Mese: gennaio 2019

Coffee Hour

Coffee Hour

Format è una delle parole più diffuse nell’ambito dell’Improvvisazione teatrale, Impro’. Il format è una struttura all’interno della quale si improvvisa, le strutture possono essere diverse, in genere si fa la differenza tra long form e short form, termini che marcano la durata ma, spesso, anche la tipologia di rappresentazione, di norma le brevi (short form) sono brillanti e dinamiche, ci rientrano anche i giochi, mentre le lunghe (long form) presuppongono un lavoro in verticale sui personaggi e sulle relazioni, uno sviluppo drammatico della storia.

Coffee Hour è la serata in cui Coffee Brecht, la scuola di improvvisazione teatrale di Napoli, fa spettacolo a cappello presso la propria sede, prediligendo la formula short+long o longform da sola.

Il 26 c’è stato un Coffee Hour in cui si sono succeduti un Open Mic Impro’ e una long form con amatori e amatrici all’ottavo anno di improvvisazione.

L’Open Mic Impro’ è fatto da improvvisazioni libere brevi in cui amatori e amatrici (attori e attrici con almeno quattro anni di improvvisazione teatrale alle spalle) si alternano in scena, partendo dagli input che il pubblico ha precedentemente scritto su un cartellone.

Dopo è andato in scena Bea, un format molto suggestivo scritto da Giorgio Rosa, in cui le storie di due sconosciuti si intrecciano a partire da un’istantanea, sempre su input del pubblico, ma in questo caso fisico.

Indicare gli anni di improvvisazione è una prassi, più ci si allena meglio si riesce, certo, ogni giorno diciamo che nell’improvvisazione non esiste errore, ma la qualità di uno spettacolo inevitabilmente dipende dall’esperienza degli attori e delle attrici. Anche se uno spettacolo di primini può essere molto divertente, una long form con amatori al decimo anno di improvvisazione di norma è magica, perché è tutto improvvisato ma sembra scritto.

Per seguire gli eventi di Coffee Brecht qui.

 

Lontano Lontano. Luigi Tenco

Lontano Lontano. Luigi Tenco

Chi ama Tenco forse ha trovato gli arrangiamenti dello spettacolo un po’ forzati, a me però sono piaciuti. Mi è piaciuta l’atmosfera intima dello spettacolo, l’impianto minimo. Dall’ultimo istante all’ultimo istante passando per la sua vita, citazione per citazione.
Le mancanze si possono sempre colmare, quella di Tenco è una storia triste, una triste casualità, suicidio dovuto al mix di alcol e farmaci, volontà, atto politico, un gesto che lascia un vuoto artistico e umano non più colmati da altri.

Lontano Lontano scritto e diretto da Roberto Ingenito con Francesco Luongo, Francesco Santagata produzione Liberaimago. Costumi Rosario Martone.

Sala piena per lo spettacolo Lontano Lontano. Luigi Tenco, stasera al Teatro Tram.

 

Agorapp 2019

Agorapp 2019

Chi non conosce l’Improvvisazione come disciplina teatrale a se stante, dove si studia la drammaturgia improvvisata, non può immaginare quale mondo totalizzante sia. Tutto il bellissimo valtzer di workshp, laboratori, tradizione orale e scritta, strutture, esercizi, scuole di pensiero, assorbe chi fa impro completamente, le occasioni di incontro con altre realtà arricchiscono e mettono addosso la voglia di giocare assieme, di giocare con altre regole e poi tornare alle proprie arricchiti e cambiati.
Improvvisare significa farsi cambiare, dicono i maestri.

Giocare è una delle parole chiave dell’Impro, chi improvvisa è attore o attrice, certo, ma dire che recita è impreciso anche se di fatto recita, chi improvvisa gioca. Il lessico dell’improvvisazione come disciplina è mutuato dal mondo anglo-francofono, perché pur derivando in gran parte dalla Commedia dell’arte, ovviamente, viene definita come disciplina moderna tra Stati Uniti e Canada, poi si diffonde in tutto il mondo.

Dal mio diario disegnato, il villaggio che ha ospitato Agorapp per come appariva di notte, tornando in casetta a dormire.

I raduni di improvvisazione sono importanti per la formazione e il confronto, in più rappresentano un momento di aggregazione potente, ogni anno se ne tengono a decine in ogni paese in cui è diffusa l’impro, Agorapp anno zero è stato il raduno d’inizio anno che ha sostituito Wip – WorkImprogress, a seguito del cambio di direttivo in Improteatro, l’associazione nazionale italiana di improvvisazione teatrale.

Tema di Agorapp anno zero è stata la narrazione, le storie e lo storytelling, le masterclass erano organizzate su livelli, ma erano le medesime per tutti. E’ stato interessante perché ha permesso a tutti, formatori e informazione, di condividere le cose apprese a più livelli.

Detto questo, ammetto di essere arrivata ad Agorapp stanca, per motivi personali, e di essermelo goduta poco, nonostante la bella atmosfera e le masterclass super interessanti.
Ho imparato di sicuro nuove cose, sulla gestione della scena, sulle strutture, sul raccontare e questo è bellissimo. Vorrei allenarmi ogni giorno! Ah si, nell’improvvisazione le prove, dato che non c’è un testo ma solo una “dinamica”, si chiamano allenamento.

