È accaduto di nuovo, un mio racconto è stato pubblicato in una raccolta. Va be’ non è che sia accaduto a mia insaputa chiaramente. Questa volta si tratta di viaggiare in Europa attraverso racconti di vario genere, scritti sia dai ‘bottegai’ della bottega di scrittura della casa editrice Homo Scrivens, sia da ex bottegai come me e da amici esterni. La raccolta si intitola Guida narrativa d’Europa ed è pubblicata da Homo Scrivens a cura di Aldo Putignano e Giancarlo Marino. Al suo interno si trova, tra i tantissimi altri, il mio racconto Una storia breve ambientato a Trondheim in Norvegia. Questo racconto, che si può definire di ‘autofiction’, è incentrato sull’incontro tra due persone che si trovano per caso a esplorare la città di Sant’Olav.
Qualche anno fa ho tenuto un laboratorio di scrittura autobiografica di viaggio in cui attraverso il concetto di spostamento e scoperta dei luoghi si elaboravano parti di se e della propria storia personale, così quando Giancarlo mi ha chiesto di partecipare ho accettato con entusiasmo. Anche io scrivendo questo racconto ho rimesso assieme dei pezzetti di vita che erano rimasti sospesi nella mia coscienza dal 2019, da quando cioè sono stata a Trondheim. Il 10 giugno abbiamo presentato allo Slash+ il libro con tutte le autrici e gli autori, una grande festa durante la quale sono salita sul palco per dare qualche consiglio di viaggio per chi volesse partire alla volta della Norvegia.
Se vi va di leggere i racconti la guida è acquistabile su tutte le piattaforme on line e nelle librerie.
La scorsa primavera per gioco ho partecipato a una gara letterario-culinaria indetta da Gialli.it webmagazine e casa editrice del giallo e del mistero. La sede fisica è a Napoli e il Club dei delitti di carta è l’appuntamento settimanale per incontrarsi. L’idea era di riprodurre una ricetta tratta o ispirata da un giallo e scrivere un racconto abbinato, presa dall’entusiasmo dopo una cena con delitto ho deciso di iscrivermi e partecipare. Ne sono seguiti varie prove, le due migliori sono state la Torta Agatha Christie e la torta Delizia Mortale.
La Torta Agatha Christie è, in sostanza, un enorme scone con in mezzo marmellata e crema, mentre la Delizia Mortale è una torta al cioccolato molto molto ricca, citata quest’ultima nel romanzo di Agatha Christie Un delitto avrà luogo, preparata per un compleanno. Ho testato con gli amici più volte i dolci e alla fine ho deciso di tentare la gara con la torta al cioccolato, sicuramente più golosa per i napoletani del gusto “paninoso” della torta scones (che amo è piaciuta tanto ma che non ha convinto tutti gli amici invitati a testare). Dunque preparo la torta e scrivo il racconto, un racconto intitolato Letizia mortale, molto personale, per il tema – il bullismo – più simile a un monologo che alla letteratura, perché pratico di più il teatro. Alla serata i dolci da testare sono stati tantissimi, alla fine mi girava la testa per la quantità di zucchero mangiata. La giuria tecnica e quella popolare hanno assaggiato e ascoltato i racconti. Personalmente ho trovato che alcuni dolci fossero fantastici, molto carini i racconti abbinati. Questo ilmotivo per cui non mi aspettavo assolutamente di vincere la gara! I racconti sono diventati un ricettario letterario intitolato Le ricette avvelenate del Club dei Delitti di Carta grazie alla casa editrice Gialli.it, presentato durante il festival del giallo tenutosi a fine maggio nella Villa Floridiana di Napoli.
Il mio “A Teatro: taccuino degli spettacoli“, appena consegnato da Amazon. Quando dico che è mio intendo che l’ho fatto proprio io. Ho approfittato di Amazon per farmi un taccuino in cui scrivere le mie impressioni, segnare i dati tecnici e tenere traccia di tutti gli spettacoli a cui assisto.
Considerando che vedo una media di tre spettacoli a settimana durante la stagione invernale, più quelli a cui assisto nei festival (non a tutti scatto foto da aggiungere qui su Facebook nell’album teatro), ho sempre bisogno di un’agenda o un quaderno in cui appuntare i miei pensieri, così ho deciso di creare qualcosa di dedicato, come ne esistono di film e libri. Ad ogni spettacolo vengono destinate tre pagine in cui segnare le impressioni sulla regia, sulle luci, i costumi e altri spetti dello spettacolo. In formato A4 con copertina morbida colorata e all’interno pagine a righe.
