Procedo col Wrek this journal a ritmo spedito – le vacanze devono pur servire a qualcosa. Su questa pagina bisognava creare un pattern con gli scotch colorati, oppure con i famosi washi tape – che non riesco a trovare nei negozi della mia città e non voglio comprare on line.
Ho usato gli scotch decorativi comprati l’estate scorsa da Tiger, a Lisbona.
Avevo molte resistenze verso questa pagina, sentivo che usare in questo modo lo scotch era uno “spreco”. La lezione è “decorare per decorare”, senza particolari finalità espressive. Alla fine il risultato è gradevole.
Questo non è molto originale, confesso, volevo fare qualcosa che avesse a che fare con la pop art, così ho cercato on line dei quadri per ispirarmi. In questo modo è nata la pagina. Bisognava creare linee grosse e linee sottili.
Ero in Feltrinelli, di passaggio, mi sono fermata a sfogliare qualche libro, come sempre. Di questo mi ha attirato la copertina, lo confesso, i conigli erano troppo pucciosi, quel rosa spiccava tra i libri di viaggio in verde e beige. Mi ha subito detto:
Mi avvio in direzione del cimitero di Yanaka dove, tra gli altri, è sepolto Natsume Soeseki, il cui romanzo d’esordio “Io sono un gatto” – storia di una famiglia dell’epoca Meiji e dell’umanità che gira attorno alla loro casa raccontata attraverso gli occhi di un gatto – mi ha fatto compagnia durante la prmanenza a Tokyo. E’ un libro straordinario e vorrei andare a rendergli omaggio.
Si dà il caso che stia leggendo con grande passione proprio questo romanzo. Per lui ho messo da parte “Il predicatore” che pure era avvincente. Una catena di libri, come quella fatta di anelli di carta colorata. Una catena di storie. L’ho dovuto comprare, mi stava aspettando.
La storia racconta di un viaggio a Tokyo. Nel suo viaggio, Fabio, incontra due guide d’eccezione, Mikage (proprio lei!) e Nakata con il gatto signor Otsuka (proprio lui!). Personaggi che abitano un mondo fantastico, che è anche quello in cui vuole specchiarsi il viaggiatore, nutritosi di letture e film sul Giappone fin dall’infanzia.
Un viaggio in un sogno, un libro leggero, un racconto lungo per luoghi della città, fatta di cibi (tradizionali, non veg) dai nomi già noti, ma mai assaggiati; senza conflitti, senza rotture. La lettura rafforza la voglia di andare nel paese del Sol Levante, se è già bruciante andrà letto al ritorno.
Qui una video intervista all’autore:
Itadakimasu. Umilmente ricevo in dono
Fabio Geda EDT
Euro 7,90
Isbn-13: 9788859204527
Una parte di umanità non ha mai abbandonato o sta tornando, proprio negli ultimi due o tre anni, a usare tutte quelle cose che un tempo riempivano la scrivania e ora sono racchiuse in un computer portatile.
Voglia di colla, carta gommata, colori, post-it e calligrafia, si riempiono i blog di collage, esercizi, diy ed esperienze. Fare con le mani, toccare, sentire.
Amici e amiche riempiono i propri spazi con le immagini dei figli. Sono foto di famiglia, foto belle, gioiose, che piacizzi volentieri, perché partecipi alla loro gioia.
Non sono quel tipo di childfree che odia i bambini, a me piacciono, specialmente perché non sono figli miei.
E pure qualcosa non va. Sono diventata, col tempo, paranoica sulla questione delle foto on line. A un certo punto, tra il 2006 e il 2007 ho iniziato a cancellare tutte le mie immagini dal web, quelle in cui si vede il mio volto. Mi dava fastidio essere così pubblica, essere così identificabile. Di pari passo i programmi di riconoscimento facciale hanno cominciato a fare il loro lavoro, riconoscere e mettere assieme dati.
Alcune mie foto sono rimaste nel web, mio malgrado, anche se non associate al mio nome. Sembra impossibile sparire, soprattutto se si partecipa ad eventi pubblici, se lo si fa in compagnia di amici che amano pubblicare le foto sulle proprie bacheche. Al fine di non limitare la loro libertà e di mantenere un po’ di privacy, chiedo sempre a tutt@ di non taggarmi. Il discorso, però, per quanto riguarda i bambini è più complesso, perché noi adulti siamo entrati nel web senza storia, ce la siamo creata a partire dalla nostra attività on line, negli ultimi 16 anni, almeno. Molti bambini nati dopo il Duemila hanno già un passato on line prima di aver imparato a digitare la parola “ciao”, grazie ai propri entusiasti genitori. Beh, se avessi dei figli, farei esattamente come si racconta nell’articolo che incollo qui sotto, d’altra parte l’ho fatto anche per me stessa, creando degli account e tenendoli privati sui principali social.
Perché non pubblicare niente online riguardo ai figli
Non conosco bene il lavoro di questa antropologa, Helen Fisher, ma l’intervista che ho letto oggi mi ha colpita e anche un po’ commossa. Il titolo è brutto, sì.
Helen Fisher: “Per salvarvi dal mal d’amore ho studiato tutti i segreti del cervello”
L’antropologa, che da oltre tre decadi studia il rapporto tra innamoramento e attività cerebrali, racconta le sue ricerche: “I sentimenti? Sono una droga”
di CHRISTINE LORIOL
stamattina. facevamo colazione al bar. dove il barista lucchese. per niente tollerante. diceva con altri lucchesi. dopo 240.000 visite in quattro giorni. con momenti di delirio perché non si camminava ne in cielo né in terra. che il pubblico del Lucca Comics and Games è educato. sono ragazzini per lo più. ma puliti e educati. che i lucchesi per la notte bianca sporcano e infastidiscono di più pur essendo in quattro.
un altro lucchese interviene. e dice che il livello di istruzione è un altro. sì. il livello di istruzione. perché il pubblico di Lucca Comics and Games. non solo si traveste. ride. e corre impazzito da una parte all’altra per seguire i propri fan. fa code di ore con il sorriso sulla bocca. o si mette in posa se qualcuno chiede loro una foto. questi ragazzini leggono. ogni anno emigrano a Lucca per il giorno dei morti per dare nuova vita alla cultura. raccimolano i soldi che hanno e comprano i fumetti ed escono fuori dal tendone a leggerli. e non mi dite che leggono solo manga. perché basta ascoltarli per capire che leggono e guardano di tutto. che la curiosità li divora. che saltano da un argomento all’altro senza difficoltà. a dimostrazione che la cultura l’educazione la tolleranza sono fatte di curiosità dinamica. e così dopo quattro giorni in piedi. capisco perché ogni anno andiamo. finché c’è gioventù c’è speranza. finché c’è Lucca Comics in Italia non tutto è perduto per noi che produciamo prodotti che si leggono.
Lo condivido perché per me si tratta di una conferma. Una volta al Comicon di Napoli mi è stato detto che chi partecipa a certe cose è un privilegiato (in senso spregiativo). Che chi partecipa a questi eventi legati al mondo dei fumetti, non ha tanti problemi.
Non è vero, tutti hanno dei problemi. Però è vero che molte di queste persone hanno un privilegio, ed è quello di potersi permettere la curiosità, di poter trascorrere tre o quattro giorni “spensierati”. Sarebbe stupendo un mondo di privilegiati da “fiera del fumetto”.
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