Improv Horror Comedy. Un sabato di Ordinaria paura è andato in scena il 13 dicembre 2025 e io riesco a parlarne solo ora, perché in questo momento mi manca più che mai. Lo spettacolo è stato l’esito di un percorso di elaborazione collettiva che ho guidato per circa tre mesi sul genere Horror Comedy, lavorando sulla caratterizzazione dei personaggi, la trama e di alcuni strumenti del genere come il jumpscare, l’effetto comico, la lotta per la sopravvivenza e le morti in scena.
L’idea del progetto è nata durante la scorsa estate quando, durante un breve viaggio in auto, raccontavo a Martina Di Leva, la direttrice artistica di Coffee Brecht, della mia passione per questo genere e dell’idea un po’ pazza di portarlo in scena, nell’improvvisazione. Lei mi ha spronata provarci e così mi sono lanciata nell’impresa più difficile che ci possa essere: far ridere mettendo paura.

All’inizio ho fatto molta ricerca, ovviamente conoscevo già i capisaldi cinematografici di questo genere, ma a teatro? Ok quello di testo, conosciamo tutti La piccola bottega degli orrori e Rocky Horror Show (entrambi miei grandissimi amori), ma nell’improvvisazione? Nell’improvvisazione il genere horror è più una categoria di stile, non si va oltre il sapore, l’atmosfera nella short, ma le long form horror sono più uniche che rare. On line si trova qualcosina in inglese, poca roba. L’horror piace, quello comedy è un filone apprezzato allora perché c’è così poco materiale?
Studiando i giochi e le strutture mi è parso evidente che l’impresa sarebbe stata complessa, forse proprio questa complessità scoraggia chi vorrebbe giocare questo genere in uno spettacolo di respiro più ampio. Anche perché la regia di uno spettacolo di improvvisazione è una scommessa ancora più grande della regia di uno spettacolo di testo scritto, dato che per definizione ogni improvvisatrice e ogni improvvisatore è regista di se stessə. Questo rende il tutto più rischioso ma conseguentemente anche più eccitante.

Due pensieri due sulla regia nell’improvvisazione:
1. la regia nell’improvvisazione non esiste. Posso mettere il mio nome sulla locandina, aver trascorso mesi a montare lo spettacolo dando indicazioni precisissime, l’improvvisattore/trice traduce e si dirige, porta se stessə nel gioco della messa in scena in una misura vicina al 100% e la storia va come deve andare (non esiste l’errore). E questo è il bello;
2. la regia nell’improvvisazione esiste, nella misura in cui esiste in tutte le messe in scena, tu hai una visione, cerchi di far uscire delle cose dalle persone con cui giochi, il tutto riuscirà se la sintonia di gruppo e l’equilibrio tra le parti sarà (semi)perfetto grazie alla tua guida. E questo è il bello.
Improvvisare in tanti spettacoli ti insegna a dirigere un’improvvisazione? Si e no. L’improvvisatore/trice sa dirigersi in maniera sempre più accurata via via che fa esperienza, è sensibile in maniera crescente alla scena, questo è un punto fermo dell’improvvisazione. Considerando che respingo la dittatura come forma di interazione e amo la collaborazione, la condivisione, vedo gli errori che ho commesso in questo percorso e hanno a che fare con la difficoltà di mediazione, causata dall’inesperienza, e mi dico comunque contenta di ciò che ho fatto, ovviamente insoddisfatta e smaniosa di riprovarci. La parte più bella resta l’equilibrio nutritivo tra tutte le parti. Lo spettacolo è un’opera collettiva, non del singolo e per me questa è una verità luminosa.

La mia strategia di reclutamento è stata di aprire la partecipazione a tuttə: “Iscriviti a questo plug and play se ti piace l’horror comedy”. Ha funzionato. La mia squadra fortissima, ferratissima, appassionata e piena di energia si è formata da sola e splendidamente.
Gli allenamenti hanno avuto inizio a fine ottobre, con cadenza bisettimanale, in alcune occasioni trisettimanale, un training intenso ma necessario dato il numero di elementi da studiare e definire. Scaletta degli incontri alla mano ci riunivamo in sala prove e per due ore e mezza, tre ci calavamo nel nostro mondo di mostri, paure, sangue e sopravvivenza, tra una battuta e l’altra.
Ho avuto paura di fallire ogni giorno mi svegliavo con l’ansia di non riuscire a sostenere l’incontro successivo. È stato bellissimo. Avrei voluto mollare tutto proprio verso la fine di novembre, fuggire dalla prova, ma ho amato ogni istante di quei mesi. Mi preoccupavo che le persone stessero bene, ogni giorno scrivevo nella nostra chat di gruppo suggerimenti cinematografici e piccoli spunti di riflessione, la squadra ricambiava con altrettanto entusiasmo.
Dunque ci sono stati i brainstorming sul macro genere e sul sottogenere: cosa sappiamo? cosa ne pensiamo? cosa ci piace? cosa non ci piace? funziona? perché? Poi quelli sui personaggi: che personaggi troviamo in questo genere? come agiscono? quanto e come sono caratterizzati? Allora le strutture: quante strutture abbiamo, da cosa sono caratterizzate, come possiamo scomporle? quali funzionano meglio secondo te?
Tante domande inframmezzate da esercizi di zattera, scene a quattro, a due, sugli strumenti, sul personaggio, sulle microstrutture. Il lavoro sulla morte in scena con Diego Purpo, maestro ospite del percorso specializzato in corporea, è stato fantastico. L’introiezione dei meccanismi comici e il montaggio a volte faticoso.
Nella mia testa avevo molte idee, non sono partita con un’unica immagine ma con un collage, la potremmo chiamare “vision board mentale” dello spettacolo, via via è diventata una scaletta.
Durante il il training siamo crescitə assieme, la loro fiducia mi faceva tremare e mi dava energia, suppongo di aver sortito lo stesso effetto su di loro: ansia per la “buona” riuscita e fiducia nella buona riuscita.
Le musiche e il disegno luci hanno aggiunto alla narrazione elementi spettacolari chiave.
Insomma alla fine abbiamo giocato una (simil) slasher dagli effetti comici (a volte ricercati a volte involontari). Il pubblico si è divertito, noi ci siamo divertitə e migliorare è sempre possibile, per fortuna.
Improv Horror Comedy. Un sabato di Ordinaria paura è andato in scena il 13 dicembre 2025 di sabato e in questo momento della mia vita, in questo momento di fermo forzato dall’improvvisazione, mi manca più che mai.
Squadra mi manchi più che mai!


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