Se anche voi sentite l’esigenza di una taccuino degli spettacoli, utile per spettatori e appassionati, ma anche per studenti e studentesse di teatro/drammaturgia, questo è il link per acquistarlo: https://amzn.eu/d/863BGip
Vi assicuro che non mi arricchirò con le vendite, dato che Amazon su quei cinque euro e ottantadue del costo mi dà circa 15/20 centesimi, l’ho fatto perché lo volevo per me e magari anche qualcun altr@ lo desidera.
L’invito a partecipare con un mio racconto all’antologia ROSSO (VDG-0) curata da Emanuela Sica è arrivato molti mesi fa, ho subito pensato che fosse una buona occasione per scrivere di qualcosa che mi brucia dentro da sempre, infatti nelle settimane successive ho vissuto uno smarrimento, la preoccupazione di non essere all’altezza. Numerose le idee accumulate sui quaderni e nelle note del telefono, alla fine ho sviluppato un racconto che risente molto del mio amore per il teatro, perché si legge come sorta di monologo di narrazione. Il racconto si intitola Ogni giorno tranne l’ultimo ed è la storia dell’illusione d’amore totalizzante che il romanticismo ci spinge a cercare, della perversità di certe relazioni che conducono all’annullamento di sé – conseguenza di quella ricerca. Donne e uomini che agiscono distruttivamente. Nel racconto c’è un villaggio che finge di non vedere, una morsa che si stringe sempre di più, un femminicida e due vittime. Vittime di una storia che sembra non poter finire diversamente. Mentre scrivevo sentivo un gran peso sul cuore, un altro sulle spalle, da un lato la responsabilità di raccontare qualcosa che mi riguarda da vicino, nel mio percorso di vita ho vissuto relazioni tossiche, che fortunatamente non hanno avuto un esito tanto tragico, dall’altro e soprattutto la responsabilità politica di scrivere di questo argomento. Ogni giorno una donna muore per mano di un uomo che diceva di amarla, una mattanza, una tragedia con tanti attori che recitano ruoli spaventosamente sempre simili, pure se cambiano i nomi. Un quadro da smontare pezzo per pezzo quello delle relazioni tossiche, delle aspettative e di un mondo che parla parla ma perpetua narrazioni e valori mortiferi.
Non so se sono riuscita nel mio intento di raccontare quel tipo di relazione, rileggendo ciò che ho scritto a distanza di mesi ne vedo i punti di forza e le parti deboli, probabilmente chiunque scriva prova questa sensazione, ma ormai questa storia viaggia per il mondo e spero che incontri chi vuole cambiare quel copione. La raccolta è acquistabile sul sito Delta 3 Edizioni.
L’Open Mic è una formula che consente agli artisti di proporsi sulla scena con sketch, monologhi e piccoli format non solo improvvisati. In epoca pre-pandemia Coffee Brecht giocava gli Open Mic durante il Coffee Hour, l’ora di improvvisazione teatrale dal vivo. Con le restrizioni dovute al lockdown e lo scempio delle attività teatrali ancora in vigore tutto lo spettacolo dal vivo si è fermato. Dal 20 marzo al 22 maggio però, ogni venerdì sera abbiamo giocato l’Open Mic su piattaforma zoom, adattando i giochi di improvvisazione al linguaggio video o creandone ad hoc.
Abbiamo sperimentato le jam, le canzoni improvvisate, dei miniformat pensati apposta per queste occasioni e adattamenti di programmi video-radio.
Sono stata una capitana di nave sadomaso, la ragazza dell’oroscopo, una stramba giornalista, un’amica snob e sadica, la donna tecnologica selezionata da una ricerca sociologica giocando in coppia o in gruppo – ognuno a casa propria.
A differenza di altre compagnie e scuole di improvvisazione abbiamo preferito aprire gli spettacoli solo al pubblico dei soci, cioè questo è stato un modo per stare vicini, non perdere del tutto l’allenamento e, soprattutto, divertirci. Alcune cose buone da questo esperimento sono venute fuori, qualcosa si può portare anche fuori dal web. Insomma abbiamo cercato il lato buono di una situazione disastrosa. In fondo l’improvvisazione insegna ad accettare sempre la proposta, valorizzarla e rilanciare.
Per costruire i miei personaggi ho usato il brainstorming, maneggiando le caratteristiche di ognuno prima di “andare in scena”, per poi adattare l’improvvisazione agli input che venivano dal pubblico.
Il desiderio di tornare a esibirsi copro a corpo è forte.
Nelle foto; in alto la grafica del Coffee Hour di Coffee Brecht, nell’articolo i miei personaggi.
Nella foto qui sopra sorrido, perché in quel posto lì, la sede di Coffee Brecht, mi sono divertita e so che mi divertirò ancora, anche se adesso la porta è chiusa. Dentro c’è tutto lo spirito vivo del nostro gioco, lo spirito dell’improvvisazione teatrale.
