Sula – Toni Morrison | pag. 37-38

Hanna si rifiutò di vivere senza le attenzioni di un uomo, e dopo la morte di Rekus ebbe una sfilza ininterrotta di amanti, per lo più mariti di amiche e vicine. Il suo modo di flirtare era dolce, discreto e schietto. Mai una ravviatina ai capelli, nessuna smania di cambiarsi d’abito, mai una passata di belletto o un qualsivoglia gesto: trasudava sesso da ogni poro. Con addosso sempre la solita vecchia tunica di cotone stampato, a piedi nudi d’estate, d’inverno con un paio di scalcagnate pantofole maschili di pelle, rendeva gli uomini consapevoli del suo sedere, delle caviglie sottili, della pelle fresca di rugiada e del suo collo incredibilmente lungo. E poi gli occhi sorridenti, quel suo modo di girare la testa – tutto così invitante, lieve e giocoso. La sua voce si trascinava, si abbassava e si piegava, dando musicalità alle parole più semplici. Nessuno al mondo sapeva dire “ehi, dolcezza” come Hanna. Quando la sentiva, l’uomo si calava il cappello sugli occhi, si tirava su i pantaloni e pensava all’incavo alla base del collo di Hanna. E mai il minimo malinteso su lavoro e responsabilità. Eva metteva alla prova i suoi uomini, litigava, li faceva sentire come se avessero combattuto contro un avversario degno, seppur gradevole; Hanna non esagerava mai, non avanzava pretese, faceva sentire l’uomo perfetto e meraviglioso così com’era, non c’era bisogno di fronzoli: cos’ lui si rilassava e andava in estasi, avvolto dall’alone luminoso di Hanna che lo illuminava per il solo fatto che lui esisteva. Se per caso, quando l’uomo entrava, Hanna stava portando su dalla cantina un secchio di carbone, lo maneggiava in modo da farlo diventare un gesto d’amore. Lui non muoveva un dito per aiutarla, perché voleva veder apparire le sue cosce quando si chinava per posarlo, ben sapendo che anche lei voleva che le guardasse.

Ma in quella casa affollata non c’erano luoghi per privati e spontanei incontri d’amore; allora, d’estate, Hanna accompagnava l’uomo giù in cantina, dove era fresco, tra i bidoni di carbone e i giornali; d’inverno entravano nella dispensa e rimanevano in piedi, appoggiati agli scaffali colmi di scatolame, o giacevano sui sacchi di farina, sotto le sfilze di peperoncini verdi. Quando questi posti non erano praticabili, scivolava nel salotto, che raramente veniva usato, oppure di sopra, in camera da letto. Quest’ultimo posto però le piaceva di meno, non perché Sula dormisse nella stanza con lei, ma perché il suo compagno d’amore tendeva sempre ad addormentarsi, dopo, e Hanna era piuttosto esigente riguardo alla persona con cui dormire. Avrebbe scopato praticamente con chiunque, ma dormire con qualcuno implicava per lei fiducia e impegno definitivi. Così i suoi amanti furono sempre diurni. Una volta soltanto Sula tornò a casa da scuola e trovò sua madre a letto, accoccolata tra le braccia di un uomo.
Avendo notato che il suo passo, quando usciva dalla dispensa, era agile come quando era entrata ma più felice, Sula imparò che il sesso era un’attività piacevole e frequente, ma per altro verso di poco conto. Fuori di casa, dove i bambini ridacchiavano scioccamente della biancheria intima, il messaggio era diverso. Così esaminava bene il viso di sua madre e degli uomini quando aprivano la porta della dispensa, e poi fece le sue scelte.

