Una godibilissima rielaborazione della commedia shakespeariana allestita da Giammarco Cesario, all’interno della rassegna su Shakespeare tenutasti nel succorpo vanvitelliano dell’ospedale dell’Annunziata di Napoli.


fare memorie per il futuro
Una godibilissima rielaborazione della commedia shakespeariana allestita da Giammarco Cesario, all’interno della rassegna su Shakespeare tenutasti nel succorpo vanvitelliano dell’ospedale dell’Annunziata di Napoli.


I demoni del sogno è stato un rituale magico-religioso più che un workshop di improvvisazione. In due giornate abbiamo esplorato le parti oscure di noi stessi, siamo diventati un corpo unico che respira e si immerge nei luoghi. oscuri della mente. Un’esperienza intensa e bellissima con Gianluca Budini.
Il bambino con la bicicletta rossa, uno spettacolo durissimo in cui si racconta del torbido omicidio del giovanissimo Ermanno Lavorini, dodicenne scomparso da casa a fine gennaio 1969.
Il bambino con la bicicletta rossa
scritto e diretto da Giovanni Meola
da un’intuizione di e con Antimo Casertano
scenografia Flaviano Barbarisi
costumi Marina Mango
ass.te alla regia Annalisa Miele
foto di scena Nina Borrelli
produzione Virus Teatrali, Teatro Insania
Questa settimana è stata ricca di eventi teatrali, ho visto 13 spettacoli, uno dei quali scritto da me e da una compagna di scrittura. Ebbene sì, un mio testo è andato in scena!
I 13 spettacoli fanno parte della rassegna 13 Assassine, ideata dal direttore artistico del Teatro Tram, Mirko di Martino, tredici corti teatrali dedicati ognuno ad altrettante assassine. Fatti di cronaca, più o meno recenti, che diventano spettacoli e vanno a indagare lo spirito, la dimensione psicologica e le relazioni di quelle donne.
Tutto, per me, è nato a novembre del 2018, quando ho partecipato a un workshop di drammaturgia tenuto proprio da Mirko di Martino. Il workshop era centrato sulla scrittura di un corto teatrale true crime, da lì ci è stato proposto di scrivere una corto per la rassegna in programma. Abbiamo lavorato sul testo da fine novembre a fine gennaio, con la supervisione di Mirko, guida generosa e indispensabile, consegnata la drammaturgia alla regista Roberta Misticone, siamo state buone buone in attesa di vedere il suo allestimento.
Il nostro corto, Erba – Era Rosa Bazzi Assassina, è nato lavorando incessantemente sulle dinamiche sviluppatesi nel corso del tempo tra assassina e assassinata, ogni battuta è calibrata con cura, cura ossessiva direi, allo scopo di rendere umanità ai personaggi, ma senza giustificazioni.
Lo spettacolo è andato in scena sabato e domenica, le attrici Livia Berté e Milena Pugliese, erano perfette nei panni dei nostri personaggi, l’una sensuale, caotica e vitale, l’altra infantile, chiusa, dimessa. Esattamente le nostre Raffaella e Rosa. Roberta Misticone ha allestito uno spettacolo di grande impatto, con immagini forti che funzionano in sinergia con il nostro testo.
È accaduta una vera magia creativa.
Ogni spettacolo della rassegna è diverso dagli altri, alcuni sono sicuramente più vicini al mio gusto, altri meno, e pure in ognuno ho trovato qualcosa di interessante, un’idea originale che porto con me.
La rassegna in sé è un evento unico nel suo genere, non solo perché prende spunto da fatti di cronaca attuali, ma perché, senza grandi proclami, dà spazio e tante autrici, registe e attrici, tutte coinvolte nel progetto con le loro professionalità.
Erba andrà in scena nuovamente sabato 13 e domenica 14, ma per tutta la settimana gli spettacoli si ripeteranno a gruppi di 4:

