Autore: lillarainbow

Felicissima sera – il giorno dei morti

Felicissima sera – il giorno dei morti

Domenica 29 ottobre siamo andati in scena al TIN Teatro Instabile Napoli diretto da Gianni Sallustro, la sceneggiata improvvisata. Lo spettacolo ha fatto parte della rassegna del Comune di Napoli Uanèma: festa degli altri vivi, dedicata ai riti dei morti.

Le storie raccontate hanno avuto come input principale un quartiere di Napoli, definito il luogo abbiamo improvvisato tenendo come timone sia l’occasione specifica, il giorno dei morti, che il format della sceneggiata. Ovviamente tutto è stato originale e irripetibile.
Grande spazio ha avuto la musica con i pezzi di giacca e giacchetta o paglietta, la dedica e il pezzo finale. Scene tragiche e scene leggere si sono alternate e il pubblico sembrava divertirsi nel seguire le storie principali e quelle secondarie.

Per Coffee Brecht è stata una bella occasione di spettacolo.

@Foto messe a disposizione dall’organizzazione della rassegna.

A Teatro: taccuino degli spettacoli

A Teatro: taccuino degli spettacoli

Il mio “A Teatro: taccuino degli spettacoli“, appena consegnato da Amazon. Quando dico che è mio intendo che l’ho fatto proprio io. Ho approfittato di Amazon per farmi un taccuino in cui scrivere le mie impressioni, segnare i dati tecnici e tenere traccia di tutti gli spettacoli a cui assisto.

Considerando che vedo una media di tre spettacoli a settimana durante la stagione invernale, più quelli a cui assisto nei festival (non a tutti scatto foto da aggiungere qui su Facebook nell’album teatro), ho sempre bisogno di un’agenda o un quaderno in cui appuntare i miei pensieri, così ho deciso di creare qualcosa di dedicato, come ne esistono di film e libri. Ad ogni spettacolo vengono destinate tre pagine in cui segnare le impressioni sulla regia, sulle luci, i costumi e altri spetti dello spettacolo. In formato A4 con copertina morbida colorata e all’interno pagine a righe.

Se anche voi sentite l’esigenza di una taccuino degli spettacoli, utile per spettatori e appassionati, ma anche per studenti e studentesse di teatro/drammaturgia, questo è il link per acquistarlo: https://amzn.eu/d/863BGip

Vi assicuro che non mi arricchirò con le vendite, dato che Amazon su quei cinque euro e ottantadue del costo mi dà circa 15/20 centesimi, l’ho fatto perché lo volevo per me e magari anche qualcun altr@ lo desidera.

Bimba‘22 alla Galleria Toledo con Elena Bucci

Bimba‘22 alla Galleria Toledo con Elena Bucci

Bimba ’22, inseguendo Laura Betti e Pier Paolo Pasolini di e con Elena Bucci drammaturgia, regia e interpretazione Elena Bucci. Luci Loredana Oddone, con il contributo di Max Mugnai – drammaturgia del suono, interventi elettronici e registrazioni Raffaele Bassetti, costumi Nomadea – assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri, con l’aiuto di Federico Paino foto di scena iAnt, Claudia Verroca. Produzione ERT Teatro Nazionale in collaborazione con Le belle bandiere.
Visto al Teatro Galleria Toledo domenica 2 aprile 2023, spettacolo pomeridiano.

