Categoria: spettatrice

This is not what it is. Otello

This is not what it is. Otello

Come suggerisce il titolo, che cita il testo d Shakespeare, questo non è quello che è. Lo spettacolo prende a pretesto un’allestimento di Otello a Cipro, per muovere una critica al sistema teatrale, così come si è trasformato negli ultimi quindici anni. Soffocando le piccole realtà nella burocrazia e nella ricerca affannosa di fondi, per cui, non è più l’artista che elabora la proposta e sperimenta per poi incontrare l’ingaggio, ma se lo crea rispondendo a rigidi parametri calati dall’alto, la ricerca teatrale muore.

Visto venerdì 15 febbraio 2019.

This is not what it is. Otello
tratto da Otello di William Shakespeare
di e con Marco Sanna, Francesca Ventriglia
produzione Meridiano Zero

macbettu

macbettu

Come scrivevo su Instagram, condividendo una foto del teatro prima dell’inizio dello spettacolo, dato che il rosso, quello delle poltroncine, è il colore dell’amore e ieri era san Valentino, ho voluto celebrare il mio amore per il teatro al Bellini, assistendo a questa messa in scena originale di MacBeth, Macbettu, ricca di suggestioni ancestrali e in lingua sarda.

La forza del testo vive pienamente nella traduzione, sostenuta da un’azione scenica rituale, con attori energici e pulitissimi nelle intenzioni e nei gesti. L’apertura è nel mezzo del sabba, con le streghe che appaiono una a una simili a bestie profetizzanti ironicamente la fine di Macbettu, nell’illusione della grandezza. Le streghe, paradossali e comiche, ritmano i passaggi tra una scena e l’altra, muovendo di fatto la storia. Le forze che animano i desideri più oscuri del cuore umano infettano il mondo.  La soluzione delle scene di confronto tra Lady Macbeth, interpretata da un uomo come da tradizione elisabettiana, e Macbeth mortifica in parte il ruolo che lei ha di compagna e artefice della tragedia, ma funziona perfettamente nel discorso complessivo. La tragedia si consuma davanti a noi, in un crescendo di violenza e grottesco, all’interno di quel mondo surreale che è l’inferno di chi paga la propria brama di potere con la solitudine e il sangue, fino al ribaltamento finale.

M A C B E T T U

di Alessandro Serra

tratto dal Macbeth di William Shakespeare

con Fulvio Accogli, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Andrea Carroni, Giovanni Carroni, Maurizio Giordo, Stefano Mereu, Felice Montervino.
traduzione in sardo e consulenza linguistica Giovanni Carroni
collaborazione ai movimenti di scena Chiara Michelini
musiche: pietre sonore Pinuccio Sciola
composizioni pietre sonore: Marcellino Garau
regia, scene, luci, costumi Alessandro Serra
produzione | Sardegna Teatro e compagnia Teatropersona

Qui la rassegna stampa messa assieme da Sardegna teatro.

Regine sorelle

Regine sorelle

Regine sorelle è lo spettacolo scritto e diretto da Mirko di Martino che racconta Maria Carolina e Maria Antonietta, sorelle, figlie di Maria Teresa d’Austria, regine rispettivamente di Francia e Napoli. Due giovani donne sole, impreparate ad affrontare un destino più grande di loro.
Sul palco Titti Nuzzolese interpretare 20 personaggi diversi nell’arco di più di un’ora di spettacolo. Un gioco scenico e linguistico che, attraverso il corpo dell’attrice, disegna un intero periodo storico. Benché nel teatro di testo attori e attrici sappiano già dove andrà la storia, una parte del lavoro è proprio sull’innocenza del personaggio, questo spettacolo è una anche una bella lezione sulla caratterizzazione dei personaggi per chi fa impro’.

Regine sorelle
con Titti Nuzzolese
drammaturgia e regia Mirko Di Martino
costumi Annalisa Ciaramella
In scena da tre anni al Teatro Tram.

