Categoria: Cinema

Avviene così che l’abuso di potere e le oscurità si intrecciano a opere d’arte grandissime

Avviene così che l’abuso di potere e le oscurità si intrecciano a opere d’arte grandissime

Ormai da mesi si parla di Gaiman come di uno stupratore. Il colpo è forte, ho amato i suoi libri, i fumetti, tutto ciò che è stato tratto dai suoi lavori. Un grande artista può essere un uomo di merda, una grande artista può essere una donna di merda. Dobbiamo far pace con questo.
Anni fa non perdonammo ad Amanda Palmer, musicista e moglie di Gaiman, l’aver difeso categoricamente un amico accusato di abusi. Adesso questa storia assume nuovi contorni, si avvicina a quella di Alice Munro, troppo simile al “non voglio vedere ciò che sta sotto il mio naso, perché troppo doloroso e sconcertante per la mia identità”. Avviene così che l’abuso di potere e le oscurità si intrecciano a opere d’arte grandissime.
Il bello di essere adulti è di non fare più degli idoli ma avere stima di singoli lavori, pezzi d’arte. Chi può scegliere spesso, ci piaccia o no, sceglie di abusare della propria posizione. Non possiamo fare pace con questo, solo tenere alta l’attenzione, solo essere consapevoli.
Se ho letto De Sade possono continuare ad amare Sandman. Non senza una nuova tristezza nel cuore.

Chiedi alla polvere

Mi sono domandata: “Perchè fare un film su Chiedi alla polvere per straziarne il significato?” Di Arturo Bandini che amava uomini e animali dello stesso amore ma era un inetto, un supponente che solo grazie a un paio di colpi di fortuna e uno scafato editore riesce a tirare del buono da ciò che scrive, perseguitato da se stesso e da un credo religioso che è superstizione infantile più che fede di adulto, del sognatore lunatico di Fante cosa resta in questo film lungo ed eccessivamente colorato(va bene che c’è polvere ma tutto dello stesso colore no però!)? Niente. Bandini si trasforma in un piccolo eroe (un simpatico) all’interno di una schizofrenica e interraziale storia d’amore con Camilla Lopez, personaggio moderno, forte, nel libro che si trasforma in una pazza isterica, una sconclusionata nel film dove le azioni appaiono prive di qualsiasi significato, vuote e ingiustificate, e le battute tratte dal libro buttate a casaccio così giusto per giustificare il titolo, per non parlare di ciò che hanno fatto al mio personaggio preferito: Vera!
Il regista (uno che Fante persino lo conosceva, a quanto pare, e ne è appassionato) decide di soffermarsi sulle banalità più che sulle idee importanti del libro e taglia fatti portatori di significato come lo scambio di danaro con sua madre, ciò che non accade sulla spiaggia, ciò che accade nell’armadio, ciò che fa Bandini dopo il terremoto e come poi racconta l’accaduto, etc ; laddove gli pareva che la storia zoppicasse (!?!?!?) poi inventa di sana pianta (addirittura il finale), inventa cose improbabili, incoerenti con la natura dei personaggi che dopo i primi 10 minuti diventano solo piatte figurelle. Mi sono persino appisolata.