____________

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

Image: pookaslogic.tumblr.com

Sula – Toni Morrison | Incipit e pag. 37-38

Sula – Toni Morrison | Incipit e pag. 37-38

Oggi inizio a leggere Sula di Toni Morrison.
E’ la prima volta che leggo qualcosa di questa autrice premio nobel per la letteratura nel 1993. Volevo acquistare Beloved ma, assieme alla libraia che li ha cercati con me sia fisicamente che nel computer, ho scoperto che i libri di Toni Morrison non sono stati ripubblicati negli ultimi anni. Nel libro edito da Frassinelli, in lingua italiana, si riporta il 1975 come data della prima pubblicazione in lingua inglese, mentre su wikipedia in inglese c’è il 1973.

Toni Morrison in un’immagine che ho trovato navigando in Google.

La pagina wikiquote italiana contiene qualche notizia interessante sul suo rapporto con l’Italia, ma anche sulla percezione della letteratura afro-americana rispetto a quella bianca:

“Se io scrivo di afro-americani, i critici mi definiscono black writer, se John Cheever scrive di bianchi del New England, la discussione s’impronta sulla complessità del racconto. Spero che un giorno la letteratura non sarà più divisa tra nera e bianca. Perché sono abbastanza stufa di essere considerata una sociologa invece di una letterata.”

Esattamente come viene percepita la letteratura scritta da donne rispetto a quella scritta da uomini.

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

 

Dal libro:

E’ una fortuna enorme sentire
la mancanza di qualcuno
molto prima che ci lasci.
Questo libro è per Ford e Slade, che mi
mancano anche se non mi hanno lasciato.

Nessuno conosceva la rosa del mio
mondo tranne me… Ho avuto troppa
gloria. Non si può volere tanta gloria
nel cuore di qualcuno.

In quel posto, là dove hanno sradicato gli arbusti di solano e i cespugli di more per costruire il campo da golf di Medallion, un tempo c’era un piccolo agglomerato di case. Si ergeva sulle colline intorno alla città di Medallion, adagiata nella valle, e si stendeva fino al fiume. Ora li chiamano i sobborghi, ma quando ci viveva la gente di colore lo chiamavano il Fondo. Una strada, ombreggiata da faggi, querce, aceri e castagni, lo collegava alla valle. Ora i faggi non ci sono più, e così pure i peri dove i bambini sedevano tra i rami fioriti a dare la baia ai passanti. Sono state stanziate somme ingenti per abbattere gli spogli edifici sbiaditi ammassati lungo la strada da Medallion al campo da golf. Hanno intenzione di radere al suolo la Time and Half Pool Hall, la sala da biliardo, dove una volta i piedi che poggiavano sulle traverse delle sedie erano calzati di lunghe scarpe marrone chiaro. Un maglio d’acciaio ridurrà in polvere l’Irene’s Palace of Cosmetology, dove le donne posavano il capo sul lavatesta e pisolavano mentre Irene frizionava loro i capelli con qualche goccia di Nu Nile. Con l’aiuto di una leva gli uomini in abiti da lavoro color cachi forzeranno le tavole di legno del Reba’s Grill, la cui proprietaria cucinava con il cappello perché senza non riusciva a ricordare gli ingredienti.

pag. 3

Hanna si rifiutò di vivere senza le attenzioni di un uomo, e dopo la morte di Rekus ebbe una sfilza ininterrotta di amanti, per lo più mariti di amiche e vicine. Il suo modo di flirtare era dolce, discreto e schietto. Mai una ravviatina ai capelli, nessuna smania di cambiarsi d’abito, mai una passata di belletto o un qualsivoglia gesto: trasudava sesso da ogni poro. Con addosso sempre la solita vecchia tunica di cotone stampato, a piedi nudi d’estate, d’inverno con un paio di scalcagnate pantofole maschili di pelle, rendeva gli uomini consapevoli del suo sedere, delle caviglie sottili, della pelle fresca di rugiada e del suo collo incredibilmente lungo. E poi gli occhi sorridenti, quel suo modo di girare la testa – tutto così invitante, lieve e giocoso. La sua voce si trascinava, si abbassava e si piegava, dando musicalità alle parole più semplici. Nessuno al mondo sapeva dire “ehi, dolcezza” come Hanna. Quando la sentiva, l’uomo si calava il cappello sugli occhi, si tirava su i pantaloni e pensava all’incavo alla base del collo di Hanna. E mai il minimo malinteso su lavoro e responsabilità. Eva metteva alla prova i suoi uomini, litigava, li faceva sentire come se avessero combattuto contro un avversario degno, seppur gradevole; Hanna non esagerava mai, non avanzava pretese, faceva sentire l’uomo perfetto e meraviglioso così com’era, non c’era bisogno di fronzoli: cos’ lui si rilassava e andava in estasi, avvolto dall’alone luminoso di Hanna che lo illuminava per il solo fatto che lui esisteva. Se per caso, quando l’uomo entrava, Hanna stava portando su dalla cantina un secchio di carbone, lo maneggiava in modo da farlo diventare un gesto d’amore. Lui non muoveva un dito per aiutarla, perché voleva veder apparire le sue cosce quando si chinava per posarlo, ben sapendo che anche lei voleva che le guardasse.

