montaggio, fino alla recente partecipazione della produzione al New Jersey’s Lighthouse International Film Festival negli Stati Uniti d’America del Nord.

Brivido!

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E’ morta Maeve Binchy | In viaggio verso casa

Ho appena scoperto che Maeve Binchy, la scrittrice irlandese, è morta il 30 luglio.
Di recente avevo letto un suo libro di racconti ambientato a Londra. La struttura del libro si sviluppava lungo le stazioni della metro di Londra, il titolo italiano è  ‘In viaggio verso casa’.

In viaggio verso casa
Maeve Binchy
Maria Luisa Cesa Bianchi (Traduttrice)
Sperling & Kupfer, 2007
343 pagine

E’ stato un acquisto casuale, fatto all’ipermercato, una di quelle offerte di libri a prezzi stracciatissimi; quel giorno mi piaceva che, in queste storie, ci fosse di mezzo la metropolitana di Londra. L’ho letto tra il 4 e il 13 aprile, un po’ a casa, un po’ in autobus. Sono racconti delicati di un’umanità che vive cercando di non farsi travolgere dagli eventi, sforzandosi di tenere assieme desideri e responsabilità. Una lettura non impegnativa, ma sicuramente gradevole e non scontata.
Il titolo originale è ‘Victoria Line, Central Line’, due linee della metropolitana londinese dalle cui fermate prendono, appunto, vita i racconti, ma la traduzione in italiano “In viaggio verso casa” banalizza la struttura a incrocio del libro. Alcuni racconti sono ovviamente migliori di altri.

Sula – Toni Morrison | pag.127/Copertine

“Dei pochi che, non temendo di presenziare alla sepoltura di una strega, si erano recati al cimitero, alcuni erano venuti soltanto per verificare la sua dipartita, ma si erano fermati a cantare Shall We Gather at the River per una questione di buona creanza, del tutto ignari della cupa promessa della canzone.”

Anche per Sula ho fatto una ricerca iconografica riferita alle copertine, tra quelle che ho scelto ce ne sono alcune che non mi piacciono, le metto per prime.
Sula, Toni MorrisonLa prima rappresenta, probabilmente in modo molto fedele, una ragazzina a quei tempi (anni ’20), non mi piace perché è troppo didascalica; mentre la seconda è un tentativo di sintesi della vita di Sula, a mio parere mal riuscito, la giovane donna ha un’aria quasi mediorentale. Queste due hanno uno stile più pop, la prima in particolare è perfetta, secondo me, per un tascabile; la seconda ha uno stile anni ’70 che mi piace molto.

Una copertina astratta lascia spazio all’immaginazione. Suggerisce un umore, un’atmosfera. La scelta cromatica di questa si adatta al contenuto spesso carnale del romanzo. Anche questa è adeguata per un tascabile.

Queste due copertine pongono l’accento sulle relazioni. La prima ci mostra Sula (o Nel) di spalle e un uomo seduto, che suppongo sia Jude; la seconda invece rappresenta, probabilmente, le due amiche, Sula e Nel.

Ho lasciato per ultima la copertina dell’edizione Frassinelli che ho letto in questi giorni. Anche questa è una scelta non figurativa, che cerca di suggerire qualcosa, piuttosto che mostrarla. La foto si intitola Camelia in the water ed è di Consuelo Kanga, del 1927-28.
E’ molto bella come immagine, elegante, sicuramente migliore della copertina con le sfumature di viola. Un fiore reciso, seppure splendido, è un annuncio di morte.

Le immagini le ho trovate su Google.

Shall We Gather at the River

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

Sula – Toni Morrison | pag.127

“Dei pochi che, non temendo di presenziare alla sepoltura di una strega, si erano recati al cimitero, alcuni erano venuti soltanto per verificare la sua dipartita, ma si erano fermati a cantare Shall We Gather at the River per una questione di buona creanza, del tutto ignari della cupa promessa della canzone.”

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

Sula – Toni Morrison | pag. 90/pag.104-105/pag.107

Sula – Toni Morrison | pag. 90/pag.104-105/pag.107

“Eppure si erano accucciati a quattro zampe, nudi, senza toccarsi altro che le labbra, proprio lì sul pavimento, dove indica la cravatta, a quattro zampe come (su, avanti, dillo) come cani. Mordicchiandosi, senza nemmeno toccarsi, senza nemmeno guardarsi, soltanto le labbra, e quando io ho aperto la porta non hanno alzato gli occhi nemmeno per un istante e io ho pensato che la ragione per cui non alzano gli occhi è perché non lo stanno facendo. Quindi va tutto bene. Io rimango qui e basta. Non lo stanno facendo. Io rimango qui a vedere, però non lo stanno facendo per davvero. Ma in quel momento hanno alzato lo sguardo. O almeno tu l’hai alzato. Tu, tu l’hai alzato Jude. E se soltanto non mi avessi guardata come quei soldati sul treno, come guardi i bambini quando entrano mentre stai ascoltando Gabriel Heatter e spezzano il corso dei tuoi pensieri – senza metterli a fuoco, ma concedendo loro un solo attimo, un frammento di tempo, per capire cos’hanno fatto, che cos’hanno interrotto, tornare dov’erano e lasciarti ascoltare Gabriel Heatter.”

