Giorno: 2 ottobre 2017

Preparativi per un viaggio in Svezia

Scritto al ritorno

Perché andare in Svezia?

Determinati luoghi ci affascinano dall’infanzia, altri li scopriamo ascoltando o leggendo i racconti degli altri, qualche volta è una questione di obbligo, altre di passioni collaterali. Nel mio caso tutto inizia casualmente, dal desiderio mai realizzato di avere una cucina gialla e blu, desiderio che coltivavo nell’infanzia, a un certo punto scopro che questi sono i colori della Sverige, così mi interesso di cose svedesi seguendo una suggestione cromatica. Ikea è un altro punto fermo della linea temporale su cui si svolge questa storia. Il negozio di mobili e articoli per la casa a basso costo entra nella mia vita nel Natale di alcuni anni fa, quando mangiare polpettine e vagare tra camere da letto e peluche dai nomi strambi era una questione di coppia. Come scordare Pippi Calzelunghe? Un lungo rimuginare tra suggestioni, racconti, letteratura, cinema e storia sul paese del lagom, dell’uguaglianza, del mito di una sessualità senza sovrastrutture, degli assassini violenti e dei bui, silenziosi, giorni freddi in cui bambine vampiro si nutrono nella neve. Ci si innamora così.

Ognuno ha i propri motivi, motivi generici per visitare la Svezia possono essere:

  • Perché si è appassionati di Vichinghi e mitologia norrena
  • Perché è il paese dei Premi Nobel;
  • Perché vuoi ingozzarti di Kanelbullar;
  • Perché il centro storico di Stoccolma (Gamla Stan) è super caratteristico;
  • Perché in Svezia c’è la parità di genere (qualcuno direbbe “per il mito delle svedesi”, il mito delle svedesi fa i conti con la realtà di donne indipendenti e prive di soggezione verso gli uomini);
  • Perché vuoi mangiare i kanelbullar a Gamla Stan dopo aver visitato il Museo Nobel o quello di storia in compagnia di svedesi alla mano
  • Oppure ti è piaciuto Millennium. Uomini che uccidono le donne e vuoi visitare i posti descritti nei libri, per lo stesso impulso ma dopo aver visto Il posto delle fragole
  • Oppure hai visto la foto di una casetta di legno colorato su un’isolotto verdissimo in mezzo al mare (probabilmente hai visto un posto della Norvegia o della Danimarca, ma ce ne sono di identici in Svezia)
  • Oppure vai a nord per vedere l’aurora boreale (in questo caso andrai tra novembre e marzo e l’esperienza sarà sicuramente diversa dalla mia).

La Svezia è un paese ricco di storia, natura e tradizioni interessanti, i motivi per visitarla vanno ben oltre il mio elenco semiserio, i tuoi motivi li puoi conoscere solo tu e sono sicuramente i migliori che puoi trovare. Motivi per non andare in Svezia? probabilmente ce ne sono tanti, il primo riguarda il costo, ma motivi per non fare una cosa ci sono sempre, a prescindere dalla cosa, invece muoversi richiede volontà ed energia.

L’organizzazione del mio viaggio

La scarsa disponibilità di denaro frena il desiderio di visitare la Svezia per lungo tempo, fino a quando riesco a orchestrare un viaggio di circa quindici giorni con agio ma comunque a “basso costo”. Ecco come. (N. B: avere un lavoro aiuta, per ora non sono riuscita ancora a viaggiare gratis.)

1. Studiare. Studio il paese per decidere l’itinerario e capire cosa offre in termini di musei, escursioni, visite guidate, sconti, carte cittadine, trasporti.

Qui inizia già il divertimento, perché si tratta di leggere e scoprire cose nuove. Grazie ad alcuni blog e gruppi di italiani all’estero che già conoscevo ricevo i primi consigli, un ruolo importante lo gioca il gruppo di viaggiatrici solitarie, grazie! Mi iscrivo alle pagine Facebook dedicate, quelle istituzionali, come Visit SwedenVisit Stockholm, soprattutto navigo approfonditamente il sito dello Stockholm Pass, che la si acquisti o meno è uno strumento importantissimo per conoscere le attrazioni della città, con orari di apertura e costi di entrata. La parte più arricchente la fanno i libri che sono nella foto qui sotto.