Ma in quella casa affollata non c’erano luoghi per privati e spontanei incontri d’amore; allora, d’estate, Hanna accompagnava l’uomo giù in cantina, dove era fresco, tra i bidoni di carbone e i giornali; d’inverno entravano nella dispensa e rimanevano in piedi, appoggiati agli scaffali colmi di scatolame, o giacevano sui sacchi di farina, sotto le sfilze di peperoncini verdi. Quando questi posti non erano praticabili, scivolava nel salotto, che raramente veniva usato, oppure di sopra, in camera da letto. Quest’ultimo posto però le piaceva di meno, non perché Sula dormisse nella stanza con lei, ma perché il suo compagno d’amore tendeva sempre ad addormentarsi, dopo, e Hanna era piuttosto esigente riguardo alla persona con cui dormire. Avrebbe scopato praticamente con chiunque, ma dormire con qualcuno implicava per lei fiducia e impegno definitivi. Così i suoi amanti furono sempre diurni. Una volta soltanto Sula tornò a casa da scuola e trovò sua madre a letto, accoccolata tra le braccia di un uomo.
Avendo notato che il suo passo, quando usciva dalla dispensa, era agile come quando era entrata ma più felice, Sula imparò che il sesso era un’attività piacevole e frequente, ma per altro verso di poco conto. Fuori di casa, dove i bambini ridacchiavano scioccamente della biancheria intima, il messaggio era diverso. Così esaminava bene il viso di sua madre e degli uomini quando aprivano la porta della dispensa, e poi fece le sue scelte.

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Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

Image: pookaslogic.tumblr.com

Sula – Toni Morrison | Incipit e pag. 37-38

Oggi inizio a leggere Sula di Toni Morrison.
E’ la prima volta che leggo qualcosa di questa autrice premio nobel per la letteratura nel 1993. Volevo acquistare Beloved ma, assieme alla libraia che li ha cercati con me sia fisicamente che nel computer, ho scoperto che i libri di Toni Morrison non sono stati ripubblicati negli ultimi anni. Nel libro edito da Frassinelli, in lingua italiana, si riporta il 1975 come data della prima pubblicazione in lingua inglese, mentre su wikipedia in inglese c’è il 1973.

Toni Morrison in un’immagine che ho trovato navigando in Google.

La pagina wikiquote italiana contiene qualche notizia interessante sul suo rapporto con l’Italia, ma anche sulla percezione della letteratura afro-americana rispetto a quella bianca:

“Se io scrivo di afro-americani, i critici mi definiscono black writer, se John Cheever scrive di bianchi del New England, la discussione s’impronta sulla complessità del racconto. Spero che un giorno la letteratura non sarà più divisa tra nera e bianca. Perché sono abbastanza stufa di essere considerata una sociologa invece di una letterata.”

Esattamente come viene percepita la letteratura scritta da donne rispetto a quella scritta da uomini.

