Paspartout è uno spettacolo di improvvisazione e disegno ideato da Omar Galván, che vede in scena lo stesso Galván e Diego Ingold. Entrambi improvvisatori di calibro internazionale che Coffee Brecht ha portato a Napoli questo fine settimana. Omar Galván, argentino, improvvisatore e formatore celebrato, e Diego Ingold, spagnolo, stanno in scena attorno a un tavolo la cui superficie viene proiettata su di una parete o un telo, sul tavolo i loro disegni e quelli forniti dal pubblico come input prima dello spettacolo, prendono da essi forma storie improvvisate.
Un format originale che mostra quanto variegato può essere il mondo dell’improvvisazione, che dall’attitudine sportiva dei match/cath/imprò va alla poesia del teatro più fisico o surreale, passando per i format di genere, tutto con gli stessi strumenti grammaticali di base.
Passpartout è andato in scena SOLD OUT al TIN Teatro Instabile di Napoli, sabato 16 marzo 2019, alle 21 con la collaborazione di Coffee Brecht.
Chi non conosce l’Improvvisazione come disciplina teatrale a se stante, dove si studia la drammaturgia improvvisata, non può immaginare quale mondo totalizzante sia. Tutto il bellissimo valtzer di workshp, laboratori, tradizione orale e scritta, strutture, esercizi, scuole di pensiero, assorbe chi fa impro completamente, le occasioni di incontro con altre realtà arricchiscono e mettono addosso la voglia di giocare assieme, di giocare con altre regole e poi tornare alle proprie arricchiti e cambiati.
Improvvisare significa farsi cambiare, dicono i maestri.
Giocare è una delle parole chiave dell’Impro, chi improvvisa è attore o attrice, certo, ma dire che recita è impreciso anche se di fatto recita, chi improvvisa gioca. Il lessico dell’improvvisazione come disciplina è mutuato dal mondo anglo-francofono, perché pur derivando in gran parte dalla Commedia dell’arte, ovviamente, viene definita come disciplina moderna tra Stati Uniti e Canada, poi si diffonde in tutto il mondo.
Dal mio diario disegnato, il villaggio che ha ospitato Agorapp per come appariva di notte, tornando in casetta a dormire.
I raduni di improvvisazione sono importanti per la formazione e il confronto, in più rappresentano un momento di aggregazione potente, ogni anno se ne tengono a decine in ogni paese in cui è diffusa l’impro, Agorapp anno zero è stato il raduno d’inizio anno che ha sostituito Wip – WorkImprogress, a seguito del cambio di direttivo in Improteatro, l’associazione nazionale italiana di improvvisazione teatrale.
Tema di Agorapp anno zero è stata la narrazione, le storie e lo storytelling, le masterclass erano organizzate su livelli, ma erano le medesime per tutti. E’ stato interessante perché ha permesso a tutti, formatori e informazione, di condividere le cose apprese a più livelli.
Detto questo, ammetto di essere arrivata ad Agorapp stanca, per motivi personali, e di essermelo goduta poco, nonostante la bella atmosfera e le masterclass super interessanti.
Ho imparato di sicuro nuove cose, sulla gestione della scena, sulle strutture, sul raccontare e questo è bellissimo. Vorrei allenarmi ogni giorno! Ah si, nell’improvvisazione le prove, dato che non c’è un testo ma solo una “dinamica”, si chiamano allenamento.
Se la maratona di improvvisazione della penultima sera è stata poco energica, lo spettacolo dei maestri l’ultima sera è stato pura poesia, in scena da sinistra Omar Galvan, Antonio Vulpio e Inbal Lori.
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