I libri che ho letto per prepararmi al viaggio in Svezia.

Il primo che ho comprato è stato Svedesi, se li conosci non li eviti, di Peter Berlin, 71 pagine. Pubblicato da Sonda nel lontano 1994 e ripubblicato nel 2001, fa parte della collana Le guide Xenofobe, in ragione di questo nome si propone come una guida culturale alternativa in cui vengono tracciati i difetti e i pregi del popolo svedese – la finalità è quella di guarire la paura del diverso. Qualche pagina più tardi si è nuotato a pelo d’acqua sui modi di pensare e sulle tradizioni svedesi, cedendo inevitabilmente a qualche stereotipo, ma non mancando spunti interessanti e originali.

Mentre mi facevo un’idea della Svezia mi rendevo anche conto di non desiderare una guida da portare sempre dietro, sapevo che avrei camminato molto, dovevo limitare il peso poiché dovevo portare con me, sicuramente, sempre l’ombrello e una maglia più pesante. Come vestirsi a Stoccolma d’estate è stata la domanda più frequente che ho fatto alle persone e a Google. Così ho comprato per la prima volta una Cartoville, su consiglio di alcune viaggiatrici esperte in “leggerezza”.

Stoccolma, Cartoville, del Touring Club Italiano è comunque una guida, ma ridotta al minimo, lo spazio maggiore è dedicato alle mappe della città, quartiere per quartiere. Il pregio è di essere maneggevole, focalizzata, economica; il limite è di “raccontare” poco. Questo limite è comunque relativo, nella quasi totalità dei casi ogni luogo che visitiamo ha un proprio depliant, guida cartacea da prestare, audioguida, ormai anche delle App scaricabili sullo Smartphone.  Certo, anche le mappe si possono visualizzare sullo Smartphone, ma la connessione internet complessivamente costa più della Cartoville e manca l’oggetto feticcio, il ricordo, in aggiunta potrebbe non esserci campo. La Cartoville mi ha aiutato a farmi un’idea della struttura della città e a realizzare un abbozzo di itinerario, prima di partire, sul posto mi è stata utile per decidere gli spostamenti, poche volte l’ho integrata con Google map, più spesso ho usato la mappa gratuita che fornisce il punto turistico di Centralen. Stoccolma ha una geografia complicata poiché sorge su un gruppetto di isole, orientarsi può essere difficile e le mappe sono semplificazioni, ma sono sempre tornata a dormire nel mio letto.

Se non volevo una guida cosa ci fa in quella foto la Lonely planet Svezia? Non volerla portare con sé non significa non voler approfittare di un’occasione da bancarella. Svezia, della Lonely planet l’ho comprata usata, infatti, per pochi spiccioli senza particolare entusiasmo, perché le Lonely planet non mi danno affidamento, so che per altre persone rappresentano un must, e perché volevo passare a Stoccolma tutto il tempo delle mie vacanze, per conoscerla a fondo, quindi una guida dell’intero paese era un di più. Ovviamente questo acquisto casuale ha scombussolato i miei piani. Nel giro di poco ho cambiato la mia prenotazione, tagliato giorni alla capitale a aggiunto un giro esplorativo del sud. Due mesi e mezzo prima della partenza ho prenotato un albergo, sempre su Booking, a Malmö e ho comprato un biglietto di a/r su sj.se il sito delle ferrovie svedesi. Essendo una guida dell’intera Svezia il racconto è generico ma abbastanza puntuale sui fatti salienti, infatti è stata molto utile per scegliere cosa vedere fuori dalle grandi città e cosa scartare, in quello che ormai ho considerato solo il mio primo viaggio in Scandinavia, al quale spero seguiranno altri.

