Una manciata di polpettine dorate accompagnate da patate novelle cotte al vapore e della marmellata di ribes, orologi metallici, la bella vetrata e la vista che si spareggia nel vuoto dell’immenso parcheggio.
Automobiline automobiline, tutte ordinate tutte colorate.
Questo mi resta di noi due.
Gli scontrini nel mio borsellino raccontano di un libro comprato ad aprile, una maglia a dicembre, cianfrusaglie di marzo, frammenti di un pensiero che sembrava poetico e adesso è indecifrabile, scarabocchi sul retro di un invito.
Le mie mani che dividono separano democratiche e materne, sorelle, bambine gemelle.
Giochiamo, io sono la principessa e tu il cavaliere, giochiamo a fare la spesa.
Una cucina e due e tre…una fila di letti, una pila di cuscini, qualcuno che conosci e da cui vuoi scappare.
Questo mi resta di noi due.
Due autunni, due Natali, due capodanni. Due scarse primavere.. c’è sempre tempo per recuperare. Una estate travagliata, l’altra non è ancora passata.
Tag: personale
Mi sarebbe bastata una carezza
Mi sarebbe bastata una carezza, avrei vissuto per sempre nel caldo ricordo della tua mano. Mentre adesso posso solo scrivere della tua fuga, dei tuoi inganni e di quei ragni rossi, infaticabili, persistenti, numerosi, che si nutrono di sole sul mio terrazzo desolato, così come io stessa mi nutro di questa silenziosa arida desolazione.
Avrei avuto di che lodarti parlando di te a queste minuscole animelle insidiose, se tu mi avessi lasciato almeno la parvenza di una parola gentile.
Me gustaría ser un periquito verde
Vorrei un cappotto verde brillante che mi stesse addosso come un bel vestito.
Lo potrei abbinare a quella sciarpa tessuta, con mille e più colori, per me da mia madre, quest’inverno.
Indossandolo sembrerei un pappagallino.
Tutti gioiscono alla vista di un pappagallino, tutti gioirebbero nell’incontrarmi.
Non sono una conquistatrice
Non sono una conquistatrice, se lo fossi, non starei qui a scrivere di te, ti avrei tra le mie mani.
Ti avrei guardato per un istante carica di sensuali promesse e poi, sorretta da sottili tacchi di acciaio luccicante e fasciata in un abito a fiori rossi, mi sarei allontanata tra la folla, artigliando il suolo sicura, lasciandoti il gusto di inseguirmi, di chiedere a tutti i presenti: “Chi è quella donna, dove posso ritrovarla?”.
[Addii]
Vestiti neri e occhi dipinti non fanno di me una strega o una fata, ma solo una bimba che sola cammina. Discorsi eruditi e linguaggio forbito non fanno di me una donna di sapienza e di verbo, ma solo l’ombra di un’apparenza. Né le tue mani strette all’ancora circolare di un’auto rossa, fanno di te un pilota di formula uno. Né le mie scarpe col tacco daranno alle mie anche la giusta andatura. Né un calendario fermo sempre allo stesso mese potrà evitare che le stagioni svaniscano.
Tu mi raccogli tra i tuoi pensieri. In questa assenza di spazio mi adagio. Gli istanti scadono come grani dalla pigna.
Vestiti neri e occhi dipinti non fanno di me una strega o una fata, ma solo una bimba che sola cammina. Discorsi eruditi e linguaggio forbito non fanno di me una donna di sapienza e di verbo, ma solo l’ombra di un’apparenza.
Né una triste musica profumata di allegria può dare al tuo addio il gusto di una pietanza esotica.
[Lontani]
C’è l’attesa trepidante, la delusione, l’imbarazzo, la pausa, la paura, il gelo che scende tra due persone le quali, prima, avevano molto da dirsi ma, adesso non trovano più uno spazio comune. Non avrei mai pensato che tra noi potesse accadere, che il nostro silenzio potesse assumere le fosche tinte della fine di un sogno bellissimo, della sua trasformazione in incubo, per me il silenzio tra noi è un incubo.
[Vicini]
Il suo sorriso fugge, gli occhi mi scrutano quando sono distratta. Mi ama da lontano. Apprezzo questo suo bene fatto di attesa, di cene e celluloide. Apprezzo le sue mani discrete. Lui non sa bene, io stessa lo scopro adesso, che tra il mio chiasso e il mondo, il suo sussurrare delicato, adesso mi riempie.