Autore: lillarainbow

G.I.F.-Garbatella Impro Festival

G.I.F.-Garbatella Impro Festival

Ormai due settimane fa, dall’11 al 13 settembre, si è svolto a Roma G.I.F. – Garbatella Impro Festival, il primo festival italiano di improvvisazione site specific della città, nel quartiere Garbatella. Come spesso mi accade riesco a scrivere delle cose solo qualche settimana dopo, perché nel mentre sono troppo presa dagli eventi e dalle emozioni.
Il Festival è stato molto bello, un grande evento per chi ha partecipato e per chi lo ha organizzato, l’associazione Manallarte, ma è stato anche una grande scommessa fatta basandosi su un duro lavoro per realizzare un sogno nato durante il lockdown.
In un fine settimana si sono svolti decine di spettacoli per adulti e bambini e workshop di improvvisazione teatrale. Il quartiere Garbatella è una delizia, una specie di paese all’interno della città, i cortili delle abitazioni, le piazzette e le scalinate si sono popolate di pubblico e sono diventate palcoscenico per storie irripetibili. La gente si è sentita meno sola, qualcuno lo ha anche detto affacciato alla finestra di casa, e ne chiedeva ancora. La manifestazione prevedeva anche una premiazione, il primo G.I.F. è stato vinto da Maia Compagnia Teatrale con GNAF, uno spettacolo di improvvisazione sulla bonifica del territorio di Latina.
Tra le compagnie che si sono esibite (fuori concorso) c’è stata anche Ippocampi, formata per metà da romani e metà partenopee (tra cui io). Anche Ippocampi è nata durante il lockdown, abbiamo fatto formazione e allenamenti on line e in presenza, lavorando su un format per bambini di Rubik Teatro, la Fiaba Incartata. Un’esperienza che mi ha arricchita e spero si ripeta.
In questo anno che è stato e sarà ancora tra i più difficili per il mondo del teatro, quando tutti dicono non si può fare! portare per strada tanti spettacoli, garantire che tutto si svolga in sicurezza e senza incidenti, è stato quasi un miracolo, eppure lo si è fatto.
Mentre intorno ogni cosa parla di morte imminente, noi l’abbiamo rimandata andando in scena.

Il gazebo di GIF in piazza Sant’ Eurosia a Roma. In alto un momento dello spettacolo La Madeleine, della compagnia Tempo di Mezzo
Il Teatro Romano di Benevento

Il Teatro Romano di Benevento

Qualche giorno fa sono stata a Benevento, erano sei o sette anni che mancavo dalla cittadina. Le ultime volte che l’avevo visitata i resti longobardi erano malmessi, adesso ho trovato qualche intervento di conservazione e valorizzazione. Ci sono andata per un workshop di camera oscura con un amico e maestro di fotografia, poi ne ho approfittato per girare un po’.
Per la prima volta ho visitato anche il Teatro Romano, in passato non ero riuscita a vederlo.
Il Teatro romano di Benevento risale al I secolo d.C. ed è ancora in uso, infatti mentre lo visitavo stavano allestendo un concerto, di “Max” quale non so. La forma del teatro è quella tipica con cavea, corridoi e gradinate, restano solo due ordini di arcate, in origine poteva essere coperto con velari. Come molti altri teatri romani nel corso del tempo ha cambiato destinazione ed è stato depredato, invaso dalle abitazioni in età medievale, caduto nell’oblio fino alla riscoperta ottocentesca, successivamente è stato recuperato e restaurato. La riapertura al pubblico – leggo da wikipedia – è avvenuta con lo spettacolo “Le donne al parlamento” di Aristofane il 26 giugno del 1957. Oggi è gestito dal Mibact e vi si svolge una stagione lirica e altri spettacoli di Benevento Città spettacolo, il fatto che sia ancora in uso è magnifico.
Una scheda informativa ufficiale si trovano sulla pagina del Comune di Benevento qui, mentre la pagina del Ministero per i beni e le attività culturali non funziona.
Faceva un caldo asfissiante e io avevo sulle spalle il mio zaino con dentro anche il pc, perché tra le altre cose ho pure finito di montare il booktrailer della raccolta di racconti Sguardo Parola e Mito.