Un’attrice bravissima per un monologo che è un sogno, una fantasia incarnata, un gioco di luci e di ombre. Elena Bucci interpreta Laura Betti amica, cantante, attrice e ispiratrice di Pier Paolo Pasolini, donna dotata di arguta intelligenza e libertà di pensiero. Muovendosi sulla scena come se fosse in un sogno che diventa un incubo di rabbia per poi abbracciarti con nostalgia, Bucci ti prende e ti porta altrove..
Laura Betti è stata un personaggio e un’attrice vitale e determinata sulla scena cinematografica e teatrale di un’Italia che metteva assieme il pranzo della domenica e l’inquisizione. Così amica, sorella, di Pasolini da fondare e curare per anni il Fondo Pasolini, affinché non si perdesse la memoria di quell’artista straordinario che un paese perbenismo e fascista ha ammazzato.
Nello spettacolo Elena Bucci la interpreta con grazia, ponendo l’accento su quella relazione importante e sulle passioni della Bimba che, in fondo oggi, pochi ricordano, pur essendo morta nel 2004. Bucci allieva di Leo De Berardinis ha un corpo che parla, la pulizia dei gesti e la capacità di catturarti senza distrazioni.
Ho amato ogni aspetto di questo spettacolo intimo e fantasmagorico. Dopo un’introduzione l’attrice diviene Betti, per poi trasformarsi in sua madre, nella nutrice, negli attori, uomini, che l’hanno incontrata, nella sorella, un caleidoscopio di personaggi disegnati con pochi ma chiarissimi tratti. Occhi umidi per quella notte maledetta in cui Pasolini è stato ammazzato, un pezzo fenomenale quello, come il teatro delle ombre come soluzione registica perfetta.

Bimba‘22 alla Galleria Toledo con Elena Bucci, Laura Betti/Elena Bucci.
Perché non finisca nell’oblio del tempo.

La morte e la fanciulla

La morte e la fanciulla

La morte e la fanciulla di 𝗔𝗿𝗶𝗲𝗹 𝗗𝗼𝗿𝗳𝗺𝗮𝗻 con la regia di 𝗘𝗹𝗶𝗼 𝗗𝗲 𝗖𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗻𝗶 ieri al Teatro San Ferdinando.

Personaggi:
 Gerardo Escobar, avvocato e presidente di una commissione che indaga sui desaparecidos, sua moglie Paulina Salas, vittima di torture, il dottor Roberto Miranda.

Il dramma di Ariel Dorfman ha come soggetto la giustizia per le vittime della dittatura cilena di Pinochet dopo la democratizzazione del paese e l’amnistia. Temi dominanti sono il perdono e l’impossibilità di dimenticare, personalmente e collettivamente.
Gli attori si muovo sul palco quasi spoglio, bianco come le carte di un dossier, tutto si svolge una sera in una villetta vicino al mare, i protagonisti agiscono dapprima con cordiale freddezza e formalità poi, in un crescendo di emozioni, con foga nel dolore della carne e della consapevolezza di un’oscurità che non si può rimuovere. Paulina, vittima di tortura, di stupro, tesa all’inverosimile, non può più ascoltare il quartetto di Schubert che dà il titolo all’opera, perché colonna sonora del suo drammatico rapimento. Nel medico che, forse casualmente forse no, si trova a casa sua, riconosce il suo carnefice. Inizia così un processo privato in cui gli attori interpretano la società in crisi, le relazioni in crisi e il fragile equilibrio tra giustizia e vendetta. La delusione arriva per l’epilogo che, probabilmente, è l’esito desiderato dal drammaturgo.
Il testo va in scena con la regia di Elio De Capitani che sceglie di scoprire la finzione teatrale affidando le didascalie a una voce fuori campo, oltre che alle già citate scenografie scarne, giocando con luci e ombre a diverse profondità spaziali. Esseri umani gli attori, un salto temporale li porta in in platea, si mescolano a noi.
In scena Enzo Curcurù, Claudio Di Palma e Marina Sorrenti.
Il testo scritto nel 1991 è tradotto da Alessandra Serra. Lo spettacolo è una coproduzione Elfo e Teatri di Napoli.

Ho scelto questo spettacolo, andato già in scena al Napoli Teatro Festival, proprio per la regia di Elio De Capitani e non mi ha deluso, nonostante gli attori mi abbiano dato l’impressione di un diesel ieri sera, ma ogni recita è una rappresentazione nuova e diversa dalle altre. Se all’inizio la dinamica mi appariva confusa, dopo circa una mezz’ora ero dentro la storia, presa dal triangolo umano e dalla tragedia. Dalla prima fila in platea lo spazio scenico appariva sbilenco e gli attori troppo sul fondo del palco, qualche volta persino svociati.