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

 

Dal libro:

E’ una fortuna enorme sentire
la mancanza di qualcuno
molto prima che ci lasci.
Questo libro è per Ford e Slade, che mi
mancano anche se non mi hanno lasciato.

Nessuno conosceva la rosa del mio
mondo tranne me… Ho avuto troppa
gloria. Non si può volere tanta gloria
nel cuore di qualcuno.

In quel posto, là dove hanno sradicato gli arbusti di solano e i cespugli di more per costruire il campo da golf di Medallion, un tempo c’era un piccolo agglomerato di case. Si ergeva sulle colline intorno alla città di Medallion, adagiata nella valle, e si stendeva fino al fiume. Ora li chiamano i sobborghi, ma quando ci viveva la gente di colore lo chiamavano il Fondo. Una strada, ombreggiata da faggi, querce, aceri e castagni, lo collegava alla valle. Ora i faggi non ci sono più, e così pure i peri dove i bambini sedevano tra i rami fioriti a dare la baia ai passanti. Sono state stanziate somme ingenti per abbattere gli spogli edifici sbiaditi ammassati lungo la strada da Medallion al campo da golf. Hanno intenzione di radere al suolo la Time and Half Pool Hall, la sala da biliardo, dove una volta i piedi che poggiavano sulle traverse delle sedie erano calzati di lunghe scarpe marrone chiaro. Un maglio d’acciaio ridurrà in polvere l’Irene’s Palace of Cosmetology, dove le donne posavano il capo sul lavatesta e pisolavano mentre Irene frizionava loro i capelli con qualche goccia di Nu Nile. Con l’aiuto di una leva gli uomini in abiti da lavoro color cachi forzeranno le tavole di legno del Reba’s Grill, la cui proprietaria cucinava con il cappello perché senza non riusciva a ricordare gli ingredienti.

pag. 3

Hanna si rifiutò di vivere senza le attenzioni di un uomo, e dopo la morte di Rekus ebbe una sfilza ininterrotta di amanti, per lo più mariti di amiche e vicine. Il suo modo di flirtare era dolce, discreto e schietto. Mai una ravviatina ai capelli, nessuna smania di cambiarsi d’abito, mai una passata di belletto o un qualsivoglia gesto: trasudava sesso da ogni poro. Con addosso sempre la solita vecchia tunica di cotone stampato, a piedi nudi d’estate, d’inverno con un paio di scalcagnate pantofole maschili di pelle, rendeva gli uomini consapevoli del suo sedere, delle caviglie sottili, della pelle fresca di rugiada e del suo collo incredibilmente lungo. E poi gli occhi sorridenti, quel suo modo di girare la testa – tutto così invitante, lieve e giocoso. La sua voce si trascinava, si abbassava e si piegava, dando musicalità alle parole più semplici. Nessuno al mondo sapeva dire “ehi, dolcezza” come Hanna. Quando la sentiva, l’uomo si calava il cappello sugli occhi, si tirava su i pantaloni e pensava all’incavo alla base del collo di Hanna. E mai il minimo malinteso su lavoro e responsabilità. Eva metteva alla prova i suoi uomini, litigava, li faceva sentire come se avessero combattuto contro un avversario degno, seppur gradevole; Hanna non esagerava mai, non avanzava pretese, faceva sentire l’uomo perfetto e meraviglioso così com’era, non c’era bisogno di fronzoli: cos’ lui si rilassava e andava in estasi, avvolto dall’alone luminoso di Hanna che lo illuminava per il solo fatto che lui esisteva. Se per caso, quando l’uomo entrava, Hanna stava portando su dalla cantina un secchio di carbone, lo maneggiava in modo da farlo diventare un gesto d’amore. Lui non muoveva un dito per aiutarla, perché voleva veder apparire le sue cosce quando si chinava per posarlo, ben sapendo che anche lei voleva che le guardasse.

