Categoria: impro

Coffee Hour

Coffee Hour

Format è una delle parole più diffuse nell’ambito dell’Improvvisazione teatrale, Impro’. Il format è una struttura all’interno della quale si improvvisa, le strutture possono essere diverse, in genere si fa la differenza tra long form e short form, termini che marcano la durata ma, spesso, anche la tipologia di rappresentazione, di norma le brevi (short form) sono brillanti e dinamiche, ci rientrano anche i giochi, mentre le lunghe (long form) presuppongono un lavoro in verticale sui personaggi e sulle relazioni, uno sviluppo drammatico della storia.

Coffee Hour è la serata in cui Coffee Brecht, la scuola di improvvisazione teatrale di Napoli, fa spettacolo a cappello presso la propria sede, prediligendo la formula short+long o longform da sola.

Il 26 c’è stato un Coffee Hour in cui si sono succeduti un Open Mic Impro’ e una long form con amatori e amatrici all’ottavo anno di improvvisazione.

L’Open Mic Impro’ è fatto da improvvisazioni libere brevi in cui amatori e amatrici (attori e attrici con almeno quattro anni di improvvisazione teatrale alle spalle) si alternano in scena, partendo dagli input che il pubblico ha precedentemente scritto su un cartellone.

Dopo è andato in scena Bea, un format molto suggestivo scritto da Giorgio Rosa, in cui le storie di due sconosciuti si intrecciano a partire da un’istantanea, sempre su input del pubblico, ma in questo caso fisico.

Indicare gli anni di improvvisazione è una prassi, più ci si allena meglio si riesce, certo, ogni giorno diciamo che nell’improvvisazione non esiste errore, ma la qualità di uno spettacolo inevitabilmente dipende dall’esperienza degli attori e delle attrici. Anche se uno spettacolo di primini può essere molto divertente, una long form con amatori al decimo anno di improvvisazione di norma è magica, perché è tutto improvvisato ma sembra scritto.

Per seguire gli eventi di Coffee Brecht qui.

 

Agorapp 2019

Agorapp 2019

Chi non conosce l’Improvvisazione come disciplina teatrale a se stante, dove si studia la drammaturgia improvvisata, non può immaginare quale mondo totalizzante sia. Tutto il bellissimo valtzer di workshp, laboratori, tradizione orale e scritta, strutture, esercizi, scuole di pensiero, assorbe chi fa impro completamente, le occasioni di incontro con altre realtà arricchiscono e mettono addosso la voglia di giocare assieme, di giocare con altre regole e poi tornare alle proprie arricchiti e cambiati.
Improvvisare significa farsi cambiare, dicono i maestri.

Giocare è una delle parole chiave dell’Impro, chi improvvisa è attore o attrice, certo, ma dire che recita è impreciso anche se di fatto recita, chi improvvisa gioca. Il lessico dell’improvvisazione come disciplina è mutuato dal mondo anglo-francofono, perché pur derivando in gran parte dalla Commedia dell’arte, ovviamente, viene definita come disciplina moderna tra Stati Uniti e Canada, poi si diffonde in tutto il mondo.

Dal mio diario disegnato, il villaggio che ha ospitato Agorapp per come appariva di notte, tornando in casetta a dormire.

I raduni di improvvisazione sono importanti per la formazione e il confronto, in più rappresentano un momento di aggregazione potente, ogni anno se ne tengono a decine in ogni paese in cui è diffusa l’impro, Agorapp anno zero è stato il raduno d’inizio anno che ha sostituito Wip – WorkImprogress, a seguito del cambio di direttivo in Improteatro, l’associazione nazionale italiana di improvvisazione teatrale.

Tema di Agorapp anno zero è stata la narrazione, le storie e lo storytelling, le masterclass erano organizzate su livelli, ma erano le medesime per tutti. E’ stato interessante perché ha permesso a tutti, formatori e informazione, di condividere le cose apprese a più livelli.

Detto questo, ammetto di essere arrivata ad Agorapp stanca, per motivi personali, e di essermelo goduta poco, nonostante la bella atmosfera e le masterclass super interessanti.
Ho imparato di sicuro nuove cose, sulla gestione della scena, sulle strutture, sul raccontare e questo è bellissimo. Vorrei allenarmi ogni giorno! Ah si, nell’improvvisazione le prove, dato che non c’è un testo ma solo una “dinamica”, si chiamano allenamento.

Se la maratona di improvvisazione della penultima sera è stata poco energica, lo spettacolo dei maestri l’ultima sera è stato pura poesia, in scena da sinistra Omar Galvan, Antonio Vulpio e Inbal Lori.