In questi mesi di fermo sono ingrassata sette kg e mezzo, zoom, google meet e skype mi hanno aiutata a sentirmi meno sola, ma hanno anche trasformato la sedia in una trappola e adesso sento solo tanta, tantissima voglia di correre, di saltare, di stare all’aria aperta e di giocare.
Giocare con gli altri a facciamo che io sono versione adulta ma non troppo, cioè ho voglia di improvvisare, di urlare impro! prima che qualcuno entri in scena, ho voglia di elargire input strampalati ai primini durante la lezione, ho voglia di aver paura di chi sta seduto davanti a me, ma poi pensare che è mio amico e fa il tifo per me.
Ho voglia di muovermi, di ballare, ho voglia di teatro.
Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo sono in agitazione perché per loro non c’è un piano di sostentamento in questo periodo di fermo, come se mettere su una piattaforma on line degli spettacoli della Scala di Milano, potesse dar da mangiare a migliaia di artisti locali.
Il teatro è vita per chi lo fa in scena, per chi lo fa dietro il palco, per chi gestisce gli spazi e la comunicazione, per chi ne usa le tecniche per curare ed educare, per l’arte pura e quella bastarda. E’ un rituale, è sacro e si può desacralizzare, è dissacrante e divertente. Ha una dimensione spirituale, intellettuale e materiale. Il teatro è la vita che parla.
Chi non lo sostiene non ama la vita.
Il 9 novembre siamo andati in scena con Love Cruise all’interno del Coffee Hour di Coffee Brecht. Love Cruise è uno spettacolo di improvvisazione teatrale elaborato da me e Sandra V. ispirato alla serie televisiva Love Boat. A seguirci durante il percorso di allestimento c’è stata Martina di Leva. Abbiamo lavorato duramente per questa long form che presenta una elevata complessità, in quanto più storie si intrecciano contemporaneamente e sono scandite da complicati momenti corali. Trasformare un prodotto televisivo in uno spettacolo teatrale di improvvisazione è un’impresa stimolante, il nostro lavoro ha avuto come focus alcuni giochi standard e poi tutta improvvisazione libera. L’emozione è stata grande. Tra allestimento della scenografia, prove, spettacolo, smontaggio e tempo di condivisione con la compagnia sono stata completamente assorbita, praticamente il tempo è volato felice. Uno spettacolo di improvvisazione è di per sé un delicato equilibrio energetico, se poi dura un’ora e più, necessita del doppio delle forze creative che si mettono in gioco di solito.
Grazie a Sandra, compagna di improvvisazione e di ideazione del progetto. L’idea di questo spettacolo è nata come una sfida con noi stesse e l’abbiamo vinta ♡. Grazie a Martiña insostituibile maestra e guida che ci ha messo a disposizione il suo talento, la lucidità e la forza che la contraddistinguono. L’amore per tutto questo. Grazie a chi ha sacrificato i fine settimana fuori porta, i venerdì sul divano o al cinema, a chi finito il lavoro invece di tornare a casa a riposare ha scelto di venire a giocare con noi, grazie alle improvvisatrici e agli improvvisatori di Coffee Brecht Massimo, Libera, Diego, Valentina, Silvia, Genny, Sara, Sandra. Grazie a Giorgio Rosa, direttore artistico di Coffee Brecht Improvvisazione Teatrale, per la fiducia. La Love Cruise viaggia verso nuove storie, preparate la valigia e salite a bordo.
La Chiave di Artemysia è un’associazione che propone spettacoli teatrali e visite teatralizzate in tutta la Campania, anima dell’associazione è l’attrice e autrice Livia Berté. Livia è stata interprete del corto teatrale true crime che ho scritto a più mani per la rassegna Tredici Assassine del Teatro TRAM, ci siamo trovate subito affini, così per Echi dello Stige ho scritto due monologhi brevi, uno su santa Patrizia e l’altro su Nerone.
Questa esperienza di scrittura è stata molto interessante, ho provato emozioni completamente diverse nello scrivere i due monologhi, il primo è venuto fuori facilmente, ho visto questa giovane donna subito, l’ho sentita nel suo desiderio di abbandonare una strada già tracciata dalla famiglia, dal ceto sociale, dal tempo e mettersi in viaggio per essere autentica. Mentre con Nerone è stata dura, mi sono sentita subito in soggezione di fronte a una storia troppo vera e troppo grande, pietre che impedivano al flusso della narrazione di sgorgare, così ho scelto il momento in cui cena con Agrippina per l’ultima volta, ho scelto la morbosità di quell’istante, ma c’è stata poca pancia e molta testa.
