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Sula – Toni Morrison | pag. 77-78

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“Quei piccoli tremanti uccellini dal petto color igname erano dappertutto: avevano eccitato a tal punto i più piccini, da indurli a rinunciare all’abituale benvenuto e ad accoglierli con una violenta sassaiola. Nessuno sapeva perché o da dove fossero venuti. Sapevano solo che non ci si poteva muovere senza calpestarne gli escrementi perlacei, e che era un problema stendere la biancheria, strappare le erbacce o anche solo sedersi sulla veranda mentre pettirossi volavano e morivano tutt’intorno.
Moltissimi ricordavano quella volta in cui per due ore il cielo era stato annerito da nuvole e nuvole di piccioni; erano abituati agli eccessi della natura – troppo caldo, troppo freddo, troppa siccità, pioggia a catinelle – eppure temevano che un fenomeno relativamente insignificante potesse prendere il sopravvento, dominarli e sottomettere la loro mente al suo potere».
A dispetto della paura, reagirono a quella stranezza opprimente, o a quelli che chiamarono “giorni maledetti”, con una rassegnazione che rasentò il benvenuto. Intuivano che un simile maleficio dovesse essere stornato: c’erano delle precauzioni da prendere per proteggersene. Comunque lasciarono che facesse il suo corso, che si compisse, e non cercarono di mutarlo o di interromperlo, né di evitare che si verificasse nuovamente. Si comportavano così anche con le persone.
E questo atteggiamento, che gli estranei scambiavano per negligenza, trascuratezza o anche generosità, di fatto significava piena legittimazione delle forze diverse da quelle del bene. Non credevano che i dottori potessero guarire – secondo loro nessuno lo aveva mai fatto. Non credevano che la morte potesse essere accidentale – la vita, se mai, poteva esserlo, ma la morte era premeditata. Non credevano che la Natura fosse avversa – solo importuna. Piaghe e siccità erano “naturali” come la primavera. Se il latte poteva cagliare, Dio sa se potevano calare stormi di pettirossi. L’obiettivo del male era di sopravvivergli e così decisero (senza mai esserne consapevoli) di sopravvivere alle inondazioni, ai bianchi, alla tubercolosi, alla carestia, all’ignoranza. Conoscevano la rabbia, ma non la disperazione, e non lapidavano i peccatori per la stessa ragione per cui non si suicidavano: era indegno di loro”.

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20