Mimì è una giocatrice di pallavolo, ma nessuno lo sa, tutti conoscono solo Domenico. Il suo percorso di affermazione incontrerà gli ostacoli tipici della transfobia della società eteropatriarcale.
Il ruolo di Mimì interpretato da un’attrice, per quanto brava, perde di forza per me, il punto centrale dell’esperienza di una persona trans è il conflitto tra corpo e società, un conflitto che ogni corpo vive in modo diverso.
Visto il 14 giugno 2019 al Napoli Teatro Festival, Teatro Sannazzaro.
Mimì e le ragazze delle pallavolo
Laddove Mimì sta per Domenico
scritto e diretto da Sara Sole Notarbartolo con Fabiana Russo musiche originali Massimo Cordovani costumi Gina Oliva voci registrate Ivna Curi, Lorenzo De Simone, Marco Palumbo, Sara Sole Notarbartolo, Fabio Rossi produzione Taverna Est Teatro
Il saggio è quel momento in cui metti in mostra il frutto del lavoro di un anno o più anni, che si tratti di tango, swing o teatro, hai l’ansia di esibirti e mostrare ad amici e parenti perché hai saltato quella tale cena di famiglia, perché sei uscito anche con la bufera, perché hai speso duecento euro in scarpe e abiti particolari. Ovviamente non c’è solo l’ansia da esibizione, c’è anche il divertimento, la fine di un percorso o parte di esso, lo stare assieme, la soddisfazione di aver portato fino in fondo qualcosa.
I saggi della scuola Coffee Brecht vanno sotto il nome di Chicchi di Coffee, poiché ogni improvvisatore e improvvisatrice è un chicco della grande famiglia Coffee.Tutti i chicchi sono chiamati a esibirsi alla fine dell’anno didattico, che siano primini o amatori navigati, che abbiano seguito una classe del triennio o un singolo progetto.
Andare in scena è divertente ed è parte del processo di formazione e apprendimento. Queste sono alcune foto dei Chicchi di Coffee 2019, ci siamo esibiti al TIN – Teatro Instabile di Napoli.
La Chiave di Artemysia è un’associazione che propone spettacoli teatrali e visite teatralizzate in tutta la Campania, anima dell’associazione è l’attrice e autrice Livia Berté. Livia è stata interprete del corto teatrale true crime che ho scritto a più mani per la rassegna Tredici Assassine del Teatro TRAM, ci siamo trovate subito affini, così per Echi dello Stige ho scritto due monologhi brevi, uno su santa Patrizia e l’altro su Nerone.
Questa esperienza di scrittura è stata molto interessante, ho provato emozioni completamente diverse nello scrivere i due monologhi, il primo è venuto fuori facilmente, ho visto questa giovane donna subito, l’ho sentita nel suo desiderio di abbandonare una strada già tracciata dalla famiglia, dal ceto sociale, dal tempo e mettersi in viaggio per essere autentica. Mentre con Nerone è stata dura, mi sono sentita subito in soggezione di fronte a una storia troppo vera e troppo grande, pietre che impedivano al flusso della narrazione di sgorgare, così ho scelto il momento in cui cena con Agrippina per l’ultima volta, ho scelto la morbosità di quell’istante, ma c’è stata poca pancia e molta testa.
Ogni più piccola esperienza è un arricchimento, per la mia scrittura e per la conoscenza di me stessa.
Una godibilissima rielaborazione della commedia shakespeariana allestita da Giammarco Cesario, all’interno della rassegna su Shakespeare tenutasti nel succorpo vanvitelliano dell’ospedale dell’Annunziata di Napoli.
I demoni del sogno è stato un rituale magico-religioso più che un workshop di improvvisazione. In due giornate abbiamo esplorato le parti oscure di noi stessi, siamo diventati un corpo unico che respira e si immerge nei luoghi. oscuri della mente. Un’esperienza intensa e bellissima con Gianluca Budini.
Il bambino con la bicicletta rossa, uno spettacolo durissimo in cui si racconta del torbido omicidio del giovanissimo Ermanno Lavorini, dodicenne scomparso da casa a fine gennaio 1969.