 

Un pallido puntino azzurro

Un pallido puntino azzurro

Ieri sera al Tram Un pallido puntino azzurro, dal testo di Christian di Furia con Roberto Galano. Un astronauta perduto nello spazio, osserva la terra e se stesso, in un doppio viaggio solitario ai limiti del sistema solare e della propria identità. Il tema fantascientifico nel teatro italiano e, in generale, nella letteratura italiana è davvero poco praticato, qui lo troviamo sviluppato in forma intimistica e poetica. Bella la scenografia, con la postazione di comando e gli schermi alle spalle del cosmonauta inseriti in un’unica struttura che sintetizza l’idea dell’astronave.

Un pallido puntino azzurro
drammaturgia di Christian di Furia
diretto e interpretato da Roberto Galano
voce fuori campo Giuseppe Rascio
costume Annalucia Palladino
produzione Teatro dei Limoni.

Testo finalista al Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” 2017.

Lontano Lontano. Luigi Tenco

Lontano Lontano. Luigi Tenco

Chi ama Tenco forse ha trovato gli arrangiamenti dello spettacolo un po’ forzati, a me però sono piaciuti. Mi è piaciuta l’atmosfera intima dello spettacolo, l’impianto minimo. Dall’ultimo istante all’ultimo istante passando per la sua vita, citazione per citazione.
Le mancanze si possono sempre colmare, quella di Tenco è una storia triste, una triste casualità, suicidio dovuto al mix di alcol e farmaci, volontà, atto politico, un gesto che lascia un vuoto artistico e umano non più colmati da altri.

Lontano Lontano scritto e diretto da Roberto Ingenito con Francesco Luongo, Francesco Santagata produzione Liberaimago. Costumi Rosario Martone.

Sala piena per lo spettacolo Lontano Lontano. Luigi Tenco, stasera al Teatro Tram.

 

Kohlhaas

Kohlhaas

Quanti modi conosciamo per fare un monologo? A imbuto, dal generale al particolare o viceversa dal particolare al generale, con i colori, a parte, con salo temporale, guardando il pubblico, con un interlocutore immaginario. Tanti. Kohlhaas è un monologo unico, non solo per la storia che racconta, il famoso commerciante di cavalli che perde tutto e, senza sapere come, arriva a organizzare una rivolta, è unico perché Marco Baliani è un attore straordinario e pur essendo da solo in scena, seduto per tutto il tempo, vedi attorno a lui una folla, i cavalli che scalpitano, la battaglia, le porte della città, Kohlhaas.

Kohlhaas
di Marco Baliani e Remo Rostagno
dal racconto “Michele Kohlhaas” di H. von Kleist
attore narrante Marco Baliani
regia Maria Maglietta
produzione Trickster Teatro

L’ho visto al Teatro Nuovo stasera, fantastico.

The Influencer

The Influencer

Appena avrò finito di scrivere questo post, subito prima di inviare, toglierò la spunta alle opzioni di condivisione. Non sono mai stata una blogger in cerca di fama, ho uno spirito solitario e fuggo dalla polemica, in passato ho avuto a che fare con troll e lettori gentili, il web non cambia le persone, quello che sei nella tua vita off-line (se esiste ancora) quello sarai nella vita on-line, a questo punto le due cose non sono più separate, in barba a chi crede che un nikname possa trasformarlo, ne ho usati tanti, per motivi diversi, ma ero sempre io, altrimenti avrei avuto necessità di un controllo psichiatrico.
Il fenomeno degli e delle Influencer è interessante, ma non costituisce una grande novità, se non per la tipologia di talento che eccita chi trasforma la tale persona in “guru”, chiedo scusa a yogine e yogini per l’utilizzo in questa sede della parola guru. Se in un certo ambito le persone si raggruppano attorno al talento musicale, pittorico, letterario, con gli e le Influencer dei social si valuta la capacità di comunicare, comunicare cosa? la vita, qualcuno direbbe lo “stile di vita”. Infatti chi tra questi ha tanti follower, non comprati, di solito è capace di raccontare il quotidiano in maniera accattivante, per intuizione e un po’ di ricerca anticipa ciò che i follower vogliono,  si direbbe crea in loro il desiderio o lo riconosce, giocando abbastanza sul sicuro, cioè fanno da specchio migliorato (più o meno) a chi li osserva.
Fino a qualche anno fa bastava questo oggi, con l’esperienza acquisita da fratelli e sorelle maggiori, si lavora già in partenza con un progetto di marketing legato alla persona, in secondo piano c’è cosa fa effettivamente quella persona.