Leonarda Cianciulli di Marina Cioppa, regia di Michele Brasilio, con Consiglia Aprovidolo e Stefania Remino
La strage di Erba di Rossella Corsuto e Valeria Salvi, regia di Roberta Misticone, con Milena Pugliese e Livia Bertè
Pia Bellentani di e con Leda Conti, regia di Sergio Di Paola
Il delitto di Chiavenna di Arianna Cristillo, con Antonio Granatina e Arianna Cristillo, regia di Giuliano Casaburi
Rina Fort di Angela Rosa D’Auria, con Elena Fattorusso, Roberta Frascati e Pietro Juliano
Erika e Omar di Patrizia Di Martino, con Rosaria Langellotto
L’omicidio Nadia Roccia di Claudia Balsamo, regia di Raffele Bruno, con Roberta Aprea e Federica Palo
Mascia Torelli di e con Rebecca Furfaro
Sonya Caleffi di Sharon Amato, con Antonia Cerullo
Daniela Cecchin di Raimonda Maraviglia e Alessia Thomas, regia Silvia Brandi, con Sabrina Gallo
Franca Bauso di Milena Pugliese, con Marco Fandelli
Lucrezia Borgia di e con Iolanda Schioppi, con Josepha Yavul Pangia
Beatrice Cenci di e con Ramona Tripodi
Il programma qui.
Paspartout è uno spettacolo di improvvisazione e disegno ideato da Omar Galván, che vede in scena lo stesso Galván e Diego Ingold. Entrambi improvvisatori di calibro internazionale che Coffee Brecht ha portato a Napoli questo fine settimana.
Omar Galván, argentino, improvvisatore e formatore celebrato, e Diego Ingold, spagnolo, stanno in scena attorno a un tavolo la cui superficie viene proiettata su di una parete o un telo, sul tavolo i loro disegni e quelli forniti dal pubblico come input prima dello spettacolo, prendono da essi forma storie improvvisate.
Un format originale che mostra quanto variegato può essere il mondo dell’improvvisazione, che dall’attitudine sportiva dei match/cath/imprò va alla poesia del teatro più fisico o surreale, passando per i format di genere, tutto con gli stessi strumenti grammaticali di base.
Passpartout è andato in scena SOLD OUT al TIN Teatro Instabile di Napoli, sabato 16 marzo 2019, alle 21 con la collaborazione di Coffee Brecht.
Se fate improvvisazione da almeno tre anni la fame di workshop sarà forte. In genere tutti i mestieri, le attività collegate al mondo del teatro, al mondo artistico, vedono impegnati amatori e professionisti nei workshop, chi li fa chi li fruisce, chi li fruisce e li fa a quelli con minore esperienza. Certo ci sono tanti bellissimi libri teorici sul teatro, ma la riflessione segue sempre la pratica, prima bisogna fare e poi ragionarci sopra, come ci dice Munari certo, nell’arte, come la pedagogia artistica contemporanea, come la ludopedagogia, L’improvvisazione in particolare è soprattutto una tradizione orale.
Lo scambio è alla base della crescita, durante la formazione di base e dopo, vogliamo arricchire la nostra cassetta di lavoro con nuovi strumenti e allenarci il più possibile, anche se non intendiamo andare in scena con la frequenza di chi di quest’arte fa anche una professione, semplicemente perché siamo nel vortice dell’esperienza e non vediamo l’ora di imparare e condividere.
Così ci iscriviamo ai workshop offerti dalla nostra scuola di improvvisazione, partecipiamo a quelli dei raduni di improvvisazione, se ne abbiamo la possibilità chiediamo di partecipare a quelli di altre scuole.
Se nell’improvvisazione si dice che non c’è errore, durante un workshop le cattive abitudini escono fuori tutte, specialmente nei giochi che già abbiamo fatto in precedenza, che pensiamo di conoscere bene.
E’ interessante segnalare che spesso alcuni giochi di improvvisazione si ripetono negli anni e nei vari workshop, ma con un livello di complessità e una funzione diversa a seconda del tuo anno di improvvisazione – si, noi ci “datiamo” dall’anno di improvvisazione.
Un gioco come quello delle sedie, molto simile a quello che si fa da bambini, per cui c’è una sedia vuota e una persona in piedi che deve sedersi, mentre gli altri si spostano per “impedirglielo”, un gioco/esercizio come questo ha un diverso significato se lo fai al secondo anno o al quinto.
Quando un workshop è un buon workshop? il mio parere al momento è che un workshop è stato un buon investimento di tempo e denaro, quando ti permette di spostare oltre il limite dell’abitudine il tuo modo di improvvisare. Quindi non tanto la quantità di giochi che riesci a segnarti sul quadernino degli appunti, che tornano utili di certo, ma soprattutto quanto giocando hai superato quel limite che ti caratterizza durante il corso annuale o le improvvisazioni che fai di solito.
Nel novembre del 1980 avevo tre anni, i miei ricordi del terremoto hanno tutti a che fare con sensazioni fisiche: la nausea sulle scale che ondeggiano, il senso di urgenza di una pipì trattenuta in strada per ore, la fame, i piedi freddi.
Nei mesi e negli anni successivi innumerevoli tecnici del comune, vigili del fuoco, muratori e ingegneri che andavano e venivano da casa mia senza sosta. Pure un cugino che dalla Svizzera venne a Napoli per seguire i fondi destinati alla ricostruzione. I terremotati hanno occupato gli stabili del comune fino alla fine degli anni Novanta.
Il fulmine nella terra. Irpinia 1980 scritto e diretto da Mirko Di Martino, interpretato da Orazio Cerino, racconta i primi momenti immediatamente successivi al sisma, quando gli irpini, il sud, si scoprì italiano, chiedendosi dove fosse lo stato.
Lo spettacolo è su RayPlay
Oppure su Youtube
Achille Campanile ingiustamente dimenticato dalla maggior parte dei programmi di letteratura italiana a scuola, è il punto di partenza di una collettanea di atti unici, basati su strutture per loro natura brevi e brillanti, di questo spettacolo allestito nell’ora di Improvvisazione teatrale di CoffeeBrecht, appuntamento fisso in sala Coffee, dove gli amatori sperimentano nuovi format.
150… La gallina canta
spettacolo di Improvvisazione Teatrale
regia Martiña Di Leva
In scena
Ines Antonella Barone
Mauro Frojo
Giulia Gargiulo
Livio Langella
Lucia Lombardi
Clio Di Manna
Eduardo Mignone
Francesca Miraglia
Antonella Pappalardo
Gaia Rubba
Il primo incontro dell’Impro Panaro Cup 2019 ha visto contendersi la vittoria, sul palco del Teatro Nest di San Giovanni a Teduccio, la squadra di Napoli Coffee Brecht e la squadra di Lecce ImprovvisArt. Le due squadre hanno gareggiato sul terreno delle Impro libere brevi, dei Monologhi, delle Canzoni improvvisate e dei generi. Proprio sul finale, quando il fato sembrava favorire ImprovvisArt, Coffee Brecht ha rimontato e vinto l’incontro!
Prima dell’incontro c’è stata l’esibizione dei terzini, prima prova di palco per i “maturandi” dell’ultimo triennio.