Con i Visionari al Kilowatt Festival 2020

Con i Visionari al Kilowatt Festival 2020

Già da qualche settimana si è tornati a calcare i palcoscenici, con tutte le restrizioni imposte dalla pandemia, pochi posti a sedere, mascherine, registrazione, temperatura, gel per le mani. Il settore subisce comunque gravi conseguenze, soprattutto le piccole realtà. Anche quelle grandi sono ridimensionate, per esempio il Napoli Teatro Festival di Ruggero Cappuccio, che comunque è una realtà ricca e ben posizionata, ha venduto i pochi biglietti disponibili – relativi a un terzo delle sedute degli anni scorsi – in un batter d’occhi.
I biglietti sono andati a ruba anche per il Kilowatt Festival di Sansepolcro, pochi posti, finiti quasi subito.
Al Kilowatt 2020 sono andata con la delegazione visionaria del TRAM. Per chi non lo sapesse l’Italia dei Visionari è un progetto promosso da Kilowatt Festival, parte della rete BeSpectactive, rivolto a spettatori e spettatrici che abbiano voglia di farsi coinvolgere nel processo di selezione degli spettacoli di un teatro o di una qualsiasi realtà teatrale che abbia un cartellone. Una forma di autoeducazione al teatro attraverso il gioco della selezione degli spettacoli, spettacoli presenti su una piattaforma on line.
Ho scritto qui del progetto Visionari che ho coordinato al TRAM di Napoli, poi non ne ho parlato più, ma la sua realizzazione ha coperto i mesi da novembre 2019 ad aprile 2020, mantenendo una buona partecipazione anche durante il lockdown, con incontri svolti sulla piattaforma zoom e non più dal vivo.
Il Teatro TRAM è l’unico teatro ad aver aderito al progetto al di sotto di Arezzo, fino a questo momento. Durante una delle riunioni dedicate al progetto Visionari a Sansepolcro c’è stato il collegamento con una rete teatrale salentina che, probabilmente, lo adotterà ancora più a sud, ma è tutto da costruire.
Per quanto riguarda Napoli è stato Mirko Di Martino ad interessarsi alla cosa e a propormela, da parte mia ho aderito subito con entusiasmo.

Promosso il progetto, alla chiusura delle iscrizione avevamo novantanove contatti, alla prima riunione eravamo più di sessanta, durante lo svolgimento del progetto non siamo mai andati sotto i cinquanta partecipanti, fino al momento dello scoppio della pandemia che, purtroppo, ha trasformato il mondo – anche di chi lo nega. Spostando gli incontri on line qualcosa è cambiato, chi non riusciva a essere presente agli incontri nel foyer del teatro, adesso poteva connettersi da casa, chi subiva lo stress del momento e il gap tecnologico non ha più partecipato. Comunque siamo rimasti entro le trenta persone partecipanti, può definirsi un successo dato il momento.
A Napoli è stato scelto lo spettacolo Questa splendida non belligeranza di Marco Ceccotti, una commedia portata in scena da una compagnia romana.

All’inizio eravamo incerti sulla possibilità di partecipare al Kilowatt Festival, anzi avevamo deciso di non partire. Poi s’è ambiato idea un po’ perché abbiamo visto che altre realtà ripartivano, un po’ perché le regole di comportamento sono entrate nelle nostre vite, così abbiamo chiesto nel nostro gruppo chi volesse fare questo giro a Sansepolcro. La risposta positiva di molte persone ci ha sorpreso, ma testimoniava la voglia di tornare a stare assieme, poi alcune hanno dovuto rinunciare e siamo rimasti in cinque. Fatta l’auto, stipati i bagagli siamo partiti il 24 e tornati a Napoli il 26 luglio.

