Ormai da settimane in Italia e in gran parte del mondo, quanto meno il nord del mondo, siamo tutti e tutte chiuse in casa, il lockdown perdura e perdurerà. A parte le farmacie, gli alimentari, i ferramenta e pochi altri negozi, tra cui quelli di elettrodomestici è tutto chiuso, le città sono deserte, vietati gli assembramenti e le riunioni, ogni attività che si svolga corpo a corpo, niente concerti, cinema o teatri.
In un primo momento abbiamo reagito cantando dai balconi, il canto è la più antica forma di comunicazione, cantano gli schiavi, cantano le mondine, cantano le dee. In molti si sono organizzati per continuare le proprie attività attraverso internet, le video chat, le call conference tramite Skype e Zoom, Google. Anche la scuola pubblica si è rimodulata, facendo o preparando un salto tecnologico che altrimenti avrebbe previsto almeno dieci anni. Anche le scuole di teatro cercano di fare una didattica ad hoc sui canali a disposizione.
La pandemia ci costringe a casa sconvolgendo le nostre vite, noi proviamo a restare ancorati alle abitudini e alle passioni come possiamo, il corpo isolato soffre e ci scambiamo messaggi d’amore con parole, letture ed emoticons.
Il teatro è un rituale che non può svolgersi attraverso uno schermo, questa è una verità incontrovertibile, quando ci proviamo il risultato è quello di un surrogato monco. Non è cinema, non è televisione, è corpo a corpo e dove non ci sono i corpi vale un bel testo certo, il riconoscimento dello sforzo, certo, ma ci manchiamo.
Tra tutti i settori quello delle arti dello spettacolo non esiste se non in presenza. L’assenza per chi vive di teatro è invisibilità, questa invisibilità va raccontata per non morire.
Tag: Corpo
patch test
I cerotti che mi tiravano la pelle sulla schiena me li ha strappati una specializzanda questa mattina. Aveva i capelli castano chiaro e gli occhi come due noccioline, era più giovane di me e il camice immacolato le illuminava l’incarnato rosa. Ha sorriso dicendo ‘si spogli’ nell’ambulatorio caldo. Non c’è stata alcuna reazione ai quaranta patch test, bisogna aspettare però domani per averne conferma, per identificarle meglio ha cerchiato le zone su cui erano applicati con un pennarello blù, facendo pressione più volte nello stesso punto perchè ero sudata e l’inchiostro non si attaccava.
Mia madre ha fatto gli occhi domopak ripetendo ‘è sicura? è sicura?’. Sarebbe stato emotivamente economico e medicamente semplice curare una allergia per sottrazione, invece l’indeterminatezza diagnostica persiste e si rifugia nel vago medichese che continua a confonderci le idee. Al ritorno dall’ospedale non c’era gioia così abbiamo comprato delle agende colorate come felice augurio; camminandole accanto sotto la pioggia ho minimizzato le sue angosce ostentando leggerezza in discorsi futili, ma ha continuato a tenere gli occhi fissi nel vuoto e si è sfogata regalandomi vestiti.
Espio
Espio in malacarne le mancanze della mia anima passata. Anelli infiniti di una maternità impietosa. Non c’è evoluzione in questo processo ma stasi e imputridimento. Polverizzo parole e narcisi e di questa penicillina astratta cospargo gli illividiti giorni. Colleziono psicosi, sussurro: Rex tremendae maiestatis, qui salvandos salvas gratis, salva me, fons pietatis.
