Già da qualche settimana si è tornati a calcare i palcoscenici, con tutte le restrizioni imposte dalla pandemia, pochi posti a sedere, mascherine, registrazione, temperatura, gel per le mani. Il settore subisce comunque gravi conseguenze, soprattutto le piccole realtà. Anche quelle grandi sono ridimensionate, per esempio il Napoli Teatro Festival di Ruggero Cappuccio, che comunque è una realtà ricca e ben posizionata, ha venduto i pochi biglietti disponibili – relativi a un terzo delle sedute degli anni scorsi – in un batter d’occhi.
I biglietti sono andati a ruba anche per il Kilowatt Festival di Sansepolcro, pochi posti, finiti quasi subito.
Al Kilowatt 2020 sono andata con la delegazione visionaria del TRAM. Per chi non lo sapesse l’Italia dei Visionari è un progetto promosso da Kilowatt Festival, parte della rete BeSpectactive, rivolto a spettatori e spettatrici che abbiano voglia di farsi coinvolgere nel processo di selezione degli spettacoli di un teatro o di una qualsiasi realtà teatrale che abbia un cartellone. Una forma di autoeducazione al teatro attraverso il gioco della selezione degli spettacoli, spettacoli presenti su una piattaforma on line.
Ho scritto qui del progetto Visionari che ho coordinato al TRAM di Napoli, poi non ne ho parlato più, ma la sua realizzazione ha coperto i mesi da novembre 2019 ad aprile 2020, mantenendo una buona partecipazione anche durante il lockdown, con incontri svolti sulla piattaforma zoom e non più dal vivo.
Il Teatro TRAM è l’unico teatro ad aver aderito al progetto al di sotto di Arezzo, fino a questo momento. Durante una delle riunioni dedicate al progetto Visionari a Sansepolcro c’è stato il collegamento con una rete teatrale salentina che, probabilmente, lo adotterà ancora più a sud, ma è tutto da costruire.
Per quanto riguarda Napoli è stato Mirko Di Martino ad interessarsi alla cosa e a propormela, da parte mia ho aderito subito con entusiasmo.
Promosso il progetto, alla chiusura delle iscrizione avevamo novantanove contatti, alla prima riunione eravamo più di sessanta, durante lo svolgimento del progetto non siamo mai andati sotto i cinquanta partecipanti, fino al momento dello scoppio della pandemia che, purtroppo, ha trasformato il mondo – anche di chi lo nega. Spostando gli incontri on line qualcosa è cambiato, chi non riusciva a essere presente agli incontri nel foyer del teatro, adesso poteva connettersi da casa, chi subiva lo stress del momento e il gap tecnologico non ha più partecipato. Comunque siamo rimasti entro le trenta persone partecipanti, può definirsi un successo dato il momento.
A Napoli è stato scelto lo spettacolo Questa splendida non belligeranza di Marco Ceccotti, una commedia portata in scena da una compagnia romana.
All’inizio eravamo incerti sulla possibilità di partecipare al Kilowatt Festival, anzi avevamo deciso di non partire. Poi s’è ambiato idea un po’ perché abbiamo visto che altre realtà ripartivano, un po’ perché le regole di comportamento sono entrate nelle nostre vite, così abbiamo chiesto nel nostro gruppo chi volesse fare questo giro a Sansepolcro. La risposta positiva di molte persone ci ha sorpreso, ma testimoniava la voglia di tornare a stare assieme, poi alcune hanno dovuto rinunciare e siamo rimasti in cinque. Fatta l’auto, stipati i bagagli siamo partiti il 24 e tornati a Napoli il 26 luglio.
Il Kilowatt Festival vive a Sansepolcro in provincia di Arezzo e coinvolge tutte le persone del posto. Gli spettacoli si fanno nei cortili e nelle piazze ci sono le letture e le interviste.
Sansepolcro è profumata e gentile, il Kilowatt ben organizzato. Per le visionare e l’unico visionario partecipante era tutto nuovo e sconosciuto, emozionante. Una vacanza in cui è stato anche valorizzato il loro impegno.
Abbiamo visto 5 spettacoli, mangiamo assieme, dormito assieme e visitato Sansepolcro e Arezzo. È stato facile, divertente e formativo.
I due spettacoli più belli sono stati Polvere del Collettivo Superstite, teatro di figura, molto suggestivo, e Trent’anni di grano, il Teatro delle Ariette durante il quale abbiamo anche cenato con tigelle e verdure – altri con salumi e formaggio, ma io non li mangio.
Gli incontri con le persone che partecipano al progetto in altre città è stato molto costruttivo, un confronto acceso in certi casi. Ho scoperto che il modo in cui abbiamo organizzato il progetto a Napoli differisce in alcune questioni chiave, rispetto alle altre città coinvolte, sicuramente perché l’identità del posto in cui si sviluppa localmente il progetto lo muta inevitabilmente. A esempio noi abbiamo seguito le persone passo passo, i gruppi e le discussioni, gli incontri extra e il workshop di lettura dello spettacolo che le visionarie e i visionari stessi ci hanno chiesto, sono state cose in più che altri non hanno fatto. Non che gli altri non abbiano avuto cura delle persone, ma ho avuto l’impressione che fossero molto più indipendenti e meno strutturati.
Il progetto si fonda sull’idea che chiunque può parlare di teatro, godersi uno spettacolo, essere dal fruttivendolo alla ragazza di parrucchiere, nessuno deve sentirsi in soggezione, lo spettatore è attivo nel confronto con gli altri e con le compagnie quando ne ha l’opportunità. Noi abbiamo prodotto una scheda valutativa, perché le persone responsabilizzate dalla richiesta di uscire dal semplice “mi piace” o “non mi piace”, volevano sapere cosa guardare in uno spettacolo, oltre al sentire di pancia. La scheda non era direttiva, ma proponeva dei semplici input, a esempio “Com’era la recitazione?”, “quanto sono stati credibili nei loro personaggi?” nessuna influenza, solo un “Hey, per camminare devi mettere un piede davanti all’altro, altrimenti si chiama strisciare o gattonare o stare fermi, lo puoi fare, ma dicci perché!”.
L’esperienza di Kilowatt è di lungo corso, per noi è stato solo il primo anno, abbiamo tutto da provare e imparare.
Nei mesi trascorsi a organizzare gli incontri, a gestire i gruppi di spettatori, le chat e i vari momenti di discussione e aggregazione ho imparato moltissimo sul teatro off, su chi va a teatro e perché ci va e, sempre e soprattutto, su me stessa.
Ovviamente alla fine ho più domande che risposte.
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