L’ultimo libro è ovviamente quello a me più caro, Stoccolma. Ritratto di una città di Tony Griffiths edito da Odoya. Dalla terza di copertina apprendiamo che Tony Griffiths è uno storico della Scandinavia e dell’Australia, suo paese natale, questo si percepisce chiaramente durante la lettura, il racconto della città, del suo sviluppo e del suo umore, è costellato di aneddoti e note chiarificatrici. Si legge facilmente, si apprezza immediatamente e ci si torna per ritrovare, tra le parole dell’autore, quelle storie che abbiamo incrociato muovendoci da un angolo all’altro della città.

2. Logistica e trasferimenti. Prenoto un volo a/r Roma Stoccolma, con molti mesi di anticipo – ogni mese dalla decisione di partire alla partenza effettiva uso lo stipendio per acquistare o prenotare qualcosa. – Questo anticipo è dovuto alle mail di offerta che ricevo nella mia casella postale e al fatto che tutti i soldi assieme non li ho. Il volo è con Ryanair. Acquisterò il bagaglio a stiva solo un mese prima della partenza, tanto il costo non cambia. Su Booking, con circa cinque mesi di anticipo, valutando diverse tipologie di alloggio, fermo la prenotazione dell’ostello. Ossia cerco di capire, leggendo on line dai resoconti di viaggio, dove hanno alloggiato altre persone, che tipo di zona è quella in cui si trova l’ostello adatto alle mie possibilità. I prezzi sono molto alti, Stoccolma sembra essere carissima. La prenotazione è gratuita fino a pochi giorni prima della partenza, se disdico entro una certa data non pagherò penali. Per tutto il tempo in cui ho cercato informazioni, via via che prendeva corpo il viaggio, ho prenotato i biglietti del treno, dell’autobus, considerato cosa portare con me e cosa non portare.

La cosa sulla quale ero più indecisa era l’acquisto dello Stockholm pass, in primo luogo per il costo elevato, poi perché avrei comunque dovuto abbinarci la carta dei trasporti con l’abbonamento settimanale e almeno due giorni con biglietti extra, in fine perché questo genere di carta ti vincola a un percorso prestabilito e per sfruttarla non sei libera di fare ciò che ti suggerisce l’estro del momento. Pochissimi giorni prima della partenza il sito ufficiale del pass, al quale mi ero iscritta per ricevere le ultime novità sulla città, mi ha inviato una mail con la possibilità di avere uno sconto, così ho deciso di buttarmi e di comprarlo. Sì a volte farsi riempire la casella postale di mail è utile.

Dunque alla partenza avevo già pagato: l’aereo a/r, il treno a/r per Roma, i biglietti del bus dall’aeroporto al centro di Stoccolma e ritorno, il biglietto a/r del treno interno. Restavano da pagare i pernottamenti, ho cambiato tre sistemazioni, e il cibo.

3. Il cibo. Essere vegetariana tutte le volte in cui non posso essere vegana in Svezia comporta che, prima di partire – grazie internet -, mi preoccupi di fare almeno un giro esplorativo sui siti specifici e no, per capire quale offerta veg ci sia – in realtà studiavo la mappa dei ristoranti anche prima di diventare veg, è una questione di forma mentis che, suppongo, si è resa solo particolarmente utile col tempo. Com’è viaggiare da veg in Svezia? partendo dal presupposto che si tratta di un paese in cui la maggior parte delle cose è più cara rispetto all’equivalente italiano, puoi tranquillamente essere veg e mangiare in tanti ristoranti diversi ogni giorno, ma costa. A basso costo ti devi accontentare. A basso costo ti devi accontentare anche dell’alternativa “verde” nelle grandi catene o al supermercato. A esempio Subway, che sembra sempre sporchissimo e sul quale resta impressa una brutta, brutta, storia, ha l’alternativa veg ed è un’opportunità. Perché l’etica non è una cosa per scemi, ma questo è un mondo maledettamente complesso e dobbiamo saper mediare, scegliere e accontentarci di fare del nostro meglio. A Stoccolma trovi al supermercato i tramezzini o i panini con i pomodori sottolio e la verdura, sono piccoli ma molto saporiti ed economici. Non tutti i giorni si può mangiare il panino, così una volta ti prepari un piatto caldo nella cucina dell’ostello, un’altra vai al ristorante super etico che fa anche corsi di yoga ma non ti svuota il portafogli, per fortuna esistono, sono quelli con il buffet o l’All You Can Eat veg, evviva! Da non sottovalutare mai i ristoranti asiatici, cinesi, giapponesi, indiani, thailandesi, che propongono spesso menu vegetariani. Si tratta di studiare TripAdvisor e i blog in lingua inglese, posizionare un paio di nomi per quartiere e sperare che non vadano in ferie. Altrimenti? Altrimenti una lattina di fagioli o di lenticchie si svuota dell’acqua di conserva nel lavandino, si condisce con olio e un pomodorino e si mangia al parco – va bene è un’immagine da barbone, ma se non vuoi spendere vivi così anche da non veg, ne ho esperienza diretta, e comunque i barboni sono miei amici.