Il Kilowatt Festival vive a Sansepolcro in provincia di Arezzo e coinvolge tutte le persone del posto. Gli spettacoli si fanno nei cortili e nelle piazze ci sono le letture e le interviste.
Sansepolcro è profumata e gentile, il Kilowatt ben organizzato. Per le visionare e l’unico visionario partecipante era tutto nuovo e sconosciuto, emozionante. Una vacanza in cui è stato anche valorizzato il loro impegno.
Abbiamo visto 5 spettacoli, mangiamo assieme, dormito assieme e visitato Sansepolcro e Arezzo. È stato facile, divertente e formativo.
I due spettacoli più belli sono stati Polvere del Collettivo Superstite, teatro di figura, molto suggestivo, e Trent’anni di grano, il Teatro delle Ariette durante il quale abbiamo anche cenato con tigelle e verdure – altri con salumi e formaggio, ma io non li mangio.
Gli incontri con le persone che partecipano al progetto in altre città è stato molto costruttivo, un confronto acceso in certi casi. Ho scoperto che il modo in cui abbiamo organizzato il progetto a Napoli differisce in alcune questioni chiave, rispetto alle altre città coinvolte, sicuramente perché l’identità del posto in cui si sviluppa localmente il progetto lo muta inevitabilmente. A esempio noi abbiamo seguito le persone passo passo, i gruppi e le discussioni, gli incontri extra e il workshop di lettura dello spettacolo che le visionarie e i visionari stessi ci hanno chiesto, sono state cose in più che altri non hanno fatto. Non che gli altri non abbiano avuto cura delle persone, ma ho avuto l’impressione che fossero molto più indipendenti e meno strutturati.
Il progetto si fonda sull’idea che chiunque può parlare di teatro, godersi uno spettacolo, essere dal fruttivendolo alla ragazza di parrucchiere, nessuno deve sentirsi in soggezione, lo spettatore è attivo nel confronto con gli altri e con le compagnie quando ne ha l’opportunità. Noi abbiamo prodotto una scheda valutativa, perché le persone responsabilizzate dalla richiesta di uscire dal semplice “mi piace” o “non mi piace”, volevano sapere cosa guardare in uno spettacolo, oltre al sentire di pancia. La scheda non era direttiva, ma proponeva dei semplici input, a esempio “Com’era la recitazione?”, “quanto sono stati credibili nei loro personaggi?” nessuna influenza, solo un “Hey, per camminare devi mettere un piede davanti all’altro, altrimenti si chiama strisciare o gattonare o stare fermi, lo puoi fare, ma dicci perché!”.
L’esperienza di Kilowatt è di lungo corso, per noi è stato solo il primo anno, abbiamo tutto da provare e imparare.
Nei mesi trascorsi a organizzare gli incontri, a gestire i gruppi di spettatori, le chat e i vari momenti di discussione e aggregazione ho imparato moltissimo sul teatro off, su chi va a teatro e perché ci va e, sempre e soprattutto, su me stessa.
Ovviamente alla fine ho più domande che risposte.


Notte d’Alba in scena al Napoli Teatro Festival

Notte d’Alba in scena al Napoli Teatro Festival

Un’amica mi ha invitata a vedere Notte d’Alba, monologo biografico sulla scrittrice Alba de Cespedes scritto da Marina Sorrenti, ideato e interpretato da Franca Abategiovanni.
Alba de Cespedes è una delle autrici della mia infanzia, il suo Diario Proibito è stato per anni un modello di scrittura per me, ovviamente nel mio scrivere privato. Politicamente la condizione della donna che emerge dalle sue pagine è parte delle fondamenta del mio femminismo.
Lo spettacolo allestito nel cortile delle carrozze di Palazzo Reale, è stato essenziale, dell’arco biografico della scrittrice è narrata in particolare l’esperienza della Resistenza. Il parallelo con la situazione politica attuale è più volte suggerito. L’attrice molto brava, il testo un po’ troppo narrativo per i miei gusti. Amo altri generi di spettacolo, ma come lavoro è apprezzabile, soprattutto perché De Cespedes è ingiustamente dimenticata dai più e qualcosa che ne ricordasse le vicende biografiche e artistiche andava fatto da tempo.

Notte d’Alba
idea progetto e interpretazione Franca Abategiovanni
regia Gabriella Eleonori
scritto da Marina Sorrenti
scene Alessandra Ricci
aiuto regia Orazio Rotolo Schifone
luci e fonica Desideria Angeloni
service classico light Franco Ferrigno
produzione Pan Productions srls

Il colloquio in scena al Napoli Teatro Festival

Il colloquio in scena al Napoli Teatro Festival

Il colloquio è uno spettacolo teatrale della compagnia Collettivo Lunazione, portato in scena al Napoli Teatro Festival 2020, dopo aver già debuttato in altre città e aver vinto il Premio Scenario l’anno scorso.
Finalmente sono riuscita a vederlo dal vivo, era sulla piattaforma dei Visionari, poi Martina di Leva è una delle mie insegnanti di improvvisazione teatrale e ci tenevo tantissimo a vederlo.
Il giardino romantico di Palazzo Reale, che l’anno scorso era adibito a dopo festival, adesso ospita il palco e un terzo dei posti a sedere, le norme di distanziamento vengono rispettate scrupolosamente da tutto il personale e dal pubblico.
La storia portata in scena è quella di tre donne che attendono di entrare a colloquio con i rispettivi uomini, reclusi in carcere. Le donne sono interpretate da attori, in un gioco teatrale di rimandi e travestimenti, il linguaggio è scurrile e popolare, le storie dei personaggi affiorano tra sogni, aspettative e delusioni.
Uno spettacolo completo, strutturato e ben scritto, nato dalle improvvisazioni e poi elaborato attraverso la documentazione e le interviste alle reali protagoniste di queste vicende.
Covid-19 permettendo Il Colloquio sarà in scena al Bellini quest’autunno.