Lo spettacolo di Daniele Marino parla di questo e del vuoto interiore del protagonista, che sopraggiunge quando ha condiviso tutto, svenduto tutto, non senza amarezza e cinismo, dato che anche lo spirito più libero, Stella, la sorella fricchettona del protagonista, mostra l’autore, alla fine si lascia imbrigliare dalla rete.

Quando navigo tra canali youtube e account instagram, dove tutti e tutte possono dire ogni cosa di loro stessi e stesse, mi rallegro perché raccontare la propria storia senza intermediari è un privilegio, rispetto al passato, a quando le persone comuni non esistevano per chi scriveva la storia, e pure quelle non comuni subivano la scrittura di altri, agiografi o nemici. Poi vedo foto tutte uguali, “sfide” ripetute di canale in canale e mi inquieto, la speranza di essere unici si infrange contro il desiderio di  accumulare like, entri in un flusso narrativo che a quel punto non ti appartiene più.
Il prossimo step quale sarà?

The Influencer
uno spettacolo di Daniele Marino
con Marco Montecatino | Antonella Liguoro | Daniele Marino
aiuto regia Tommaso Vitiello
spazio scenico Luca Serafino
disegno luci Tommaso Vitiello
grafica Armando Ianuale
foto Giuseppe Carfora
produzione Rena Libre Compagnia

Ho visto The Influencer al Teatro Tram stasera, mi è piaciuto.

Il gioco dell’amore e del caso

Il gioco dell’amore e del caso

Il gioco dell’amore e del caso è una commedia scritta da Marivaux nel Settecento, basata sullo scambio dei ruoli. Un’opera giocata sull’innamoramento e la ricerca dell’autenticità, attraverso il mascheramento.
Stasera al Teatro Tram l’ho vista in una riduzione di Mirko Di Martino con in scena, tra gli altri, Antonio Buonanno, attore ora noto al grande pubblico per aver interpretato il padre di Lila bambina in L’amica geniale.

Inizia il nuovo anno con leggerezza.

Il gioco dell’amore e del caso
di Pierre De Marivaux
adattamento e regia di Mirko Di Martino
con Antonio Buonanno, Antonella Liguoro, Tommaso Sabia, Alessia Thomas, Gabriele Savarese
aiuto regia Titti Nuzzolese
costumi Annalisa Ciaramella
assistente alla regia Elena Paoletti
produzione Teatro dell’Osso e Teatro TRAM

Pulcinella morto e risorto – Teatro Tram

Pulcinella morto e risorto – Teatro Tram

L’autore studiato Felice Sciosciammocca ci racconta di Pulcinella che pure da morto non riesce a trovare una collocazione e viene licenziato da Lucifero, costretto a tornare sulla terra per farsi una posizione, studia all’università, incontra il suo vecchio amore e, cosa accade? come inizia una storia è un problema, ma anche come finirla, come terminare questo racconto? se lo domandano Pulcinella e Felice Sciosciammocca intraprendendo un viaggio nel tempo, fino a un futuro buio e spaventoso, così il tempo si riavvolge e finalmente Pulcinella muore, più o meno, in pace.

Messa in scena divertente della maschera classica di Pulcinella che si interroga sull’identità e i tracciati di vita già segnati dalla società, con trovate d’effetto, il Vesuvio, le maschere, i simboli della partenopeità interpretati da attori energici e affiatati. Bell’esempio di commedia dell’arte anni Duemila.

Molto carino.
Foto scattate col mio cellulare senza flash e con schermo quasi del tutto oscurato per non infastidire gli attori.

Inauguro così la seconda categoria del blog, spettatrice, nella quale verranno inseriti gli spettacoli che vado a vedere a teatro, come faccio manualmente nelle cartelline con i depliant, le locandine e i biglietti, lo faccio da sempre, ne ho tantissimi. Non si tratta di recensioni, solo memorie.

