È accaduto di nuovo, un mio racconto è stato pubblicato in una raccolta. Va be’ non è che sia accaduto a mia insaputa chiaramente. Questa volta si tratta di viaggiare in Europa attraverso racconti di vario genere, scritti sia dai ‘bottegai’ della bottega di scrittura della casa editrice Homo Scrivens, sia da ex bottegai come me e da amici esterni. La raccolta si intitola Guida narrativa d’Europa ed è pubblicata da Homo Scrivens a cura di Aldo Putignano e Giancarlo Marino. Al suo interno si trova, tra i tantissimi altri, il mio racconto Una storia breve ambientato a Trondheim in Norvegia. Questo racconto, che si può definire di ‘autofiction’, è incentrato sull’incontro tra due persone che si trovano per caso a esplorare la città di Sant’Olav.
Qualche anno fa ho tenuto un laboratorio di scrittura autobiografica di viaggio in cui attraverso il concetto di spostamento e scoperta dei luoghi si elaboravano parti di se e della propria storia personale, così quando Giancarlo mi ha chiesto di partecipare ho accettato con entusiasmo. Anche io scrivendo questo racconto ho rimesso assieme dei pezzetti di vita che erano rimasti sospesi nella mia coscienza dal 2019, da quando cioè sono stata a Trondheim. Il 10 giugno abbiamo presentato allo Slash+ il libro con tutte le autrici e gli autori, una grande festa durante la quale sono salita sul palco per dare qualche consiglio di viaggio per chi volesse partire alla volta della Norvegia.
Se vi va di leggere i racconti la guida è acquistabile su tutte le piattaforme on line e nelle librerie.
Sabato 13 agosto, arrivo a Schönefeld (SXF) nel pomeriggio e per raggiungere l’albergo prendo due autobus e una metro. Si susseguono i nomi delle fermate principali da Rudow a Möckernbrücke. Le persone anziane sono gentili e se capiscono che sono italiana accennano una vecchia canzone o citano un luogo di villeggiatura degli anni Cinquanta, i tedeschi sono sentimentali.
L’Hotel Delta, un albergo a basso costo ma dignitoso, per anziani tedeschi e famiglie in viaggio, si trova in una zona vicino a un grande sexy shop e dei ristoranti arabi e indiani, a breve distanza dal Kulturforum. Dopo il check-in esco a fare due passi. La distanza tra albergo e Potsdamer Plz non è poca, ma ho voglia di girare, passo davanti al museo del Lego, c’è un’enorme giraffa fatta tutta di piccoli mattoncini gialli, sulla strada pezzi di Muro di Berlino coperti di gomme da masticare sembrano pronti per essere rimossi, il presente è storia; arrivo al Tiergarten, mi sembra bellissimo, vorrei togliermi le scarpe e stare sull’erba a piedi nudi, ma comincia a fare sera, lo supero e sono al Denkmal für die ermordeten Juden Europas, ossia il Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa. L’atmosfera rilassata contrasta con l’austerità dolorosa del Memoriale, imparerò che questa è una caratteristica costante di Berlino. Scatto qualche foto, mi domando quale sia realmente il modo giusto di comportarsi, ho visto le immagini di altri visitatori e visitatrici che saltano, ballano e si divertono tra questi lugubri blocchi grigi, tra di essi le voci risuonano lontane, le prospettive sono alienanti eppure, nonostante tutto, il labirinto è una sorta di invito al gioco. Il Memoriale è al centro di una piazza circondata da fast food e negozi di souvenir, ed è inevitabile che le persone lo attraversino senza prestare davvero attenzione, suppongo che abitando qui, a un certo punto, mi abituerei anch’io, ricordare è uno sforzo, il dolore è fatica.
Seguo la strada a sinistra della piazza, poi giro a destra e raggiungo Samâdhi, il ristorante vegetariano che ho trovato in rete. Ha delle buone recensioni, il personale è gentile, ci sono pochi avventori, forse per l’orario, sarà troppo tardi o troppo presto? scelgo dal menu una zuppa con i WanTan, un piatto di riso, tofu e verdure stufate, entrambi buonissimi, una birra, costo entro i 25 euro. Di fronte a me una donna elegante e un uomo giovane parlano sotto voce, ogni tanto lei mi guarda, suppongo che le ore di viaggio si vedano tutte sulla mia faccia. Vinco le reticenze e scatto delle foto ai piatti. Dopo di loro il tavolo verrà occupato da una coppia giovane, bionda e più informale.
Prendo la via del ritorno e passo per il centro commerciale Mall of Berlin. I negozi, quasi tutti di lusso, sono chiusi, funzionano le scale mobili però e così faccio un giro al primo piano, i camerieri chiudono un bar ritirando i tavolini. C’è un negozio di Kusmi Tea, vorrei prenderne una confezione, ma poi lo dimentico. I centri commerciali, è vero, si somigliano un po’ tutti, qualsiasi sia l’architettura, bella o brutta, qualsiasi sia la lingua dei cartelli e dei cartellini, le suggestive vetrine di design illuminate dall’interno, grandi specchi e schermi in HD, coi manichini filiformi che abitano in silenzio la sera.
A Leipziger Plz ancora viva di ragazzi e ragazze che tornano a casa o si apprestano ad andare per locali prendo il bus M48 che mi avvicina all’albergo. L’insegna dell’Hotel è verde, le luci del caffè vicino sono rosse, quelle dei lampioni arancioni. La hall è vuota, vado in camera a riposare.
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