Master in Medical Humanities

Master in Medical Humanities

Il conseguimento del Master in Medical Humanities, più difficile di quello in Formazione autobiografica, mi ha dato gioia. Le materie scientifiche prevedevano una conoscenza di base di biologia ma la parte narrativa era preponderante. Mi sento esperta in scienze umane applicate alsero Ettore socio sanitario ed educativo? Mah, di certo so di cosa si tratta, di certo ho capito più o meno come funziona, ma l’esperienza insegna molto di più dello studio teorico.
Accanto a me compagne di corso con cui ho potuto avere solo relazioni virtuali, anche questo master è figlio della pandemia.


Medical Humanities
Esperto in scienze umane applicate alla cura nel settore socio-sanitario ed educativo. La Medicina Narrativa

Medical Humanities
Esperto in scienze umane applicate alla cura nel settore socio-sanitario ed educativo. La Medicina Narrativa.
ROSSO (VDG-0) ANTOLOGIA SULLA VIOLENZA DI GENERE IN CUI TROVI UN MIO RACCONTO INTITOLATO “OGNI GIORNO TRANNE L’ULTIMO”

ROSSO (VDG-0) ANTOLOGIA SULLA VIOLENZA DI GENERE IN CUI TROVI UN MIO RACCONTO INTITOLATO “OGNI GIORNO TRANNE L’ULTIMO”

L’invito a partecipare con un mio racconto all’antologia ROSSO (VDG-0) curata da Emanuela Sica è arrivato molti mesi fa, ho subito pensato che fosse una buona occasione per scrivere di qualcosa che mi brucia dentro da sempre, infatti nelle settimane successive ho vissuto uno smarrimento, la preoccupazione di non essere all’altezza. Numerose le idee accumulate sui quaderni e nelle note del telefono, alla fine ho sviluppato un racconto che risente molto del mio amore per il teatro, perché si legge come sorta di monologo di narrazione. Il racconto si intitola Ogni giorno tranne l’ultimo ed è la storia dell’illusione d’amore totalizzante che il romanticismo ci spinge a cercare, della perversità di certe relazioni che conducono all’annullamento di sé – conseguenza di quella ricerca. Donne e uomini che agiscono distruttivamente.
Nel racconto c’è un villaggio che finge di non vedere, una morsa che si stringe sempre di più, un femminicida e due vittime. Vittime di una storia che sembra non poter finire diversamente.
Mentre scrivevo sentivo un gran peso sul cuore, un altro sulle spalle, da un lato la responsabilità di raccontare qualcosa che mi riguarda da vicino, nel mio percorso di vita ho vissuto relazioni tossiche, che fortunatamente non hanno avuto un esito tanto tragico, dall’altro e soprattutto la responsabilità politica di scrivere di questo argomento.
Ogni giorno una donna muore per mano di un uomo che diceva di amarla, una mattanza, una tragedia con tanti attori che recitano ruoli spaventosamente sempre simili, pure se cambiano i nomi. Un quadro da smontare pezzo per pezzo quello delle relazioni tossiche, delle aspettative e di un mondo che parla parla ma perpetua narrazioni e valori mortiferi.

Non so se sono riuscita nel mio intento di raccontare quel tipo di relazione, rileggendo ciò che ho scritto a distanza di mesi ne vedo i punti di forza e le parti deboli, probabilmente chiunque scriva prova questa sensazione, ma ormai questa storia viaggia per il mondo e spero che incontri chi vuole cambiare quel copione.
La raccolta è acquistabile sul sito Delta 3 Edizioni.