Photographer: Marc Larange

“Lei era stata emarginata, e lo sapeva. Sapeva che la disprezzavano e credeva che esprimessero il loro odio nel disgusto per la facilità con cui andava a letto con gli uomini. Il che era vero. Lei andava a letto con gli uomini tutte le volte che poteva. Era l’unico luogo dove riusciva a trovare quello che stava cercando: l’infelicità e la capacità di provare una profonda pena. Non era mai stata consapevole del fatto che era la tristezza quello che desiderava con tanta intensità. Dapprima fare l’amore le era sembrato il modo per procurarsi una gioia speciale. Era convinta di amare l’oscurità del sesso, il suo rituale; rideva moltissimo durante i rauchi preliminari, e rifutava gli amanti che consideravano il sesso un’attività sana e piacevole. L’estetica sessuale l’annoiava. Non che considerasse il sesso disgustoso (anche la bruttezza era noiosa), però le piaceva pensare che fosse immorale. Quando le sue esperienze si moltiplicarono, comprese non soltanto che non era immorale, ma che non doveva nemmeno elaborare l’idea dell’immoralità per parteciparvi pienamente. Durante l’amore trovava e aveva bisogno di trovare il filo della lama. Quando smetteva di cooperare con il corpo e cominciava a farsi valere nell’atto, si accumulavano in lei particelle di energia, come lamette metalliche attratte verso un vasto nucleo magnetico, a formare un grappolo fitto che nulla, sembrava, avrebbe potuto spezzare. E c’erano un’ironia e un oltraggio estremi nel giacere sotto qualcuno, in posizione di resa, sicura di possedere una forza eterna e un potere senza limiti. Ma il grappolo poi si spezzava, crollava a pezzi e, nella foga di tenerlo insieme, lei precipitava dalla sommità, nel silenzio più totale, e scendeva urlando, urlando, in preda a una pungente consapevolezza della fine delle cose: uno sguardo di sofferenza nel mezzo di tutto quell’ardore tempestoso di gioia. Là al centro di quel silenzio, non c’era eternità ma la morte del tempo e una solitudine così profonda che la parola stessa perdeva il suo significato. Perché la solitudine presupponeva l’assenza degli altri, e la solitudine che lei trovava in quel terreno disperato non aveva mai accettato che potessero esistere altre persone. Allora piangeva. Lacrime per la morte delle cose più insignificanti: le scarpe buttate via dai bambini; ciuffi spezzati d’erba di palude, battuti e soffocati dal mare; fotografie di donne morte che non aveva mai conosciuto; fedi nunziali nelle vetrine delle agenzie di prestiti su pegno; corpi spennati di galline della Cornovaglia in cestinid i riso.
Quando il suo compagno si scioglieva dall’abbraccio, alzava gli occhi su di lui perplessa, cercando di ricordarne il nome; lui abbassava lo sguardo sorridendo verso di lei, sicuro di comprendere la lacrimosa gratitudine a cui credeva di averla condotta. Lei aspettava con impazienza che lui se ne andasse, in un umido stato di soddisfazione e leggero disgusto, lasciandola alla sua intimità postcoitale, in cui ritrovava e accoglieva se stessa, ricomponendosi in un’impareggiabile armonia.”

Immagine: liveauctioneers.com

“Veniva regolarmente, e le portava dei regali: grappoli di more ancora attaccate al ramo, quattro pagri* fritti avvolti in un foglio color salmone del Courier di Pittsburgh, una manciata di frutti dell’albero del pane, due scatole di lamette Jelly Well, un pezzo di ghiaccio del carretto, un barattolo di detersivo Old Dutch, quello con la donna con il berretto che dà la caccia allo sporco con il bastone, una pagina di fumetti di Tillie the Toiler e altre splendenti, bianche bottiglie di latte.”
(…)
Van Van, High John the Conqueror, Little John to Chew, Devil’s Shoe String, Chinese Wash, Mustard Seed e Nine Herbs.”

 

*i pagri sono pesci.

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

Sula – Toni Morrison | pag. 90/pag.104-105/pag.107

“Eppure si erano accucciati a quattro zampe, nudi, senza toccarsi altro che le labbra, proprio lì sul pavimento, dove indica la cravatta, a quattro zampe come (su, avanti, dillo) come cani. Mordicchiandosi, senza nemmeno toccarsi, senza nemmeno guardarsi, soltanto le labbra, e quando io ho aperto la porta non hanno alzato gli occhi nemmeno per un istante e io ho pensato che la ragione per cui non alzano gli occhi è perché non lo stanno facendo. Quindi va tutto bene. Io rimango qui e basta. Non lo stanno facendo. Io rimango qui a vedere, però non lo stanno facendo per davvero. Ma in quel momento hanno alzato lo sguardo. O almeno tu l’hai alzato. Tu, tu l’hai alzato Jude. E se soltanto non mi avessi guardata come quei soldati sul treno, come guardi i bambini quando entrano mentre stai ascoltando Gabriel Heatter e spezzano il corso dei tuoi pensieri – senza metterli a fuoco, ma concedendo loro un solo attimo, un frammento di tempo, per capire cos’hanno fatto, che cos’hanno interrotto, tornare dov’erano e lasciarti ascoltare Gabriel Heatter.”

