Categoria: Italia

Un giorno di fine agosto a Cividale del Friuli

In un giorno di fine agosto sono andata a Cividale del Friuli, c’era il Palio di San Donato e ho girato in compagnia di un’amica e del suo gruppo di rievocazione storica longobarda, che però non partecipava al Palio – essendo, a detta di molti, parecchio sotto tono e poco filologico. La rievocazione storica è archeologia sperimentale, prevede uno studio filologico di strutture, strumenti e abiti, i pomeriggi di fine agosto con le coroncine di plastica e le Dottor Martens sotto il travestimento da persona del Medioevo non fanno rievocazione, piuttosto una simpatica festicciola in stile, può andar bene, ma non è rievocazione.

Cividale è giusto il posto che volevo visitare da una vita, perché ha una storia unica, come luogo di ingresso dei Longobardi in Italia, e mentre prendevo appunti al corso di archeologia medievale, tanti anni fa, mi diceva: vieni qui.

Giusto un po’ di storia

Cividale è una piccola e ricca cittadina in provincia di Udine, in Friuli, attraversata dal fiume Natisone, fu fondata da Giulio Cesare con il nome Forum Iulii e fu scelta da Alboino e suo nipote Gisulfo come prima sede di stanziamento durante la migrazione/invasione longobarda nella penisola italica, anno domini 568. Rimase Ducato Longobardo fino all’annessione del regno ai domini franchi.

Un gran salto temporale ci porta al Novecento, quando a causa della disfatta di Caporetto, che si trova lì vicino in territorio sloveno, Cividale venne occupata dagli austro-tedeschi. Durante la Seconda Guerra Mondiale tutto il territorio del Friuli, con la Giulia (Trieste), fu annesso direttamente al Terzo Reich. La zona fu anche il luogo di una guerra civile tra partigiani filo titini e partigiani italiani, come dice wikipedia, dovuta alle rivendicazioni che la ex Jugoslavia accampava sulla regione. Successivamente è stata anche sede della GLADIO.

 

In piazza Paolo Diacono, prima piazza delle donne, c’è la casa (forse) di Paolo Diacono, il monaco che alla corte di Carlo Magno scrisse la storia del proprio popolo, la Storia dei Longobardi,  e c’è anche la presunta tomba di Gisulfo.

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In realtà l’arca ritrovata in quel punto non è affatto certo che sia la sepoltura del duca Gisulfo, gli oggetti all’interno della tomba sono databili a un’epoca di poco successiva, sul coperchio del sarcofago compare la scritta Cisul, si tratta certamente di un guerriero di alto rango, ma non è chiaro chi fosse.

 

Tutto il materiale della tomba di Gisulfo e i corredi funerari provenienti da varie necropoli della zona si trovano nel Museo Archeologico Nazionale di Cividale.

Fibule, pettini, umboni, spade, vasellame, crocette gemmate ed evangeliari, segni di quel processo di  acculturazione che portò i Longobardi, popolo barbarico teoricamente convertito al cristianesimo ariano nel momento di arrivo in Italia, a diventare cristiani cattolici indistinguibili dai latini (e i latini a essere indistinguibili dai Longobardi), attraverso duecento cinquant’anni circa di permanenza ufficiale nella penisola.

 

Bellissimi anche i mosaici romani.

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A sinistra: Cividale, Cortile casa Formentini di Cusano (I sec. d.C.); a destra: Cividale del Friuli, Casa Nussi (I-II sec. d.C.)

All’esterno del Museo Archeologico si trova questa simpatica iscrizione:

Cividale celebra anche il ricordo dell’attrice Adelaide Ristori, con una statua molto bella al centro di piazza Foro Giulio Cesare, mi ha sorpresa molto, dubito che esistano altre statue di attrici ricordate per il loro valore artistico, in Italia.

Dopo una bevuta a uno de baracchini messi su per il Palio di San Donato siamo andati a mangiare Al Campanile, cucina tipica friulana. Il Frico di patate (una bomba la formaggio) con polenta e per dolce la Gubana. Il vino poi mi ha schiantata, dopo non mi reggevo in piedi.

Dopo pranzo siamo andati a vedere il meraviglioso Tempietto longobardo.