Tendere verso l’infinito, sapendo di essere finiti

Tendere verso l’infinito, sapendo di essere finiti

Partendo dallo specifico di questo angolo di mondo e muovendo con un andamento a imbuto rovesciato. Poco prima che una nuova ordinanza, una delle tante, un nuovo decreto, uno dei tanti, chiudessero i teatri – e i cinema -, mettendoli assieme a palestre e sale giochi – non ludoteche, proprio quelle con le macchinette – senza nulla togliere a nessuno; poco prima i teatri avevano presentato le stagioni fino a dicembre 2020, perché contavano di tenere viva l’arte drammatica, avendo adottato tutte, ma proprio tutte tutte, le necessarie norme per contenere la diffusione del Covid.

Il virus si trasmette da persona a persona, prevalentemente attraverso l’aria, cioè respirando vicini e senza mascherine. L’AGIS, Associazione Generale Italiana dello Spettacolo, ad ottobre ha diffuso un comunicato in cui riporta che, dopo aver monitorato migliaia di spettacoli dal 15 giugno a inizio ottobre, c’è stato un solo e unico contagio tra gli spettatori, uno solo, qui c’è la pagina del comunicato. Non è strano visto che teatri, cinema – e biblioteche – sono luoghi in cui si sta in silenzio.
Questo però non è bastato, non solo lo Stato, le Regioni e i Comuni, non sono stati capaci di creare una rete di sostegno adeguata, non solo non hanno rafforzato e capillarizzato in sistema sanitario assumendo personale e allestendo nuovi presidi, non solo la querelle sui ‘banchi con rotelle’ ha deviato il discorso sulla DAD e la didattica in presenza, magari mista, magari altro; no, c’è stata la presa in giro della richiesta di adeguamento, se ti adegui puoi continuare a lavorare, nel momento in cui i luoghi di cultura si sono adeguati e hanno stipulato nuovi contratti, così è arrivata la chiusura. Assieme ai teatri anche i cinema, le biblioteche e gli archivi, la mazzata è diretta ai luoghi di cultura che – in buona sostanza – sono anche i meno frequentati in realtà. La risposta dello Stato, non solo italiano sia chiaro, è chiudere ciò che nutre e tenere aperto ciò che consuma. Il sistema economico arriverà al collasso anche se si tengono aperte solo le fabbriche e i centri commerciali, perché l’economia capitalistica dell’Occidente si regge su sistemi complessi. Nel frattempo ci troveremo tutti e tutte danneggiate mentalmente e spiritualmente. La ripresa sarà durissima, ma quale ripresa?

Chi non ha avuto, a questo punto della diffusione della pandemia, un amico o un parente contagiato? Amici e amiche, parenti lontani e vicini, a me è capitato. Le storie di contagio, morte o salvezza sono dentro le nostre case. Per ora io sono negativa al tampone, indosso sempre la mascherina, lavo le mani, le igienizzo quando entro o esco da un luogo pubblico, cambio i vestiti e le scarpe sulla porta di casa, sono tutte azioni entrate nella quotidianità di milioni di persone, in più ho imparato a trattenere – non senza sforzo – la spinta ad abbracciare e baciare le persone care. Mi tengo a distanza. La parte più dura è questa, il lutto per i morti e il lutto nella mancanza del corpo.

Il corpo è la nostra vita, chi separa corpo e mente ha appreso male la lezione, noi siamo un unico che è molteplice, non duale o manicheo, come dire, noi siamo organico e olistico. E tutto questo avrà ricadute a lungo termine. Questo smarrimento fatto di paura e incertezza, ha cambiato la nostra realtà. Chi nega l’esistenza del virus o la sua pericolosità, risponde alla paura fuggendo in fondo, chi vive in un’ansia costante generata da un loop di pensieri catastrofici, non trova ancore di certezza da nessuna parte. In mezzo milioni di emozioni, sentimenti, percezioni, ragionamenti, terrori più o meno consci e tentativi di continuare a vivere una sorta di normalità.
Non ci sono soluzioni facili, nel senso di prive di sforzo e che diano risultati immediati, vivere significa dare costantemente significato al proprio agire e per farlo bisogna impegnarsi.

