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La temporaneità dell’arte urbana come stimolo alla creazione

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The temporary nature of urban art as a stimulus to the creation

Ho fatto in tempo a vedere e fotografare l’opera “La pietà di Pasolini” di Ernest Pignon. Comparsa nel fine settimana scorso sul recinto di Santa Chiara, a via Benedetto Croce (Napoli), è già stata “vandalizzata”. Vandalizzata è un termine interessante, appropriato, lo usano gli articoli che riportano la notizia e le persone che la commentano, segno che l’opera era già stata adottata dalla città, più di tante opere d’arte urbana, anch’esse altrettanto “vandalizzate”. Gli strappi sono sul viso e sul petto del Pasolini morto.
Lo scorso sabato mattina c’era la fila per farsi una foto accanto all’opera. Appena l’ho vista ho pensato subito che avrebbe avuto vita breve, non tanto per cinismo, ma perché quella è una via trafficata a ogni ora, tra turisti, abitanti e ragazzini. Mi domando quanto di politico ci sia in quegli strappi e quanto di casuale. Certo, di fronte a un’opera d’arte ci auspichiamo che la bellezza vinca il degrado, vorremmo che le cose belle si conservassero immutate e immutabili, rispettate. Per tornare a goderne, perché valutiamo che esse ci arricchiscono. Ma l’arte urbana nasce per essere effimera, poiché la sua finalità è quella “parlare” e interagire con l’ambiente circostante.

The work of Ernest Pignon “The Mercy of Pasolini” was vandalized. But urban art is ephemeral and we must put aside the idea of the art object as a fetish. We need to focus on the creative process.

Nel piccolo manuale di guerrilla art “Risveglia la città” di Keri Smith, titolo originale The Guerilla Art Kit, c’è un paragrafetto sull’accettazione della temporaneità dell’arte urbana. Non è facile da accettare per una società abituata a conservare nei musei anche le pietre più piccole, giustamente. Ma l’arte può essere temporanea (come nelle performance a esempio) come è temporanea la vita. Il valore si trova, per entrambe, nel processo creativo e non nella permanenza. Cito da pagina 17:

Che senso ha un’opera che nasce temporanea? (…) Un lavoro che non rimane per sempre ci ricorda che niente nella vita è permanente, che ogni condizione è temporanea e transitoria. Prendere in considerazione questo concetto ci insegna ad accogliere il cambiamento nella nostra vita, invece di rifiutarlo. Quando si nota un’opera che c’è un giorno ma il giorno dopo non c’è più, si crea una certa forma di energia/entusiasmo dentro una comunità.
Questo permette agli osservatori di prendere parte all’esperienza come un investigatore che vuole scoprire un mistero.
creare un lavoro effimero aiuta a liberarci dall’attaccamento al prodotto finale e ci spinge a prestare ancora più attenzione al processo.

La temporaneità dell’arte urbana è uno stimolo alla creazione non un limite, questo è il punto. Per elaborare il dispiacere che si prova di fronte agli strappi sul lavoro di Ernest Pignon, forse, dobbiamo confrontarci con la nostra tendenza a idolatrare i prodotti finiti invece di vivere l’esperienza della creazione.

Nel post cito:
Risveglia la città! – Keri Smith
Terre di Mezzo Editore
ISBN: 9788861893481
Pagine: 144

Wreck this journal, Keri Smith

Finalmente è arrivato il mio “Wreck this journal” di Keri Smith. Sabato me lo ha consegnato il mio amico (ed ex capo al ) C. durante l’inaugurazione di IoCiSto. Che poi, è sulla sua bacheca che l’ho scoperto, me lo ha preso su Amazon (orrore!) perché purtroppo non è stato possibile averlo tramite Ubik (mia prima scelta) o altre librerie.

Cos’è?

Si tratta di un progetto creativo, ogni pagina del libro suggerisce un’azione che devi eseguire su e con il libro stesso. Distruggilo, dice l’autrice. Si tratta di disegnare, colorare, strappare, incollare, intrecciare, bagnare, spruzzare, decorare, appallottolare, prendere a calci e sotterrare.
Il libro, con i suoi parenti stretti, impazza tra le crafty inglesi, americane, brasiliane e latine. In Italia è meno diffuso, benché sia stato pubblicato anche nella nostra amabile lingua, probabilmente questo accade perché abbiamo un approccio più “accademico” al mondo dell’arte, nonostante Munari.

Questa è Keri Smith, l’autrice, che ci racconta del suo libro da distruggere.

Il suo sito e il suo facebook.

Basta guardare su Google per vedere in quanti modi si possono reinterpretare i suoi suggerimenti, o su Youtube, Pinterest, Tumblr, Flickr.

Sì, è proprio come pensate, si tratta di una cosa da ragazzine, almeno così viene recepita. Possiamo dire che si tratta di una cosa per chi ha lo spirito di una ragazzina. Per questo è divertente. Prendere una cosa e trasformarla in qualcos’altro, questo è la creatività, dice Keri nel video, ed è interessante darsi delle regole e rispettarle durante il processo, aggiungo.

Ho guardato molti video, alcune persone hanno più talento delle altre nel rielaborare i suggerimenti – preferisco chiamarli suggerimenti e non “comandi”, come mi è capitato di sentir dire in italiano -, spesso prevale lo spirito del compito da portare a termine, a volte con ironia altre meno. Raramente ci si discosta dal tracciato. A ogni video e galleria di immagini cresce dentro di me il desiderio di iniziare.

Quella dopo il “continua a leggere” è un’intervista rilasciata da Keri Simth a http://brainfactor.it in cui l’autrice parla di creatività, ispirazione e filosofia.

Continua a leggere “Wreck this journal, Keri Smith”