 

l’Ipogeo celtico, il Museo archeologico nazionale di Cividale del Friuli, il Tempietto Longobardo, il Museo cristiano, con la meravigliosa Ara di Ratchis, la chiesta di San Cristoforo, dai bellissimi affreschi, la casa medievale più antica di Cividale, e la storia del poeta dei sassi. Verso le due abbiamo pranzato con dei piatti tipici della cucina friulana, il Frico con patate e polenta e la buonissima Gubana.

Hackmeeting 2015

Lo scorso fine settimana sono stata con la mia amica Pinkhair all’Hackmeeting, l’incontro annuale sul web e le sottoculture digitali. Tra un seminario e l’altro abbiamo praticato un po’ di streetching e mangiato del riso con zucchine, pomodorini e zafferano davvero buono!

“Hackmeeting” is the meeting on digital culture that are critical and aware than the new digital communication technologies.

Vegan is the most inclusive.

Self-management means participation. Pinkhair and I,  or rather our feet.

Sitografia pittaforme e collettivo Ippolita:

http://noblogs.org
http://autistici.org
http://www.ippolita.net

Gusto Italia un “all you can eat” a Km zero

Amici romani mi riferiscono che Gusto Italia, la fraschetta vegana, ha chiuso (dicembre 2016) ma riaprirà prossimamente.

The veg fraschetta  in Rome!

L’esperienza che si fa del cibo è parte essenziale del viaggio. Ricordo gite scolastiche con un panino e una coca, viaggi itineranti con soste in autogrill e viaggi in cui approfittare del buffet libero della colazione, per mettere assieme anche il pranzo. A dettare legge, per la maggior parte delle persone, sono soprattutto le esigenze di risparmio, forse anche un’attitudine a divorare qualcosa di frugale, per visitare il più possibile in un breve arco di tempo. Superata una certa soglia, che vorrei definire di maturità personale e non d’età generale, le esigenze sembrano cambiare (per chi ho conosciuto, me compresa). Non solo ho maturato il desiderio di stare seduta al tavolo a mangiare con calma, oggi ho anche la necessità di mangiare il più possibile etico. In alcune città è facile trovare degli ottimi ristoranti veg*ani, in altre è difficilissimo e devi accontentarti un po’.

Questa volta ho scoperto a Roma un nuovo locale, ex negozio di frutta e verdura, prima trasformatosi in locale per aperitivi “onnivori”, poi votatosi alla cucina veg*ana. La tavola perfetta ha come piatto principale l’affetto, di contorno una buona cucina. L’unica buona cucina che oggi riconosco è quella che unisce l’arte culinaria al basso impatto. Sì, ho la fortuna di frequentare “romans” che amano la buona tavola etica! Il ristorante, che sarebbe meglio definire una fraschetta, si chiama Gusto Italia e offre un “all you can eat” a 12 o 16 euro. Niente menu, il proprietario serve i piatti accompagnandoli con minuziose descrizioni e incitando a commentare. Mettete da parte la timidezza e rilassatevi. L’ambiente è informale e semplice, con un servizio senza fronzoli ma cordiale. Ciò che rende davvero interessante Gusto Italia è la qualità della cucina, i piatti sono saporiti e gli ingredienti genuini, tutto a un prezzo davvero contenuto.

The “fraschetta” is a typical Roman restaurant where you can eat traditional food and buy local products. They are informal, and often have a set menu or cook with fresh ingredients of the day.

Sette portate profumate per sei persone, pane, abbiamo bevuto dell’acqua, ma perché il caldo era avvilente. I gelati al melone e all’anguria sono deliziosi. Un solo difetto, i bicchieri e i piatti di plastica, cambiando quelli diventa tutto super perfetto!

Gusto Italia Ristorante vegano/vegetariano, si trova in via dei Monti Tiburtini 566 a Roma, Italia. Per raggiungerlo bisogna prendere la metro B, da Termini direzione Rebibbia e scendere alla fermata di Monti Tiburtini. Attenzione a non prendere il treno Rebibbia-Jonio, che non ferma Monti Tiburtini.

Gusto Italia Restaurant vegan / vegetarian, is located in Via dei Monti Tiburtini 566 in Rome, Italy. To reach Gusto Italia you have to take line B from Termini to Rebibbia and get off at Monti Tiburtini. Be careful not to take the train Rebibbia-Jonio, that doesn’t stop Monti Tiburtini.

Una passeggiata al Coppedè

A walk in Coppedè, a magical the district in Rome.