Tendere all’infinito sapendo di essere finiti. Per questo bisogna dare senso al presente che si rinnova. Il virus sta già mutando, ci saranno altri salti di specie, potremo forse avere un vaccino per un tipo, ma bisogna pensare diversamente, bisogna avere la consapevolezza che le nostre azioni hanno conseguenze ed essere preparati. Questo, prima di tutto, si chiede a un governo eletto dal popolo, a una democrazia. Nella mia formazione politica ho seguito strade che poco guardano alla rappresentanza politica come soluzione ai problemi, mentre l’azione responsabile, informata e consapevole, del singolo è il cuore delle cose. Ma, affinché l’azione responsabile sia condivisa, si deve innescare un circolo virtuoso che coinvolga ogni elemento della società. E come si fa? Si fa con amore della cosa pubblica, si fa con passione politica – per la polis. Perché un mondo senza ideali e orizzonti utopici è spregevole, esattamente come quello in cui viviamo.

G.I.F.-Garbatella Impro Festival

G.I.F.-Garbatella Impro Festival

Ormai due settimane fa, dall’11 al 13 settembre, si è svolto a Roma G.I.F. – Garbatella Impro Festival, il primo festival italiano di improvvisazione site specific della città, nel quartiere Garbatella. Come spesso mi accade riesco a scrivere delle cose solo qualche settimana dopo, perché nel mentre sono troppo presa dagli eventi e dalle emozioni.
Il Festival è stato molto bello, un grande evento per chi ha partecipato e per chi lo ha organizzato, l’associazione Manallarte, ma è stato anche una grande scommessa fatta basandosi su un duro lavoro per realizzare un sogno nato durante il lockdown.
In un fine settimana si sono svolti decine di spettacoli per adulti e bambini e workshop di improvvisazione teatrale. Il quartiere Garbatella è una delizia, una specie di paese all’interno della città, i cortili delle abitazioni, le piazzette e le scalinate si sono popolate di pubblico e sono diventate palcoscenico per storie irripetibili. La gente si è sentita meno sola, qualcuno lo ha anche detto affacciato alla finestra di casa, e ne chiedeva ancora. La manifestazione prevedeva anche una premiazione, il primo G.I.F. è stato vinto da Maia Compagnia Teatrale con GNAF, uno spettacolo di improvvisazione sulla bonifica del territorio di Latina.
Tra le compagnie che si sono esibite (fuori concorso) c’è stata anche Ippocampi, formata per metà da romani e metà partenopee (tra cui io). Anche Ippocampi è nata durante il lockdown, abbiamo fatto formazione e allenamenti on line e in presenza, lavorando su un format per bambini di Rubik Teatro, la Fiaba Incartata. Un’esperienza che mi ha arricchita e spero si ripeta.
In questo anno che è stato e sarà ancora tra i più difficili per il mondo del teatro, quando tutti dicono non si può fare! portare per strada tanti spettacoli, garantire che tutto si svolga in sicurezza e senza incidenti, è stato quasi un miracolo, eppure lo si è fatto.
Mentre intorno ogni cosa parla di morte imminente, noi l’abbiamo rimandata andando in scena.

Il gazebo di GIF in piazza Sant’ Eurosia a Roma. In alto un momento dello spettacolo La Madeleine, della compagnia Tempo di Mezzo
Il Teatro Romano di Benevento