Se la maratona di improvvisazione della penultima sera è stata poco energica, lo spettacolo dei maestri l’ultima sera è stato pura poesia, in scena da sinistra Omar Galvan, Antonio Vulpio e Inbal Lori.

Kohlhaas

Kohlhaas

Quanti modi conosciamo per fare un monologo? A imbuto, dal generale al particolare o viceversa dal particolare al generale, con i colori, a parte, con salo temporale, guardando il pubblico, con un interlocutore immaginario. Tanti. Kohlhaas è un monologo unico, non solo per la storia che racconta, il famoso commerciante di cavalli che perde tutto e, senza sapere come, arriva a organizzare una rivolta, è unico perché Marco Baliani è un attore straordinario e pur essendo da solo in scena, seduto per tutto il tempo, vedi attorno a lui una folla, i cavalli che scalpitano, la battaglia, le porte della città, Kohlhaas.

Kohlhaas
di Marco Baliani e Remo Rostagno
dal racconto “Michele Kohlhaas” di H. von Kleist
attore narrante Marco Baliani
regia Maria Maglietta
produzione Trickster Teatro

L’ho visto al Teatro Nuovo stasera, fantastico.

The Influencer

The Influencer

Appena avrò finito di scrivere questo post, subito prima di inviare, toglierò la spunta alle opzioni di condivisione. Non sono mai stata una blogger in cerca di fama, ho uno spirito solitario e fuggo dalla polemica, in passato ho avuto a che fare con troll e lettori gentili, il web non cambia le persone, quello che sei nella tua vita off-line (se esiste ancora) quello sarai nella vita on-line, a questo punto le due cose non sono più separate, in barba a chi crede che un nikname possa trasformarlo, ne ho usati tanti, per motivi diversi, ma ero sempre io, altrimenti avrei avuto necessità di un controllo psichiatrico.
Il fenomeno degli e delle Influencer è interessante, ma non costituisce una grande novità, se non per la tipologia di talento che eccita chi trasforma la tale persona in “guru”, chiedo scusa a yogine e yogini per l’utilizzo in questa sede della parola guru. Se in un certo ambito le persone si raggruppano attorno al talento musicale, pittorico, letterario, con gli e le Influencer dei social si valuta la capacità di comunicare, comunicare cosa? la vita, qualcuno direbbe lo “stile di vita”. Infatti chi tra questi ha tanti follower, non comprati, di solito è capace di raccontare il quotidiano in maniera accattivante, per intuizione e un po’ di ricerca anticipa ciò che i follower vogliono,  si direbbe crea in loro il desiderio o lo riconosce, giocando abbastanza sul sicuro, cioè fanno da specchio migliorato (più o meno) a chi li osserva.
Fino a qualche anno fa bastava questo oggi, con l’esperienza acquisita da fratelli e sorelle maggiori, si lavora già in partenza con un progetto di marketing legato alla persona, in secondo piano c’è cosa fa effettivamente quella persona.

Lo spettacolo di Daniele Marino parla di questo e del vuoto interiore del protagonista, che sopraggiunge quando ha condiviso tutto, svenduto tutto, non senza amarezza e cinismo, dato che anche lo spirito più libero, Stella, la sorella fricchettona del protagonista, mostra l’autore, alla fine si lascia imbrigliare dalla rete.

Quando navigo tra canali youtube e account instagram, dove tutti e tutte possono dire ogni cosa di loro stessi e stesse, mi rallegro perché raccontare la propria storia senza intermediari è un privilegio, rispetto al passato, a quando le persone comuni non esistevano per chi scriveva la storia, e pure quelle non comuni subivano la scrittura di altri, agiografi o nemici. Poi vedo foto tutte uguali, “sfide” ripetute di canale in canale e mi inquieto, la speranza di essere unici si infrange contro il desiderio di  accumulare like, entri in un flusso narrativo che a quel punto non ti appartiene più.
Il prossimo step quale sarà?

The Influencer
uno spettacolo di Daniele Marino
con Marco Montecatino | Antonella Liguoro | Daniele Marino
aiuto regia Tommaso Vitiello
spazio scenico Luca Serafino
disegno luci Tommaso Vitiello
grafica Armando Ianuale
foto Giuseppe Carfora
produzione Rena Libre Compagnia

Ho visto The Influencer al Teatro Tram stasera, mi è piaciuto.

Il gioco dell’amore e del caso

Il gioco dell’amore e del caso

Il gioco dell’amore e del caso è una commedia scritta da Marivaux nel Settecento, basata sullo scambio dei ruoli. Un’opera giocata sull’innamoramento e la ricerca dell’autenticità, attraverso il mascheramento.
Stasera al Teatro Tram l’ho vista in una riduzione di Mirko Di Martino con in scena, tra gli altri, Antonio Buonanno, attore ora noto al grande pubblico per aver interpretato il padre di Lila bambina in L’amica geniale.

Inizia il nuovo anno con leggerezza.

Il gioco dell’amore e del caso
di Pierre De Marivaux
adattamento e regia di Mirko Di Martino
con Antonio Buonanno, Antonella Liguoro, Tommaso Sabia, Alessia Thomas, Gabriele Savarese
aiuto regia Titti Nuzzolese
costumi Annalisa Ciaramella
assistente alla regia Elena Paoletti
produzione Teatro dell’Osso e Teatro TRAM