Il Colloquio
progetto e regia Eduardo Di Pietro
con Renato Bisogni, Alessandro Errico, Marco Montecatino
aiuto regia Cecilia Lupoli
costumi Federica del Gaudio
organizzazione Martina di Leva
Collettivo Lunazione produzione Fondazione teatro di Napoli-Teatro Bellini

In-Sanità arTeatrale. Toccare il cielo con un dito

In-Sanità arTeatrale. Toccare il cielo con un dito

Le scale del palazzo me le mangio, arrivo sul terrazzo, la rassegna organizzata da Mario, Senae e Riccardo tocca il cielo sopra la Sanità, quartiere partenopeo popolare e maltrattato.
InSanità arTeatrale è nata tra amici ed è diventata la prima rassegna dal vivo post lockdown di Napoli, l’emozione di sedermi e farmi raccontare una storia, sentendola vivere sotto la pelle dell’attrice in scena è straniante. Un rituale che ci è stato negato con un taglio netto e improvviso.
Eccomi qui, seduta a un metro di distanza da un’amica, un amico, conoscenti e persone viste in giro, tutte e tutti qui per riprendere da dove si era lasciato.
La rassegna porta in scena quattro spettacoli, ma io riesco a vederne solo due, il primo dedicato alle lettere luterane di Pasolini, un primo studio di Margherita Romeo; il secondo di Riccardo Pisani, dedicato a Gaetano Bresci, in scena Nello Provenzano.
Per il secondo spettacolo ho molte aspettative, la tematica mi è cara, Nello Provenzano è un bravo attore e Riccardo mi ha spiegato come lavora, quindi le scale che portano sul terrazzo le faccio due alla volta, prendo posto in prima fila, saluto amici e conoscenti e mi dedico.
Gaetano, favola anarchica racconta la vita dell’anarchico Gaetano Bresci attraverso una visione poetica rodariana, la libertà è un gioco di bambini, bambini che sanno distinguere il bene dal male.
Bravi, applausi.
Notte di stelle, spettacolo, desiderio esaudito.

Blank on line con Omar Galvan

Blank on line con Omar Galvan

Non so quante persone leggano il mio blog, credo pochissime. A queste pochissime lascio un consiglio last minute: Blank on line con Omar Galvan, uno spettacolo promosso e organizzato da Improteatro.

Omar Argentino Galvan è un’improvvisatore di Buenos Aires, attore, regista e scrittore che con il suo Improtour porta l’improvvisazione in tutto il mondo, ho avuto la fortuna di seguire dei worshop con lui ed è stata una delle esperienze più formative che abbia fatto.

L’anno scorso è stato a Napoli assieme a Diego Ingold, improvvisatore spagnolo, per lo spettacolo Paspartout che univa disegno e improvvisazione, al Tin Teatro Instabile.

Questi i dati ricavati dalla pagina dell’evento Facebook:

BLANK di Omar Galvan
uno spazio vuoto bianco, un attore che agisce, sinapsi multiple per una profonda e pura improvvisazione
visione on line dello spettacolo andato in scena il 29 maggio 2015 durante Improject 2015
rivivremo l’emozione dello spettacolo insieme al suo protagonista Omar Argentino Galvan – Improtour che sarà a disposizione per chiacchierare con il pubblico
sarà l’occasione per scoprire come sarà la nuova edizione di #Improject2020, il Raduno Nazionale organizzato da Improteatro – Improvvisazione Teatrale Italiana a #Chianciano, che quest’anno avrebbe festeggiato i suoi vent’anni in questi giorni…

⚠️ per PARTECIPARE collegati alla piattaforma ZOOM
https://zoom.us/
🔊 qui il codice per entrare nella call 744-776-0487

📍 il link allo spettacolo verrà comunicato un’ora prima dell’evento!

Il link all’evento: Blank on line con Omar Galvan by Improteatro.

Una via maestra è aperta stasera, 5 giugno alle 21, per conoscere un pezzettino, un pezzettino doc, di improvvisazione da casa propria.