Il Teatro Romano di Benevento

Qualche giorno fa sono stata a Benevento, erano sei o sette anni che mancavo dalla cittadina. Le ultime volte che l’avevo visitata i resti longobardi erano malmessi, adesso ho trovato qualche intervento di conservazione e valorizzazione. Ci sono andata per un workshop di camera oscura con un amico e maestro di fotografia, poi ne ho approfittato per girare un po’.
Per la prima volta ho visitato anche il Teatro Romano, in passato non ero riuscita a vederlo.
Il Teatro romano di Benevento risale al I secolo d.C. ed è ancora in uso, infatti mentre lo visitavo stavano allestendo un concerto, di “Max” quale non so. La forma del teatro è quella tipica con cavea, corridoi e gradinate, restano solo due ordini di arcate, in origine poteva essere coperto con velari. Come molti altri teatri romani nel corso del tempo ha cambiato destinazione ed è stato depredato, invaso dalle abitazioni in età medievale, caduto nell’oblio fino alla riscoperta ottocentesca, successivamente è stato recuperato e restaurato. La riapertura al pubblico – leggo da wikipedia – è avvenuta con lo spettacolo “Le donne al parlamento” di Aristofane il 26 giugno del 1957. Oggi è gestito dal Mibact e vi si svolge una stagione lirica e altri spettacoli di Benevento Città spettacolo, il fatto che sia ancora in uso è magnifico.
Una scheda informativa ufficiale si trovano sulla pagina del Comune di Benevento qui, mentre la pagina del Ministero per i beni e le attività culturali non funziona.
Faceva un caldo asfissiante e io avevo sulle spalle il mio zaino con dentro anche il pc, perché tra le altre cose ho pure finito di montare il booktrailer della raccolta di racconti Sguardo Parola e Mito.

Con i Visionari al Kilowatt Festival 2020

Con i Visionari al Kilowatt Festival 2020

Già da qualche settimana si è tornati a calcare i palcoscenici, con tutte le restrizioni imposte dalla pandemia, pochi posti a sedere, mascherine, registrazione, temperatura, gel per le mani. Il settore subisce comunque gravi conseguenze, soprattutto le piccole realtà. Anche quelle grandi sono ridimensionate, per esempio il Napoli Teatro Festival di Ruggero Cappuccio, che comunque è una realtà ricca e ben posizionata, ha venduto i pochi biglietti disponibili – relativi a un terzo delle sedute degli anni scorsi – in un batter d’occhi.
I biglietti sono andati a ruba anche per il Kilowatt Festival di Sansepolcro, pochi posti, finiti quasi subito.
Al Kilowatt 2020 sono andata con la delegazione visionaria del TRAM. Per chi non lo sapesse l’Italia dei Visionari è un progetto promosso da Kilowatt Festival, parte della rete BeSpectactive, rivolto a spettatori e spettatrici che abbiano voglia di farsi coinvolgere nel processo di selezione degli spettacoli di un teatro o di una qualsiasi realtà teatrale che abbia un cartellone. Una forma di autoeducazione al teatro attraverso il gioco della selezione degli spettacoli, spettacoli presenti su una piattaforma on line.
Ho scritto qui del progetto Visionari che ho coordinato al TRAM di Napoli, poi non ne ho parlato più, ma la sua realizzazione ha coperto i mesi da novembre 2019 ad aprile 2020, mantenendo una buona partecipazione anche durante il lockdown, con incontri svolti sulla piattaforma zoom e non più dal vivo.
Il Teatro TRAM è l’unico teatro ad aver aderito al progetto al di sotto di Arezzo, fino a questo momento. Durante una delle riunioni dedicate al progetto Visionari a Sansepolcro c’è stato il collegamento con una rete teatrale salentina che, probabilmente, lo adotterà ancora più a sud, ma è tutto da costruire.
Per quanto riguarda Napoli è stato Mirko Di Martino ad interessarsi alla cosa e a propormela, da parte mia ho aderito subito con entusiasmo.

Promosso il progetto, alla chiusura delle iscrizione avevamo novantanove contatti, alla prima riunione eravamo più di sessanta, durante lo svolgimento del progetto non siamo mai andati sotto i cinquanta partecipanti, fino al momento dello scoppio della pandemia che, purtroppo, ha trasformato il mondo – anche di chi lo nega. Spostando gli incontri on line qualcosa è cambiato, chi non riusciva a essere presente agli incontri nel foyer del teatro, adesso poteva connettersi da casa, chi subiva lo stress del momento e il gap tecnologico non ha più partecipato. Comunque siamo rimasti entro le trenta persone partecipanti, può definirsi un successo dato il momento.
A Napoli è stato scelto lo spettacolo Questa splendida non belligeranza di Marco Ceccotti, una commedia portata in scena da una compagnia romana.