Il bambino con la bicicletta rossa
scritto e diretto da Giovanni Meola
da un’intuizione di e con Antimo Casertano
scenografia Flaviano Barbarisi
costumi Marina Mango
ass.te alla regia Annalisa Miele
foto di scena Nina Borrelli
produzione Virus Teatrali, Teatro Insania
Questa settimana è stata ricca di eventi teatrali, ho visto 13 spettacoli, uno dei quali scritto da me e da una compagna di scrittura. Ebbene sì, un mio testo è andato in scena!
I 13 spettacoli fanno parte della rassegna 13 Assassine, ideata dal direttore artistico del Teatro Tram, Mirko di Martino, tredici corti teatrali dedicati ognuno ad altrettante assassine. Fatti di cronaca, più o meno recenti, che diventano spettacoli e vanno a indagare lo spirito, la dimensione psicologica e le relazioni di quelle donne.
Tutto, per me, è nato a novembre del 2018, quando ho partecipato a un workshop di drammaturgia tenuto proprio da Mirko di Martino. Il workshop era centrato sulla scrittura di un corto teatrale true crime, da lì ci è stato proposto di scrivere una corto per la rassegna in programma. Abbiamo lavorato sul testo da fine novembre a fine gennaio, con la supervisione di Mirko, guida generosa e indispensabile, consegnata la drammaturgia alla regista Roberta Misticone, siamo state buone buone in attesa di vedere il suo allestimento.
Il nostro corto, Erba – Era Rosa Bazzi Assassina, è nato lavorando incessantemente sulle dinamiche sviluppatesi nel corso del tempo tra assassina e assassinata, ogni battuta è calibrata con cura, cura ossessiva direi, allo scopo di rendere umanità ai personaggi, ma senza giustificazioni.
Lo spettacolo è andato in scena sabato e domenica, le attrici Livia Berté e Milena Pugliese, erano perfette nei panni dei nostri personaggi, l’una sensuale, caotica e vitale, l’altra infantile, chiusa, dimessa. Esattamente le nostre Raffaella e Rosa. Roberta Misticone ha allestito uno spettacolo di grande impatto, con immagini forti che funzionano in sinergia con il nostro testo.
È accaduta una vera magia creativa.
Ogni spettacolo della rassegna è diverso dagli altri, alcuni sono sicuramente più vicini al mio gusto, altri meno, e pure in ognuno ho trovato qualcosa di interessante, un’idea originale che porto con me.
La rassegna in sé è un evento unico nel suo genere, non solo perché prende spunto da fatti di cronaca attuali, ma perché, senza grandi proclami, dà spazio e tante autrici, registe e attrici, tutte coinvolte nel progetto con le loro professionalità.
Erba andrà in scena nuovamente sabato 13 e domenica 14, ma per tutta la settimana gli spettacoli si ripeteranno a gruppi di 4:
Immagine della locandina tratta dal sito internet del Teatro Tram.
Leonarda Cianciulli di Marina Cioppa, regia di Michele Brasilio, con Consiglia Aprovidolo e Stefania Remino La strage di Erba di Rossella Corsuto e Valeria Salvi, regia di Roberta Misticone, con Milena Pugliese e Livia Bertè Pia Bellentani di e con Leda Conti, regia di Sergio Di Paola Il delitto di Chiavenna di Arianna Cristillo, con Antonio Granatina e Arianna Cristillo, regia di Giuliano Casaburi Rina Fort di Angela Rosa D’Auria, con Elena Fattorusso, Roberta Frascati e Pietro Juliano Erika e Omar di Patrizia Di Martino, con Rosaria Langellotto L’omicidio Nadia Roccia di Claudia Balsamo, regia di Raffele Bruno, con Roberta Aprea e Federica Palo Mascia Torelli di e con Rebecca Furfaro Sonya Caleffi di Sharon Amato, con Antonia Cerullo Daniela Cecchin di Raimonda Maraviglia e Alessia Thomas, regia Silvia Brandi, con Sabrina Gallo Franca Bauso di Milena Pugliese, con Marco Fandelli Lucrezia Borgia di e con Iolanda Schioppi, con Josepha Yavul Pangia Beatrice Cenci di e con Ramona Tripodi
Paspartout è uno spettacolo di improvvisazione e disegno ideato da Omar Galván, che vede in scena lo stesso Galván e Diego Ingold. Entrambi improvvisatori di calibro internazionale che Coffee Brecht ha portato a Napoli questo fine settimana. Omar Galván, argentino, improvvisatore e formatore celebrato, e Diego Ingold, spagnolo, stanno in scena attorno a un tavolo la cui superficie viene proiettata su di una parete o un telo, sul tavolo i loro disegni e quelli forniti dal pubblico come input prima dello spettacolo, prendono da essi forma storie improvvisate.