Photographer: Marc Larange

“Lei era stata emarginata, e lo sapeva. Sapeva che la disprezzavano e credeva che esprimessero il loro odio nel disgusto per la facilità con cui andava a letto con gli uomini. Il che era vero. Lei andava a letto con gli uomini tutte le volte che poteva. Era l’unico luogo dove riusciva a trovare quello che stava cercando: l’infelicità e la capacità di provare una profonda pena. Non era mai stata consapevole del fatto che era la tristezza quello che desiderava con tanta intensità. Dapprima fare l’amore le era sembrato il modo per procurarsi una gioia speciale. Era convinta di amare l’oscurità del sesso, il suo rituale; rideva moltissimo durante i rauchi preliminari, e rifutava gli amanti che consideravano il sesso un’attività sana e piacevole. L’estetica sessuale l’annoiava. Non che considerasse il sesso disgustoso (anche la bruttezza era noiosa), però le piaceva pensare che fosse immorale. Quando le sue esperienze si moltiplicarono, comprese non soltanto che non era immorale, ma che non doveva nemmeno elaborare l’idea dell’immoralità per parteciparvi pienamente. Durante l’amore trovava e aveva bisogno di trovare il filo della lama. Quando smetteva di cooperare con il corpo e cominciava a farsi valere nell’atto, si accumulavano in lei particelle di energia, come lamette metalliche attratte verso un vasto nucleo magnetico, a formare un grappolo fitto che nulla, sembrava, avrebbe potuto spezzare. E c’erano un’ironia e un oltraggio estremi nel giacere sotto qualcuno, in posizione di resa, sicura di possedere una forza eterna e un potere senza limiti. Ma il grappolo poi si spezzava, crollava a pezzi e, nella foga di tenerlo insieme, lei precipitava dalla sommità, nel silenzio più totale, e scendeva urlando, urlando, in preda a una pungente consapevolezza della fine delle cose: uno sguardo di sofferenza nel mezzo di tutto quell’ardore tempestoso di gioia. Là al centro di quel silenzio, non c’era eternità ma la morte del tempo e una solitudine così profonda che la parola stessa perdeva il suo significato. Perché la solitudine presupponeva l’assenza degli altri, e la solitudine che lei trovava in quel terreno disperato non aveva mai accettato che potessero esistere altre persone. Allora piangeva. Lacrime per la morte delle cose più insignificanti: le scarpe buttate via dai bambini; ciuffi spezzati d’erba di palude, battuti e soffocati dal mare; fotografie di donne morte che non aveva mai conosciuto; fedi nunziali nelle vetrine delle agenzie di prestiti su pegno; corpi spennati di galline della Cornovaglia in cestinid i riso.
Quando il suo compagno si scioglieva dall’abbraccio, alzava gli occhi su di lui perplessa, cercando di ricordarne il nome; lui abbassava lo sguardo sorridendo verso di lei, sicuro di comprendere la lacrimosa gratitudine a cui credeva di averla condotta. Lei aspettava con impazienza che lui se ne andasse, in un umido stato di soddisfazione e leggero disgusto, lasciandola alla sua intimità postcoitale, in cui ritrovava e accoglieva se stessa, ricomponendosi in un’impareggiabile armonia.”

Immagine: liveauctioneers.com

“Veniva regolarmente, e le portava dei regali: grappoli di more ancora attaccate al ramo, quattro pagri* fritti avvolti in un foglio color salmone del Courier di Pittsburgh, una manciata di frutti dell’albero del pane, due scatole di lamette Jelly Well, un pezzo di ghiaccio del carretto, un barattolo di detersivo Old Dutch, quello con la donna con il berretto che dà la caccia allo sporco con il bastone, una pagina di fumetti di Tillie the Toiler e altre splendenti, bianche bottiglie di latte.”
(…)
Van Van, High John the Conqueror, Little John to Chew, Devil’s Shoe String, Chinese Wash, Mustard Seed e Nine Herbs.”

 

*i pagri sono pesci.

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

Sula – Toni Morrison | pag.107

“Veniva regolarmente, e le portava dei regali: grappoli di more ancora attaccate al ramo, quattro pagri fritti avvolti in un foglio color salmone del Courier di Pittsburgh, una manciata di frutti dell’albero del pane, due scatole di lamette Jelly Well, un pezzo di ghiaccio del carretto, un barattolo di detersivo Old Dutch, quello con la donna con il berretto che dà la caccia allo sporco con il bastone, una pagina di fumetti di Tillie the Toiler e altre splendenti, bianche bottiglie di latte.”
(…)
Van Van, High John the Conqueror, Little John to Chew, Devil’s Shoe String, Chinese Wash, Mustard Seed e Nine Herbs.”

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20