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Napoli-Venezia, un’ora e mezza di ritardo

Napoli-Venezia, un’ora e mezza di ritardo

Questo spettacolo è andato in scena il 13gennaio 2024 ad Underneath, Napoli.
Ideato da Gerardo Fierro, improvvisatore della scuola Coffee Brecht, nell’ambito dei progetti Plug&Play, ambientato negli anni Novanta vede un gruppo di passeggeri condividerei viaggio in treno che li porta da Napoli a Venezia. Il treno lungo il percorso accumula un ritardo di un’ora e mezza. Proprio il ritardo porta i passeggeri a condividere storie, opinioni e segreti.
Un progetto nato come copione teatrale che è stato traslato nel linguaggio dell’improvvisazione grazie alla co-regista Silvia Ranucci.

Per creare il mio personaggio mi sono ispirata al modello estetico di Brenda Walsh, la protagonista di Beverly Hills 90210, al mattino con la mia parrucchiera abbiamo realizzato la pettinatura divertendoci a rievocare i fatti di quelli anni, che sono anche gli anni della nostra adolescenza.


Il pubblico ha indicato nomi, professioni e motivo del viaggio scrivendo sul biglietto fornito all’entrata in teatro. Ho realizzato una grafica che riprende i veri biglietti del treno degli anni ’90.



Le foto di scena sono di Diego Purpo.

Scrivo delle cose su Pane e Oro

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Il dono del pane e un treno di fragilità umana, una lunga tavolata e delle ciotole d’oro, è la mostra Pane e Oro di Mimmo Paladino al Made in Cloister a piazza Enrico De Nicola, accanto alla chiesa di Santa Caterina a Formiello, Napoli.
Ritrovo i suoi simboli e le sue ossessioni, la linea dei corpi, la materia.

Costo del biglietto 4 euro, 2 ridotto. Fino al 10 novembre 2018.

Visitata il 9 ottobre 2018.

Foto anche su Instagram, Lilla Rainbow.

 

Vasca, Mimmo Paladino

paladino

Ogni volta che torno in un museo, in questo caso a Capodimonte, dove torno almeno una volta al mese, mi trattengo davanti a un’opera che già conosco per capire se vedo qualcosa di nuovo. Vedo qualcosa di nuovo ogni volta.
Vedo qualcosa di nuovo ogni volta che ritorno su un’opera che già conosco, come accade con i libri, una musica. Allora penso a quanto sia davvero utile aver passato un’intera giornata al Kulturforum di Berlino o al Louvre a Parigi, può non significare nulla, nemmeno quando scegli di vedere solo alcune opere per non essere stordita, specialmente nelle quadrerie. Certo è utile visitare i musei anche una sola volta per capire proprio il museo, per iniziare a capirlo almeno, ma se non ci torni resta poco, pochissimo, delle opere.

In questo caso ricordavo che Vasca è molto grande, il rosso prevale, ha degli elementi a rilievo, al centro ci sono degli amanti. A partire dai primi anni Ottanta Paladino comincia a inserire elementi in rilievo nelle sue opere, in particolare Vasca faceva parte del gruppo di opere esposte a Villa Pignatelli nel 1995 in occasione di una personale dell’artista.

Vasca, Mimmo Paladino, particolare, foto LillaRainbow

Mi piace quest’opera, i due amanti sul fondo della vasca sono sospesi nel tempo, le figure che gli ruotano attorno, come un mondo confuso che osserva e biasima, perché quella donna con un bastone in mano esprime una sorta di giudizio? quello è un uomo alla finestra? la vasca è un rifugio, un nucleo (o una bara?). Un teschio, un’anima, un bambino, al centro del petto di lei. Il triangolo azzurro è un occhio? Le informazioni su Vasca sono poche, in rete almeno e non possiedo libri che raccontino l’arte di Paladino, nonostante le numerose mostre e le opere presenti in tanti musei e città. L’artista stesso preferisce non fornire troppi agganci per l’interpretazione delle sue opere, i segni sono segni e non significano altro che loro stessi. Inevitabilmente guardandola costruisco una storia, laddove l’intenzione narrativa probabilmente è assente.

Cosa dice il cartellino?

Mimmo Paladino, 1948, Paduli, Benevento, Italia – Vive e lavora tra Paduli e Milano.
Vasca (1984), olio, pigmenti e acrilico su tela e struttura in legno (Dono dell’artista, 2007).
Mimmo Paladino è figura di primo piano della Transavanguardia, movimento italiano di ritorno alla figurazione che caratterizza la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. In quest’opera paladino evoca un passato mitico attraverso simboli (figure umane, teste, maschere, animali stilizzati, rami) combinati in un insieme che rompe la tradizionale bidimensionalità del quadro grazie all’inserimento sotto la tela di elementi irregolare rilievo. La vasca del titolo è lo spazio centrale profondo e bianco nel quale i due amantisi abbracciano, intorno a cui le altre figure emergono da un magma di colore rosso teso verso l’esterno.

La scheda sul sito dei Beni Culturali riporta:

Oggetto
Definizione (CIR): Installazione
Localizzazione geografico-amministrativa
Stato*: Italia
Collocazione: Contemporanei
Altre localizzazioni geografico-amministrative (provenienza)
Stato*: Italia
Altre localizzazioni geografico-amministrative
Stato*: Italia
Cronologia
Datazione certa anno: 1984
Definizione culturale
Nome scelto: Mimmo Paladino
Dati tecnici
Tecnica: Olio e collage su tela e legno
Unità: cm
Misure: 300 x 400 x 60
Altezza: 300
Larghezza: 400
Profondità: 60
Dati analitici
Testo:
Condizioni giuridica e vincoli
Proprietà: Stato
Indicazione generica: proprietà Stato

Non avevo capito niente, Diego De Silva

Non avevo capito niente
Non avevo capito niente

Diego De Silva
Einaudi
2007, 309 p., brossura

Questa è la storia di Vincenzo Maliconico, avvocato di scarso successo, diviso tra una casa arredata con mobili Ikea e uno studio condiviso con altri professionisti, di imprecisa definizione e fortuna. Mollato dalla moglie, con la quale continua, di tanto in tanto, a fare sesso, cerca di mantenere un buon rapporto con i complicati figli adolescenti. Vincenzo Malinconico si sente sempre inadeguato, incapace, ogni vittoria della sua vita gli appare come un grandissimo colpo di fortuna, in un mare di sfiga. Due fatti (per lui) incredibili, interrompono il piagnisteo della sua autocommiserazione, l’incarico per la difesa di Mimmo ‘o Burzone, un becchino di camorra, e l’interesse romantico di Alessandra Persiano, la più bella del tribunale.

Le riflessioni digressive del personaggio principale, nonché voce narrante, vere protagoniste del romanzo, costruiscono un mondo buffo, nostalgico, fatto di ingiustizie e solitudini, che il più delle volte fa ridere per non piangere.

Superate le prime 25/30 pagine il libro corre leggero verso la fine.

Di compagnia.

Recensione postata anche su Anobii qui.