Un format originale che mostra quanto variegato può essere il mondo dell’improvvisazione, che dall’attitudine sportiva dei match/cath/imprò va alla poesia del teatro più fisico o surreale, passando per i format di genere, tutto con gli stessi strumenti grammaticali di base.
Passpartout è andato in scena SOLD OUT al TIN Teatro Instabile di Napoli, sabato 16 marzo 2019, alle 21 con la collaborazione di Coffee Brecht.
Se fate improvvisazione da almeno tre anni la fame di workshop sarà forte. In genere tutti i mestieri, le attività collegate al mondo del teatro, al mondo artistico, vedono impegnati amatori e professionisti nei workshop, chi li fa chi li fruisce, chi li fruisce e li fa a quelli con minore esperienza. Certo ci sono tanti bellissimi libri teorici sul teatro, ma la riflessione segue sempre la pratica, prima bisogna fare e poi ragionarci sopra, come ci dice Munari certo, nell’arte, come la pedagogia artistica contemporanea, come la ludopedagogia, L’improvvisazione in particolare è soprattutto una tradizione orale.
Lo scambio è alla base della crescita, durante la formazione di base e dopo, vogliamo arricchire la nostra cassetta di lavoro con nuovi strumenti e allenarci il più possibile, anche se non intendiamo andare in scena con la frequenza di chi di quest’arte fa anche una professione, semplicemente perché siamo nel vortice dell’esperienza e non vediamo l’ora di imparare e condividere.
Così ci iscriviamo ai workshop offerti dalla nostra scuola di improvvisazione, partecipiamo a quelli dei raduni di improvvisazione, se ne abbiamo la possibilità chiediamo di partecipare a quelli di altre scuole.
Se nell’improvvisazione si dice che non c’è errore, durante un workshop le cattive abitudini escono fuori tutte, specialmente nei giochi che già abbiamo fatto in precedenza, che pensiamo di conoscere bene.
E’ interessante segnalare che spesso alcuni giochi di improvvisazione si ripetono negli anni e nei vari workshop, ma con un livello di complessità e una funzione diversa a seconda del tuo anno di improvvisazione – si, noi ci “datiamo” dall’anno di improvvisazione.
Un gioco come quello delle sedie, molto simile a quello che si fa da bambini, per cui c’è una sedia vuota e una persona in piedi che deve sedersi, mentre gli altri si spostano per “impedirglielo”, un gioco/esercizio come questo ha un diverso significato se lo fai al secondo anno o al quinto.
Quando un workshop è un buon workshop? il mio parere al momento è che un workshop è stato un buon investimento di tempo e denaro, quando ti permette di spostare oltre il limite dell’abitudine il tuo modo di improvvisare. Quindi non tanto la quantità di giochi che riesci a segnarti sul quadernino degli appunti, che tornano utili di certo, ma soprattutto quanto giocando hai superato quel limite che ti caratterizza durante il corso annuale o le improvvisazioni che fai di solito.
Nel novembre del 1980 avevo tre anni, i miei ricordi del terremoto hanno tutti a che fare con sensazioni fisiche: la nausea sulle scale che ondeggiano, il senso di urgenza di una pipì trattenuta in strada per ore, la fame, i piedi freddi.
Nei mesi e negli anni successivi innumerevoli tecnici del comune, vigili del fuoco, muratori e ingegneri che andavano e venivano da casa mia senza sosta. Pure un cugino che dalla Svizzera venne a Napoli per seguire i fondi destinati alla ricostruzione. I terremotati hanno occupato gli stabili del comune fino alla fine degli anni Novanta.
Il fulmine nella terra. Irpinia 1980 scritto e diretto da Mirko Di Martino, interpretato da Orazio Cerino, racconta i primi momenti immediatamente successivi al sisma, quando gli irpini, il sud, si scoprì italiano, chiedendosi dove fosse lo stato.
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