Mese: marzo 2019

Paspartout – Improvvisazione e disegno

Paspartout – Improvvisazione e disegno

Paspartout è uno spettacolo di improvvisazione e disegno ideato da Omar Galván, che vede in scena lo stesso Galván e Diego Ingold. Entrambi improvvisatori di calibro internazionale che Coffee Brecht ha portato a Napoli questo fine settimana.
Omar Galván, argentino, improvvisatore e formatore celebrato, e Diego Ingold, spagnolo, stanno in scena attorno a un tavolo la cui superficie viene proiettata su di una parete o un telo, sul tavolo i loro disegni e quelli forniti dal pubblico come input prima dello spettacolo, prendono da essi forma storie improvvisate.
Un format originale che mostra quanto variegato può essere il mondo dell’improvvisazione, che dall’attitudine sportiva dei match/cath/imprò va alla poesia del teatro più fisico o surreale, passando per i format di genere, tutto con gli stessi strumenti grammaticali di base.

Passpartout è andato in scena SOLD OUT al TIN Teatro Instabile di Napoli, sabato 16 marzo 2019, alle 21 con la collaborazione di Coffee Brecht.

 

Il workshop di improvvisazione

Il workshop di improvvisazione

Se fate improvvisazione da almeno tre anni la fame di workshop sarà forte. In genere tutti i mestieri, le attività collegate al mondo del teatro, al mondo artistico, vedono impegnati amatori e professionisti nei workshop, chi li fa chi li fruisce, chi li fruisce e li fa a quelli con minore esperienza. Certo ci sono tanti bellissimi libri teorici sul teatro, ma la riflessione segue sempre la pratica, prima bisogna fare e poi ragionarci sopra, come ci dice Munari certo, nell’arte, come la pedagogia artistica contemporanea, come la ludopedagogia, L’improvvisazione in particolare è soprattutto una tradizione orale.

Lo scambio è alla base della crescita, durante la formazione di base e dopo, vogliamo arricchire la nostra cassetta di lavoro con nuovi strumenti e allenarci il più possibile, anche se non intendiamo andare in scena con la frequenza di chi di quest’arte fa anche una professione, semplicemente perché siamo nel vortice dell’esperienza e non vediamo l’ora di imparare e condividere.

Così ci iscriviamo ai workshop offerti dalla nostra scuola di improvvisazione, partecipiamo a quelli dei raduni di improvvisazione, se ne abbiamo la possibilità chiediamo di partecipare a quelli di altre scuole.
Se nell’improvvisazione si dice che non c’è errore, durante un workshop le cattive abitudini escono fuori tutte, specialmente nei giochi che già abbiamo fatto in precedenza, che pensiamo di conoscere bene.

E’ interessante segnalare che spesso alcuni giochi di improvvisazione si ripetono negli anni e nei vari workshop, ma con un livello di complessità e una funzione diversa a seconda del tuo anno di improvvisazione – si, noi ci “datiamo” dall’anno di improvvisazione.

Un gioco come quello delle sedie, molto simile a quello che si fa da bambini, per cui c’è una sedia vuota e una persona in piedi che deve sedersi, mentre gli altri si spostano per “impedirglielo”, un gioco/esercizio come questo ha un diverso significato se lo fai al secondo anno o al quinto.

Quando un workshop è un buon workshop? il mio parere al momento è che un workshop è stato un buon investimento di tempo e denaro, quando ti permette di spostare oltre il limite dell’abitudine il tuo modo di improvvisare. Quindi non tanto la quantità di giochi che riesci a segnarti sul quadernino degli appunti, che tornano utili di certo, ma soprattutto quanto giocando hai superato quel limite che ti caratterizza durante il corso annuale o le improvvisazioni che fai di solito.