Ma in quella casa affollata non c’erano luoghi per privati e spontanei incontri d’amore; allora, d’estate, Hanna accompagnava l’uomo giù in cantina, dove era fresco, tra i bidoni di carbone e i giornali; d’inverno entravano nella dispensa e rimanevano in piedi, appoggiati agli scaffali colmi di scatolame, o giacevano sui sacchi di farina, sotto le sfilze di peperoncini verdi. Quando questi posti non erano praticabili, scivolava nel salotto, che raramente veniva usato, oppure di sopra, in camera da letto. Quest’ultimo posto però le piaceva di meno, non perché Sula dormisse nella stanza con lei, ma perché il suo compagno d’amore tendeva sempre ad addormentarsi, dopo, e Hanna era piuttosto esigente riguardo alla persona con cui dormire. Avrebbe scopato praticamente con chiunque, ma dormire con qualcuno implicava per lei fiducia e impegno definitivi. Così i suoi amanti furono sempre diurni. Una volta soltanto Sula tornò a casa da scuola e trovò sua madre a letto, accoccolata tra le braccia di un uomo.
Avendo notato che il suo passo, quando usciva dalla dispensa, era agile come quando era entrata ma più felice, Sula imparò che il sesso era un’attività piacevole e frequente, ma per altro verso di poco conto. Fuori di casa, dove i bambini ridacchiavano scioccamente della biancheria intima, il messaggio era diverso. Così esaminava bene il viso di sua madre e degli uomini quando aprivano la porta della dispensa, e poi fece le sue scelte.

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Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

Image: pookaslogic.tumblr.com

Tradimento

Il tradimento mette di fronte alla necessità di una revisione.
La revisione del traditore, che può essere un soggetto qualsiasi, a tradire non è necessariamente un amato; la revisione di noi stessi; la revisione della relazione tra noi e il traditote e del contesto in cui si è consumato il tardimento, non solo come luogo ma, come insieme di individui che sul tradimento si sono espressi attraverso azioni e inazioni

fallimento

Ci fermiamo dell’androne del palazzo, ho deciso di saltare la prossima lezione, piove a dirotto, fa freddo e non ho le forze per correre in strada, attraversare piazzetta Nilo e Spaccanapoli, schivare gente, le auto a via duomo, salire al quarto piano a piedi – perché l’ascensore funziona con un lento meccanismo a gnomo – scoprire che i posti a sedere sono già presi e dover seguire stando seduta a terra, col jeans bangnato, il pavimento lurido e gelido.
Così si parla, una donna tunisina mi saluta, la saluto, quella che sta con noi nell’androne sputacchia battute sul suo odore, le sue sopracciglia e la peluria sua.
Le chiedo: Ma tu fai mediazione?
no, mi dice
a vabbè
perchè? fa lei
vorrei direle: Perchè saresti un fallimento, cose sei un fallimento come persona, già a 19 anni. Le dico: così, chiedevo.