Pulcinella Morto e Risorto, scritto e diretto da  Alessandro Paschitto
con Alessandro Paschitto (Felice Sciosciammocca, Lucifero), Raimonda Maraviglia (Carabiniere, Arcangelo Michele, Madre, FIdanzata), Mario Autore (Pulcinella)

al Teatro Tram di Napoli

La Vita Bestia – Filippo Timi

La Vita Bestia
(Autoritratto)
Luci: Gianni Staropoli.
Regia: Giorgio Barberio Corsetti.
Autore e interprete: Filippo Timi.
Ore 20:00 Nuovo Teatro Nuovo.
Giungo a teatro con largo anticipo. La pioggerella sottile e petulante non mi abbandona mai. Sto ferma tutta composta e un pò tesa in compagnia della mia amica. Attendiamo l’arrivo di altre compagne parlando delle mie stanchezze, che ho mal di testa. Ho il cappotto bianco e le scarpe rosa, vorrei sedermi su quegli scalini laggiù, ma temo di sporcarmi. Un uomo esce dal teatro, ha il cappotto lungo e scuro, sul verde mi sembra, è in compagnia, gli guardo il volto.Una leggera agitazione mi prende. Lo riconosco subito, anche a distanza di un anno dal’unica volta in cui lo vidi, sempre quì, sempre di sera. Dico all’Amica:”Eccolo è lui, che quello è Filippo Timi”. Lei finge indifferenza e scruta ma lui si è già allontanato. “Mannaggia non l’ho visto bene”, mi dice.
Quando torna si trattine pochi istanti davanti alla bacheca con i ritagli di giornale che lo riguardano, ha una busta bianca con dentro del cibo. Parliamo la mia Amica ed io sottovoce, le racconto dello spettacolo dell’anno scorso, delle acrobazie di Metafisico Cabaret di quella mimica facciale che tanto mi ha colpita, mentre lo seguo con lo sguardo. Lui presto svanisce dietro le porte nere della sala. Passa del tempo e arrivano le compagne in ritardo, prendiamo i biglietti ci sistemiamo. Ho un faro giusto negli occhi.
Pochi istanti poi è buio.
Una musica parte in sordina per divenire più forte a sipario aperto. Filo è seduto per terra in mutande e cannotta strappata dice che ha fame, ha i calzini scuri. Sono seduta nella fila D e per vederlo intero mi davo piegare di lato. Trascorrerò le prossime due ore in questa posizione.
Con La Vita Bestia questa volta mette in scena  tutto se stesso, autoironico e poetico nel suo monologo senza pause dalla nascita, l’infanzia e l’adolescenza, poi la scoperta del sesso, la sua violenza e la partenza. Non c’è un attimo di stanca, mi passa il mal di testa, lui balla, rotea gli occhi è sensuale il suo discorso fisico, ci coinvolge in una intimità totale. Racconta la balbuzia mescolando realtà a finzione. Aneddoti personali, per quanti giorni si può nascondere un panino? Come ottenere due costumi di carnevale al prezzo di uno, le unghie così sottili da sembrare pelle, gli stivali Camperos. L’amore che finisce e ci lascia due volte sulle note di B.agli.oni. La madre, che contiene e protegge, il suo cuore che batte. Personaggi: la zia, la cugina, la fredda sorella e le sue due figlie, Sonia, e l’audace amica della madre (una deliziosa accurata lezione su come si masturba una donna, e l’esaltante sensazione di potere che deriva dal dare piacere), poi il dolore la scoperta dell’«uomosessualità» e Andrea-Eva. La parrocchia e la realtà del povero ma dignitoso contado, le discoteche. Attraverso una linguaggio ora delicato e dopo brutale, un misto di umbro e italiano che non non suona mai caricaturale, Filo sa far ridere, seriamente, con l’ironia. C’è tanto amore soprattutto in questo spettacolo.
Ha una tosse bronchiale e mangia crema di nocciole e cioccolato in scena l’interemozione tra attore e pubblico è avvolgente.
Questo monologo è tratto dalla prima parte di un romanzo scritto da Lui con Eduardo Albineti, che Fandango pubblicherà in febbraio. Il romanzo autobiografico probabilmente si chiamerà proprio ‘La Vita Bestia’ perchè la vita è una bestia che ti sta col fiato sul collo e solo quando ti morde sai che è finita.