Ogni più piccola esperienza è un arricchimento, per la mia scrittura e per la conoscenza di me stessa.
Questa settimana è stata ricca di eventi teatrali, ho visto 13 spettacoli, uno dei quali scritto da me e da una compagna di scrittura. Ebbene sì, un mio testo è andato in scena!
I 13 spettacoli fanno parte della rassegna 13 Assassine, ideata dal direttore artistico del Teatro Tram, Mirko di Martino, tredici corti teatrali dedicati ognuno ad altrettante assassine. Fatti di cronaca, più o meno recenti, che diventano spettacoli e vanno a indagare lo spirito, la dimensione psicologica e le relazioni di quelle donne.
Tutto, per me, è nato a novembre del 2018, quando ho partecipato a un workshop di drammaturgia tenuto proprio da Mirko di Martino. Il workshop era centrato sulla scrittura di un corto teatrale true crime, da lì ci è stato proposto di scrivere una corto per la rassegna in programma. Abbiamo lavorato sul testo da fine novembre a fine gennaio, con la supervisione di Mirko, guida generosa e indispensabile, consegnata la drammaturgia alla regista Roberta Misticone, siamo state buone buone in attesa di vedere il suo allestimento.
Il nostro corto, Erba – Era Rosa Bazzi Assassina, è nato lavorando incessantemente sulle dinamiche sviluppatesi nel corso del tempo tra assassina e assassinata, ogni battuta è calibrata con cura, cura ossessiva direi, allo scopo di rendere umanità ai personaggi, ma senza giustificazioni.
Lo spettacolo è andato in scena sabato e domenica, le attrici Livia Berté e Milena Pugliese, erano perfette nei panni dei nostri personaggi, l’una sensuale, caotica e vitale, l’altra infantile, chiusa, dimessa. Esattamente le nostre Raffaella e Rosa. Roberta Misticone ha allestito uno spettacolo di grande impatto, con immagini forti che funzionano in sinergia con il nostro testo.
È accaduta una vera magia creativa.
Ogni spettacolo della rassegna è diverso dagli altri, alcuni sono sicuramente più vicini al mio gusto, altri meno, e pure in ognuno ho trovato qualcosa di interessante, un’idea originale che porto con me.
La rassegna in sé è un evento unico nel suo genere, non solo perché prende spunto da fatti di cronaca attuali, ma perché, senza grandi proclami, dà spazio e tante autrici, registe e attrici, tutte coinvolte nel progetto con le loro professionalità.
Erba andrà in scena nuovamente sabato 13 e domenica 14, ma per tutta la settimana gli spettacoli si ripeteranno a gruppi di 4:
Immagine della locandina tratta dal sito internet del Teatro Tram.
Leonarda Cianciulli di Marina Cioppa, regia di Michele Brasilio, con Consiglia Aprovidolo e Stefania Remino La strage di Erba di Rossella Corsuto e Valeria Salvi, regia di Roberta Misticone, con Milena Pugliese e Livia Bertè Pia Bellentani di e con Leda Conti, regia di Sergio Di Paola Il delitto di Chiavenna di Arianna Cristillo, con Antonio Granatina e Arianna Cristillo, regia di Giuliano Casaburi Rina Fort di Angela Rosa D’Auria, con Elena Fattorusso, Roberta Frascati e Pietro Juliano Erika e Omar di Patrizia Di Martino, con Rosaria Langellotto L’omicidio Nadia Roccia di Claudia Balsamo, regia di Raffele Bruno, con Roberta Aprea e Federica Palo Mascia Torelli di e con Rebecca Furfaro Sonya Caleffi di Sharon Amato, con Antonia Cerullo Daniela Cecchin di Raimonda Maraviglia e Alessia Thomas, regia Silvia Brandi, con Sabrina Gallo Franca Bauso di Milena Pugliese, con Marco Fandelli Lucrezia Borgia di e con Iolanda Schioppi, con Josepha Yavul Pangia Beatrice Cenci di e con Ramona Tripodi
Nel mio giardino non ci sono alberi di limone. Nel mio giardino il sole ha spaccato il terreno, il vento ha divelto il cancelletto che ora, interrato e confuso alle erbe maligne, si contorce dolorosamente. Certe volte viaggiatori solitari si affacciano. Per guardare oltre l’arido sterro dell’entrata fanno pochi passi in avanti, ma subito ritirano il piede davanti all’intricato intreccio di rovi che a un certo punto ostacola il cammino. Nel mio giardino non c’è falda sotterranea che alimenti fiori o frutti selvatici, l’erba cresce dopo la pioggia e brucia al primo sole. Dal mio giardino anche gli insetti sono fuggiti.
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