Tag: Pandemia

Open Mic Web Edition

Open Mic Web Edition

L’Open Mic è una formula che consente agli artisti di proporsi sulla scena con sketch, monologhi e piccoli format non solo improvvisati. In epoca pre-pandemia Coffee Brecht giocava gli Open Mic durante il Coffee Hour, l’ora di improvvisazione teatrale dal vivo. Con le restrizioni dovute al lockdown e lo scempio delle attività teatrali ancora in vigore tutto lo spettacolo dal vivo si è fermato. Dal 20 marzo al 22 maggio però, ogni venerdì sera abbiamo giocato l’Open Mic su piattaforma zoom, adattando i giochi di improvvisazione al linguaggio video o creandone ad hoc.

Abbiamo sperimentato le jam, le canzoni improvvisate, dei miniformat pensati apposta per queste occasioni e adattamenti di programmi video-radio.

Sono stata una capitana di nave sadomaso, la ragazza dell’oroscopo, una stramba giornalista, un’amica snob e sadica, la donna tecnologica selezionata da una ricerca sociologica giocando in coppia o in gruppo – ognuno a casa propria.

A differenza di altre compagnie e scuole di improvvisazione abbiamo preferito aprire gli spettacoli solo al pubblico dei soci, cioè questo è stato un modo per stare vicini, non perdere del tutto l’allenamento e, soprattutto, divertirci. Alcune cose buone da questo esperimento sono venute fuori, qualcosa si può portare anche fuori dal web. Insomma abbiamo cercato il lato buono di una situazione disastrosa. In fondo l’improvvisazione insegna ad accettare sempre la proposta, valorizzarla e rilanciare.

Per costruire i miei personaggi ho usato il brainstorming, maneggiando le caratteristiche di ognuno prima di “andare in scena”, per poi adattare l’improvvisazione agli input che venivano dal pubblico.

Il desiderio di tornare a esibirsi copro a corpo è forte.

Nelle foto; in alto la grafica del Coffee Hour di Coffee Brecht, nell’articolo i miei personaggi.

OnLine: Fuori Scena, storie in LIS

OnLine: Fuori Scena, storie in LIS

La specificità dello spettacolo dal vivo è imprescindibile per potersi dire tale, deve svolgersi in presenza,  certo nell’incertezza del momento alcuni portano on line validi progetti modulati per il video. Fuori Scena, il progetto di lettura e traduzione in LIS di Martina e Valentina di Leva, per esempio è uno di questi.

Martina di Leva gestisce la scuola di Improvvisazione teatrale presso la quale mi sono formata, Coffee Brecht, è una formatrice di grande esperienza e un’attrice di talento, sua sorella Valentina studia al Teatro Stabile di Napoli ed è interprete LIS Lingua dei segni italiana, ha lavorato anche per la Rai durante il Festival di San Remo.
Ogni giorno sul loro canale youtube pubblicano un video in cui raccontano una favola o un capitolo tratto da un libro, al momento stanno leggendo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepúlveda.

Tra le mie storie preferite c’è Il palazzo di gelato di Gianni Rodari

L’immagine che illustra l’articolo appartiene alle attrici.

La pandemia, il corpo e il teatro

La pandemia, il corpo e il teatro

Ormai da settimane in Italia e in gran parte del mondo, quanto meno il nord del mondo, siamo tutti e tutte chiuse in casa, il lockdown perdura e perdurerà. A parte le farmacie, gli alimentari, i ferramenta e pochi altri negozi, tra cui quelli di elettrodomestici è tutto chiuso, le città sono deserte, vietati gli assembramenti e le riunioni, ogni attività che si svolga corpo a corpo, niente concerti, cinema o teatri.
In un primo momento abbiamo reagito cantando dai balconi, il canto è la più antica forma di comunicazione, cantano gli schiavi, cantano le mondine, cantano le dee. In molti si sono organizzati per continuare le proprie attività attraverso internet, le video chat, le call conference tramite Skype e Zoom, Google. Anche la scuola pubblica si è rimodulata, facendo o preparando un salto tecnologico che altrimenti avrebbe previsto almeno dieci anni. Anche le scuole di teatro cercano di fare una didattica ad hoc sui canali a disposizione.
La pandemia ci costringe a casa sconvolgendo le nostre vite, noi proviamo a restare ancorati alle abitudini e alle passioni come possiamo, il corpo isolato soffre e ci scambiamo messaggi d’amore con parole, letture ed emoticons.
Il teatro è un rituale che non può svolgersi attraverso uno schermo, questa è una verità incontrovertibile, quando ci proviamo il risultato è quello di un surrogato monco. Non è cinema, non è televisione, è corpo a corpo e dove non ci sono i corpi vale un bel testo certo, il riconoscimento dello sforzo, certo, ma ci manchiamo.
Tra tutti i settori quello delle arti dello spettacolo non esiste se non in presenza. L’assenza per chi vive di teatro è invisibilità, questa invisibilità va raccontata per non morire.