Open Mic Web Edition

Open Mic Web Edition

L’Open Mic è una formula che consente agli artisti di proporsi sulla scena con sketch, monologhi e piccoli format non solo improvvisati. In epoca pre-pandemia Coffee Brecht giocava gli Open Mic durante il Coffee Hour, l’ora di improvvisazione teatrale dal vivo. Con le restrizioni dovute al lockdown e lo scempio delle attività teatrali ancora in vigore tutto lo spettacolo dal vivo si è fermato. Dal 20 marzo al 22 maggio però, ogni venerdì sera abbiamo giocato l’Open Mic su piattaforma zoom, adattando i giochi di improvvisazione al linguaggio video o creandone ad hoc.

Abbiamo sperimentato le jam, le canzoni improvvisate, dei miniformat pensati apposta per queste occasioni e adattamenti di programmi video-radio.

Sono stata una capitana di nave sadomaso, la ragazza dell’oroscopo, una stramba giornalista, un’amica snob e sadica, la donna tecnologica selezionata da una ricerca sociologica giocando in coppia o in gruppo – ognuno a casa propria.

A differenza di altre compagnie e scuole di improvvisazione abbiamo preferito aprire gli spettacoli solo al pubblico dei soci, cioè questo è stato un modo per stare vicini, non perdere del tutto l’allenamento e, soprattutto, divertirci. Alcune cose buone da questo esperimento sono venute fuori, qualcosa si può portare anche fuori dal web. Insomma abbiamo cercato il lato buono di una situazione disastrosa. In fondo l’improvvisazione insegna ad accettare sempre la proposta, valorizzarla e rilanciare.

Per costruire i miei personaggi ho usato il brainstorming, maneggiando le caratteristiche di ognuno prima di “andare in scena”, per poi adattare l’improvvisazione agli input che venivano dal pubblico.

Il desiderio di tornare a esibirsi copro a corpo è forte.

Nelle foto; in alto la grafica del Coffee Hour di Coffee Brecht, nell’articolo i miei personaggi.

Questa voglia di teatro è voglia di vita

Questa voglia di teatro è voglia di vita

Nella foto qui sopra sorrido, perché in quel posto lì, la sede di Coffee Brecht, mi sono divertita e so che mi divertirò ancora, anche se adesso la porta è chiusa. Dentro c’è tutto lo spirito vivo del nostro gioco, lo spirito dell’improvvisazione teatrale.
In questi mesi di fermo sono ingrassata sette kg e mezzo, zoom, google meet e skype mi hanno aiutata a sentirmi meno sola, ma hanno anche trasformato la sedia in una trappola e adesso sento solo tanta, tantissima voglia di correre, di saltare, di stare all’aria aperta e di giocare.

Giocare con gli altri a facciamo che io sono versione adulta ma non troppo, cioè ho voglia di improvvisare, di urlare impro! prima che qualcuno entri in scena, ho voglia di elargire input strampalati ai primini durante la lezione, ho voglia di aver paura di chi sta seduto davanti a me, ma poi pensare che è mio amico e fa il tifo per me.
Ho voglia di muovermi, di ballare, ho voglia di teatro.

Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo sono in agitazione perché per loro non c’è un piano di sostentamento in questo periodo di fermo, come se mettere su una piattaforma on line degli spettacoli della Scala di Milano, potesse dar da mangiare a migliaia di artisti locali.

Il teatro è vita per chi lo fa in scena, per chi lo fa dietro il palco, per chi gestisce gli spazi e la comunicazione, per chi ne usa le tecniche per curare ed educare, per l’arte pura e quella bastarda. E’ un rituale, è sacro e si può desacralizzare, è dissacrante e divertente. Ha una dimensione spirituale, intellettuale e materiale. Il teatro è la vita che parla.
Chi non lo sostiene non ama la vita.

OnLine: Fuori Scena, storie in LIS

OnLine: Fuori Scena, storie in LIS

La specificità dello spettacolo dal vivo è imprescindibile per potersi dire tale, deve svolgersi in presenza,  certo nell’incertezza del momento alcuni portano on line validi progetti modulati per il video. Fuori Scena, il progetto di lettura e traduzione in LIS di Martina e Valentina di Leva, per esempio è uno di questi.

Martina di Leva gestisce la scuola di Improvvisazione teatrale presso la quale mi sono formata, Coffee Brecht, è una formatrice di grande esperienza e un’attrice di talento, sua sorella Valentina studia al Teatro Stabile di Napoli ed è interprete LIS Lingua dei segni italiana, ha lavorato anche per la Rai durante il Festival di San Remo.
Ogni giorno sul loro canale youtube pubblicano un video in cui raccontano una favola o un capitolo tratto da un libro, al momento stanno leggendo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda.

Tra le mie storie preferite c’è Il palazzo di gelato di Gianni Rodari

L’immagine che illustra l’articolo appartiene alle attrici.