4. Il bagaglio. Come ho detto la preoccupazione riguardo all’abbigliamento era pressante. Ho scelto un paese del nord Europa anche per non soffrire il caldo (insolazioni e svenimenti insegnano), ma il troppo freddo o la pioggia torrenziale limitano parimenti la possibilità di visitare. Ho chiesto a chiunque incrociassi cosa mettere in valigia e ho ricevuto risposte diverse, ovviamente, il più delle volte il solito “vestiti a cipolla”. Ognuno ha il proprio vestiti a cipolla, per alcuni è iper sportivo con tessuti sintetici, per altri elegantissimo e/o lanoso, varie le vie di mezzo con abbinamenti soggettivi. Ho portato con me molte cose, le ho usate tutte. Quindici giorni sono tanti e in estate anche in Svezia può far caldo, ho scoperto, magari per poco più di mezz’ora, ma succede, e in quella mezz’ora sudi e poi puzzi. Puzzare in vacanza è orribile, intendo quando esci al mattino tutta coperta, a metà giornata c’è un bel sole caldo, tu sei imbacuccata, sudi e… puzzi! (un po’ scherzo un po’ no) Quindi per un viaggio a Stoccolma in agosto, secondo la mia esperienza, assieme alla biancheria, bisogna portare: magliette a mezze maniche da cambiare giornalmente (una di riserva nello zaino) e da usare sotto al maglioncino o al cardigan (se la fortuna ci arride) con il K-way. Il K-way non deve assolutamente mancare perché pioverà, pioverà spesso e sarà una pioggia pesante, abbinata al vento. Una pashmina (o una sciarpa di lana leggera) serve, perché ci sono il mare e il lago e s’alza il vento, come ho già detto. Pantaloni o fuseaux con scarpe da trekking urbano perché Stoccolma è più grande di quanto ti aspetti. I K-way esistono anche con l’interno imbottito che si stacca, fateci un pensiero perché può fare freddo. Può fare freddo e si avrà bisogno di cose calde per non star male, considerate di portare una “maglia della salute”, perché ho imparato a mie spese cosa significa non averla e bloccarsi con la schiena. Se fa caldo meglio, si sfilano le maglie, ma tanto non sarà mai il caldo del sud. L’opzione “porto poche cose perché tanto le lavo/ compro lì se proprio necessario” è davvero, davvero, poco praticabile, perché c’è umidità e non riuscirete ad asciugare un maglione velocemente, se non a particolari condizioni, tipo avere un’asciugatrice, e perché lì tutto è molto più caro – perfino i calzini di H&M, che qui costano poco, lì hanno un rincaro che può pesare sul vostro budget.

