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Il fiume, Marco Lodoli

Foto scattata sabato 9 settembre 2017

La storia è quella di Alessandro padre divorziato di Damiano il quale un giorno cade nel Tevere e, mentre suo padre se ne sta immobile sulla riva del fiume a osservarlo inghiottito dall’acqua, viene salvato da uno sconosciuto. Alessandro, che basa su una routine priva di slanci il rapporto con suo figlio, subisce una scossa. Damiano chiede ad Alessandro di ritrovare l’uomo, per ringraziarlo, inizia così un lungo peregrinare nella notte romana alla ricerca dell’uomo. L’uomo che alla fine Alessandro dovrà trovare è se stesso, attraverso i ricordi di una vita vissuta senza mai toccare realmente le cose, permeato dal senso di apatia che lo accompagna fin dall’infanzia. In questa storia la madre di Damiano è solo una voce che insulta e minaccia al telefono un ex marito che sembra aver fallito in ogni cosa, come compagno, come curatore fallimentare e come padre.
Un romanzo quindi di formazione (attraverso la notte e gli incontri Alessandro arriva al mattino cambiato) che prende a pretesto il rapporto padre-figlio, più che farne il centro, per raccontare in maniera, spesso grottesca ed esagerata, Roma e i suoi scenari privati.

Arrivata a poco più della metà immaginavo un finale diverso, più cinico sicuramente, non so se tornerò a leggere un romanzo dell’autore.

 

Il fiume
Marco Lodoli
Einaudi
pp 101
€ 14,50