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Il Pilates, il mio ritmo biologico e le altre persone

Ho iniziato a praticare il metodo Pilates per caso perché, dopo anni di inattività, l’aerobica – che pure ho praticato per 16 anni – era un allenamento a impatto eccessivo, fisicamente ed emotivamente. Intendo dire che eseguire i passi dell’aerobica, che secondo me oggi ha preso derive schizofreniche, coordinandomi con le altre partecipanti alla lezione è fuori dal mio ritmo fisico e mentale. Per non parlare della musica che si usa nell’aerobica, la odio e mi provoca un diffuso senso di  malessere.
L’unico corso di yoga a un costo abbordabile per me si teneva a 20/30 minuti da casa, poiché l’inverno è composto di giorni prevalentemente bui e piovosi, poiché bisogna essere coscienti del proprio carattere, a stento sarei andata alla prima lezione, ho evitato di buttare i soldi in quella direzione.
Quindi sono tornata nella palestra che frequento in modo discontinuo da 30 anni, a dieci minuti da casa. Visita medica completa, iscrizione, retta.

Un mese e mezzo di Pilates mi ha dato dei benefici inaspettati. Via il mal di schiena, via il dolore alla sciatica, via la sensazione di intorpidimento alle gambe e ginocchia più agili.
Grazie signor Pilates.

Un beneficio di non secondo piano è stato quello della concentrazione. Volevo focalizzare la mente sulla realtà, essere completamente presente a me stessa, il Pilates richiede concentrazione. E mentre ti concentri ed esegui fluidamente i movimenti, che io leggo come un mix di yoga e danza, sudi quel tanto che basta a farti sentire soddisfatta del lavoro fisico e mentale svolto in quei 50 minuti.
Volevo amare me stessa e migliorarmi, il Pilates mi aiutava a farlo.

A novembre sono arrivati i giorni corti, le piogge torrenziali, il freddo e io ho smesso di andare in palestra, come da copione.
Invece di forzarmi, nel momento della messa alla prova mi sono ripiegata su me stessa, dopo il lavoro ho ricominciato a vagare con la mente e a dormire invece di uscire.
“Sono fatta così” non è una buona scusa, io però sono fatta proprio così, d’inverno muoio.

Primavera, ancora pioggia ma almeno c’è la luce.
Sono tornata in palestra, due settimane e di nuovo il mio corpo ha beneficiato di quei 50 minuti di esercizio lento e focalizzato.
Adesso che siamo a metà giugno restano solo altre cinque lezioni. Purtroppo le palestre non seguono il mio ritmo biologico, mentre gli istruttori vanno in vacanza io vorrei aumentare il numero delle lezioni, raddoppiarne la durata. Il dramma, per così dire, è che non ho uno spazio adatto a praticare Pilates per conto mio, c’ho provato a farlo in casa, ma ho bisogno del rito: preparare la borsa, uscire, fare quel preciso percorso a piedi, cambiarmi, sistemare il tappetino e seguire la classe.
Anche se non sono mai pienamente a mio agio con le altre persone, queste mi servono per essere costante, mi ancorano alla realtà.