5. La lingua e il denaro. Lo svedese ha la grammatica dell’inglese e la pronuncia che suona come un mix di sapore slavo e molto tedesco, almeno così mi sembra. Se il vostro intento è fare solo un piccolo viaggio per spuntare il paese dalla lista dei “posti da visitare almeno una volta nella vita”, non avrete bisogno di imparare la lingua, certo sapere come si dice grazie (Tack!) aiuta a rendersi simpatici. La maggior parte degli svedesi, ossia tutti quelli al di sotto dei 40 anni e moltissimi al di sopra, parla inglese, in certi casi con qualche imprecisione (ammessa da loro stessi, con sorprendente modestia), ma se vi parlano è per farsi capire e non vi metteranno in soggezione. Se siete fissati con le lingue, come me, potrete usare Duolingo sul vostro smartphone per imparare qualche forma base dello svedese, buona fortuna!
La Svezia non ha aderito all’Euro questo significa che ha mantenuto la sua moneta, la Corona svedese, in svedese Krona, che vale più dell’Euro e troverete indicata o come Kr o come SEK. Nel momento in cui scrivo il cambio segna 1 € = 9.5418 SEK, ossia 10 euro valgono circa 96 SEK, il cono gelato più piccolo al Cafe Jarntorget, Gamla Stan, costa 50 Sek (5 euro e 30 circa, è buonissimo però!). Saranno gli sms di notifica della banca a segnalarvi il prosciugamento del conto, poiché la Svezia ormai è quasi del tutto un paese cash free, ossia si paga con la carta ovunque, anche nei bagni della stazione (mi successo a Göteborg). Alcuni musei non accettano pagamenti in moneta e quindi, semplicemente, non si entra senza carta. Ho utilizzato sia il circuito Visa che il circuito Mastercard senza problemi, ovunque (avevo due carte, una con il budget per cibo e souvenir e l’altra per pagare i pernottamenti).

6. Come mi devo comportare? Le persone in Svezia sono gentili, pazienti, se pensano che sei in difficoltà cercheranno di aiutarti, sono rispettose degli altri, pragmatiche ma con cordialità. Non ho fatto arrabbiare nessuno, quindi non conosco il limite massimo di sopportazione se gli dai fastidio, probabilmente è meglio non scoprirlo. Sicuramente farai una brutta figura se salterai la fila, se lascerai in giro la tua immondizia, se interromperai la guida mentre parla o cercherai di ottenere informazioni da chi è intento in qualcosa (che a te sembra meno importante della tua richiesta, qualsiasi sia). Urlare alle persone o tra persone, avvicinare gli altri con fare aggressivo e fissare è mal visto. Questa è la mia esperienza. Le persone che vivono in Svezia appaiono ben disposte verso gli altri, devastare questa apertura significa lasciare un’immagine negativa di sé e, a lungo andare, favorire la nascita di un pregiudizio verso la tua cultura di origine, anche se tu non sei tutti quelli che vivono nel tuo paese, ma le etichette funzionano così (e vale in tutto il mondo).

Una delle maggiori preoccupazioni in viaggio è la sicurezza, la domanda più frequente nei gruppi di viaggiatrici (e viaggiatori) è “ma la sera esci da sola?”, la mia risposta è sì, esco da sola e torno tardi. Non sono ancora mai andata in luoghi lontani che hanno, a torto o ragione, una cattiva fama, fino a oggi ho viaggiato in Europa e in città, questo rende molto più semplice muoversi di sera (o è un pregiudizio positivo?), molte persone hanno comunque paura di uscire anche nelle città europee. Stoccolma mi è sembrata una città molto sicura, nonostante un’evacuazione della metropolitana e una sorta di blanda schermaglia tra un gruppo di ragazzi e la polizia. Episodio quest’ultimo che ho classificato come marginale, circoscritto alla zona della stazione centrale – zona sempre sensibile. Per il resto sono tornata in ostello da sola tutte le sere, anche dopo mezzanotte, certo ho l’accortezza di prendere ostelli e alberghi in zone centrali e ben servite dai mezzi pubblici, è un principio chiave. A Malmö non ho mai girato di sera, perché ero troppo stanca e ho considerato la città solo come punto di appoggio. In generale non mi ha trasmesso grande positività, ma quanto di questo è reale e quanto dovuto al pregiudizio generato dai racconti letti in rete – veri? esagerati? – che vogliono una Malmö “bomba ad orologeria della violenza”? Non ho avuto problemi, un autista dell’autobus è stato forse meno cortese di quanto mi aspettassi, ma erano le otto del mattino e io pure farfugliavo. Insomma, a mio parere, la Svezia è un posto sicuro, ovviamente bisogna prestare attenzione come si fa dappertutto.

Tecnicamente

Tack så mycket!