Metà anno

Il fatto è, chi mi conosce lo sa, che per me il primo gennaio rappresenterà poco o niente, come ogni anno, perché per me il capodanno è il giorno del mio compleanno, quindi questo mese di dicembre, che per tanti è significativo, perché religioso, perché pagano, perché civile, e comporta questa cosa del bilancio, per me rappresenta solo la partecipazione abbastanza passiva, molto passiva, alla vita della comunità in cui sono capitata e della mia famiglia, nella quale pure sono capitata per caso.
Sembrerà che questo post non abbia un buon inizio. In realtà questa celebrazione collettiva mi dà l’occasione di valutare la tappa intermedia, essendo dicembre il mese che spacca in due il mio anno. Con furba motivazione. Perchè, se valutassi l’anno civile, questo 2010 sembrerebbe essermi sfuggito dalle mani, più degli altri anni.
Qualche flashback emerge dal buio: il niente poi il suo – di lei, egoista, sola, approfittratrice, un po’ ladra -arrivo, confusione – rabbia – allegria – affetto – stanchezza – nel mezzo, la sua partenza, la percezione della libertà ma anche della tristezza, poi essere una mamma in affitto  – proprio quando il mio senso materno stava a zero – recuperare dolcezza e comprensione, disciplina,  dall’oscurità invernale emergere – fine del mio anno passato, inizio di quello che è a metà – con un’estate caldissima, camminare a lungo, camminare tanto, fino a sentire i muscoli strapparsi, anche per cinque o sei ore di seguito, andare tutti i giorni in libreria a leggere libri troppo costosi per essere comprati o solo per vedere la gente che esiste, ma senza mai sfiorarla, poi il filobus due tre volte a settimana, il terrazzo bianco l’orizzonte azzurro e la collina e il vento che gira le pagine, ablativo – congiuntivo – aggettivo possessivo – gelati – fui, fuiste, fue, fuimos, fuisteis, fueron – mi accorgo allora che le parole in bocca hanno un gusto nuovo, elettrizzante, è il piacere e nient’altro che mi spinge a fare, pongo fine a una tortura (quasi) autoinflitta  durata veramente troppo, poi caos, poi il primo giorno di paura, poi giorni tutti simili ma operosi e allegri, fino ad ora, il cursore che lampeggia, io che scrivo questo post.
Quindi posso dire che l’anno civile che sta per finire non è stato un granché, ma il mio anno natale si sta sviluppando alquanto bene.
La furbata è nella percezione di avere due capodanni, perchè se è vero che questo prossimo non mi riguarda, è anche vero che non mi è indifferente, perchè partecipare passivamente è comunque un modo d’esserci, che se nel bilancio del 2010 c’è qualche passaggio che non posso più recuperare, per il mio personale capodanno ho ancora tanto tempo!

Le cose che restano

“Ci sono cose che volano,
Uccelli, Ore, Calabroni,
Ma di loro non m’importa.
Poi ci sono le cose che restano..”.
 
Si tratta di una fiction rai di cui sono state trasmesse per ora due puntate su quattro, il titolo riprende dei versi Emily Dickinson e racconta una storia di famiglia, famiglia borghese, una storia che in realtà non è molto originale. Ma ci sono personaggi gay senza i gheismi della tv. Che finalmente. Purtroppo però non si baciano mai, non si sfiorano mai e la relazione non è chiaramente esplicitata, cioè una persona poco scaltra li scambierà per cari amici.
In più c’è un giovane architetto che fa il muratore per imparare, sottoposto ad uno di colore che di muratura ne sa ben più di lui e non si fa problema a correggerlo, finalmente. Buone intenzioni.
Il parallelismo con Brother&Sister ci nasce spontaneo, la differenza è marcata, se Nora è effettivamente una matriarca, Anita è invece una donna fragile che si lascia andare al dolore.

Janis Joplin – Magic Of Love

“Magic Of Love”

Ooh! Hey, hey, now!

Alright,
You went away, had your chance to say
“I love you and I need you baby”
Yeah, but even if
Honey, I told you daddy now
You wouldn’t believe me anyway, no, no, no.
Maybe you will now,
I’ve changed a lot somehow,
Let me do what I say.

Come back and believe my love,
Please! Now, come back and believe my love,
Come back, and believe the magic of love.

Oh, I want the light without the darkness
I want the sky without the sun, yeah!
When do the stars and the moon reach out ?
When they see me alone without my loved one, yeah!

Oh, now baby, don’t you hear me,
Won’t-t-t-t-t-t-t you hear me I gotta, gotta, gotta, gotta, gotta tell you,
Oh baby, baby, baby, baby, baby,
Honey, I just gotta tell you now,
Honey, I wanna tell you that I want you to dig it!

Now if you believe in magic,
Don’t be afraid, afraid to use it, baby,
No, no, no, no, no, no, come on home
Dressed in the mystic silk
Or wearing rich rags and waste
Darling, please!

Come on back to me
I know we can be
Part of a magic race.

Come back, and believe my love
Come back, please believe my love
Come back and believe the magic of love.

Hey! Now come back, babe, and believe my love
Come back, please believe my love
Come back and believe the magic of love.