Mese: marzo 2023

La morte e la fanciulla

La morte e la fanciulla

La morte e la fanciulla di 𝗔𝗿𝗶𝗲𝗹 𝗗𝗼𝗿𝗳𝗺𝗮𝗻 con la regia di 𝗘𝗹𝗶𝗼 𝗗𝗲 𝗖𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮𝗻𝗶 ieri al Teatro San Ferdinando.

Personaggi:
 Gerardo Escobar, avvocato e presidente di una commissione che indaga sui desaparecidos, sua moglie Paulina Salas, vittima di torture, il dottor Roberto Miranda.

Il dramma di Ariel Dorfman ha come soggetto la giustizia per le vittime della dittatura cilena di Pinochet dopo la democratizzazione del paese e l’amnistia. Temi dominanti sono il perdono e l’impossibilità di dimenticare, personalmente e collettivamente.
Gli attori si muovo sul palco quasi spoglio, bianco come le carte di un dossier, tutto si svolge una sera in una villetta vicino al mare, i protagonisti agiscono dapprima con cordiale freddezza e formalità poi, in un crescendo di emozioni, con foga nel dolore della carne e della consapevolezza di un’oscurità che non si può rimuovere. Paulina, vittima di tortura, di stupro, tesa all’inverosimile, non può più ascoltare il quartetto di Schubert che dà il titolo all’opera, perché colonna sonora del suo drammatico rapimento. Nel medico che, forse casualmente forse no, si trova a casa sua, riconosce il suo carnefice. Inizia così un processo privato in cui gli attori interpretano la società in crisi, le relazioni in crisi e il fragile equilibrio tra giustizia e vendetta. La delusione arriva per l’epilogo che, probabilmente, è l’esito desiderato dal drammaturgo.
Il testo va in scena con la regia di Elio De Capitani che sceglie di scoprire la finzione teatrale affidando le didascalie a una voce fuori campo, oltre che alle già citate scenografie scarne, giocando con luci e ombre a diverse profondità spaziali. Esseri umani gli attori, un salto temporale li porta in in platea, si mescolano a noi.
In scena Enzo Curcurù, Claudio Di Palma e Marina Sorrenti.
Il testo scritto nel 1991 è tradotto da Alessandra Serra. Lo spettacolo è una coproduzione Elfo e Teatri di Napoli.

Ho scelto questo spettacolo, andato già in scena al Napoli Teatro Festival, proprio per la regia di Elio De Capitani e non mi ha deluso, nonostante gli attori mi abbiano dato l’impressione di un diesel ieri sera, ma ogni recita è una rappresentazione nuova e diversa dalle altre. Se all’inizio la dinamica mi appariva confusa, dopo circa una mezz’ora ero dentro la storia, presa dal triangolo umano e dalla tragedia. Dalla prima fila in platea lo spazio scenico appariva sbilenco e gli attori troppo sul fondo del palco, qualche volta persino svociati.