L’Imprò è un format Improteatro che unisce il Match e il Theatresports, in cui due squadre, composte da quattro improvvisatrici e improvvisatori, si sfidano a colpi di game e short, suggeriti dal pubblico, sotto lo sguardo severo del/a giudice di gara, che attribuisce penalità e toglie punti, e votati mediante cartellini colorati dalla platea.

La versione partenopea coinvolge il Panaro, contenitore feticcio nel quale vengono custoditi gli input del pubblico.
Chiaro? Parlo “ostrogoto”? Beh il 9 marzo Coffee Brecht sfiderà Estro Destro Pescara, quella è l’occasione giusta per capirci qualcosa, info alla pagina di Coffee Brecht!
Come suggerisce il titolo, che cita il testo d Shakespeare, questo non è quello che è. Lo spettacolo prende a pretesto un’allestimento di Otello a Cipro, per muovere una critica al sistema teatrale, così come si è trasformato negli ultimi quindici anni. Soffocando le piccole realtà nella burocrazia e nella ricerca affannosa di fondi, per cui, non è più l’artista che elabora la proposta e sperimenta per poi incontrare l’ingaggio, ma se lo crea rispondendo a rigidi parametri calati dall’alto, la ricerca teatrale muore.
Visto venerdì 15 febbraio 2019.
This is not what it is. Otello
tratto da Otello di William Shakespeare
di e con Marco Sanna, Francesca Ventriglia
produzione Meridiano Zero
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