All’inizio eravamo incerti sulla possibilità di partecipare al Kilowatt Festival, anzi avevamo deciso di non partire. Poi s’è ambiato idea un po’ perché abbiamo visto che altre realtà ripartivano, un po’ perché le regole di comportamento sono entrate nelle nostre vite, così abbiamo chiesto nel nostro gruppo chi volesse fare questo giro a Sansepolcro. La risposta positiva di molte persone ci ha sorpreso, ma testimoniava la voglia di tornare a stare assieme, poi alcune hanno dovuto rinunciare e siamo rimasti in cinque. Fatta l’auto, stipati i bagagli siamo partiti il 24 e tornati a Napoli il 26 luglio.

Il Kilowatt Festival vive a Sansepolcro in provincia di Arezzo e coinvolge tutte le persone del posto. Gli spettacoli si fanno nei cortili e nelle piazze ci sono le letture e le interviste.
Sansepolcro è profumata e gentile, il Kilowatt ben organizzato. Per le visionare e l’unico visionario partecipante era tutto nuovo e sconosciuto, emozionante. Una vacanza in cui è stato anche valorizzato il loro impegno.
Abbiamo visto 5 spettacoli, mangiamo assieme, dormito assieme e visitato Sansepolcro e Arezzo. È stato facile, divertente e formativo.
I due spettacoli più belli sono stati Polvere del Collettivo Superstite, teatro di figura, molto suggestivo, e Trent’anni di grano, il Teatro delle Ariette durante il quale abbiamo anche cenato con tigelle e verdure – altri con salumi e formaggio, ma io non li mangio.
Gli incontri con le persone che partecipano al progetto in altre città è stato molto costruttivo, un confronto acceso in certi casi. Ho scoperto che il modo in cui abbiamo organizzato il progetto a Napoli differisce in alcune questioni chiave, rispetto alle altre città coinvolte, sicuramente perché l’identità del posto in cui si sviluppa localmente il progetto lo muta inevitabilmente. A esempio noi abbiamo seguito le persone passo passo, i gruppi e le discussioni, gli incontri extra e il workshop di lettura dello spettacolo che le visionarie e i visionari stessi ci hanno chiesto, sono state cose in più che altri non hanno fatto. Non che gli altri non abbiano avuto cura delle persone, ma ho avuto l’impressione che fossero molto più indipendenti e meno strutturati.
Il progetto si fonda sull’idea che chiunque può parlare di teatro, godersi uno spettacolo, essere dal fruttivendolo alla ragazza di parrucchiere, nessuno deve sentirsi in soggezione, lo spettatore è attivo nel confronto con gli altri e con le compagnie quando ne ha l’opportunità. Noi abbiamo prodotto una scheda valutativa, perché le persone responsabilizzate dalla richiesta di uscire dal semplice “mi piace” o “non mi piace”, volevano sapere cosa guardare in uno spettacolo, oltre al sentire di pancia. La scheda non era direttiva, ma proponeva dei semplici input, a esempio “Com’era la recitazione?”, “quanto sono stati credibili nei loro personaggi?” nessuna influenza, solo un “Hey, per camminare devi mettere un piede davanti all’altro, altrimenti si chiama strisciare o gattonare o stare fermi, lo puoi fare, ma dicci perché!”.
L’esperienza di Kilowatt è di lungo corso, per noi è stato solo il primo anno, abbiamo tutto da provare e imparare.
Nei mesi trascorsi a organizzare gli incontri, a gestire i gruppi di spettatori, le chat e i vari momenti di discussione e aggregazione ho imparato moltissimo sul teatro off, su chi va a teatro e perché ci va e, sempre e soprattutto, su me stessa.
Ovviamente alla fine ho più domande che risposte.