Nel fine settimana sono stata a Roma per il Pride 2015. Prima di partecipare alla parata per l’orgoglio e i diritti di tutte le persone, ho visitato una delle zone più affascinanti e meno conosciute dalla massa di turisti della città eterna, il Coppedè. Volevo fare questa passeggiata al Coppedè da tanto tempo! Ho preso per mano la mia amica Ricciolina e abbiamo sfidato la calura con passo svelto ed entusiasmo.

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A dispetto del nome il quartiere Coppedè non è un vero quartiere, si trova infatti nel quartiere Trieste ma, per la coerenza stilistica degli edifici che costituiscono il complesso urbanistico, viene citato come quartiere. Opera dall’architetto e scultore fiorentino Gino Coppedè, che lo realizzò nei primi del Novecento, la particolarità di questo complesso è proprio nel tipo di architettura, fantasiosa e fiabesca, magica a dir poco. Ogni edificio riporta simboli misteriosi e della natura che si mescolano a elementi storici e mitologici, anche della romanità nella scelta dei materiali, il travertino.

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I nomi degli edifici sono quanto di più evocativo possa esserci per un’amante delle favole: Villino delle Fate, Palazzo del Ragno, Fontana delle Rane. Mascheroni, divinità, riferimenti culturali romani e greci, immagini sacre, esoterismo c’è di di tutto al Coppedè che, pur essendo nato in epoca fascista, non presenta alcuna caratteristica dell’architettura razionalista di quel periodo ed è, anzi, originale e ingegnoso.
Un mix di Liberty e Classicismo, Neogotico e Rinascimento, teatrale, antico e contemporaneo si mescolano per dare vita a un set suggestivo.

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Non a caso, per il grande ingresso sormontato da un maschernone del Palazzo del Ragno su piazza Mincio, Coppedè si ispirò a “Cabiria“, film del 1914 sceneggiato da Gabriele D’Annunzio. Ma il legame con il cinema è doppio, proprio qui sono stati girati “L’uccello dalle piume di cristallo” e “Inferno” di Dario Argento, “La ragazza che sapeva troppo” di Mario Bava, “Il presagio” di Richard Donner, alcune scene di “Il profumo della signora in nero” di  Francesco Barilli, “Ultimo tango a Zagarolo” di Nando Cicero e“Audace colpo dei soliti ignoti” di Nanni Loy.

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Racconta la leggenda che i Beatles, usciti dal Piper, la famosissima discoteca che si trova qui vicino, abbiano fatto un bel bagnetto proprio nella Fontana delle rane.

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Molte cose sono nascoste alla vista, questa foto l’ho scattata infilando il braccio in un cancello chiuso.

In due ore di stupore e meraviglia, abbiamo fotografato ogni angolo. La zona appare addormentata, sospesa nel passato. C’è un liceo, ma chi vive al Coppedè tiene i cancelli e le finestre ben chiuse, gli interni, infatti, non si possono visitare. Chissà quali meraviglie nascondono.

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Altro esempio di meraviglia nascosta, la fato è pessima perché ho dovuto zummare al di sopra di un inferriata, non vedevo nemmeno cosa avrei fotografato.

Arrivare al Coppedè è facile, bisogna muoversi sulla metro B,  da Termini in direzione Rebibbia, e scendere alla fermata Policlinico. Dalla fermata Policlinico si prende il tram numero 3, oppure l’autobus 19, così si arriva a piazza Buenos Aires, una volta qui bisogna inforcare via Tagliamento.

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Coppedè is easy to get to, you have to move on metro B from Termini towards Rebibbia and get off at Policlinico. From Policlinico you take the tram number 3, or bus 19, so you get to Piazza Buenos Aires, once here you have to get on via Tagliamento.

Su piazza Buenos Aires affaccia la chiesa di Santa Maria Addolorata, anch’essa costruita nei primi del Novecento, ma in stile romanico-bizantino. Architettonicamente rappresenta, quindi, un bellissimo falso storico.

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Chi torna a Roma per la terza o quarta volta, secondo me, può mettere da parte piazza San Pietro e il Colosseo, per iniziare a conoscere in modo più approfondito la Roma che non ti aspetti. Beh, a meno che non vi interessino esclusivamente quei due posti.

Sitografia del Quartiere Coppedè

Bibliografia

Il fantastico quartiere Coppedè tra simboli e decorazioni, Giovanna Pimpinella, Caramanica 2008.