Mese: febbraio 2017

I due Van Gogh ritrovati e una riflessione a margine sull’abilismo

Rubati dal Van Gogh Museum il 7 dicembre del 2002 attraverso una finestra, i due dipinti di Vincent van Gogh, Paesaggio marino a Scheveningen del 1882 e Una congregazione che esce dalla Chiesa Riformata di Nuenen del 1884/85, sono stati ritrovati a settembre 2016 durante un’operazione della Guardia di Finanza in Italia, a Castellammare di Stabia. Erano in buono stato seppure privi della cornice originale, così sono stati esposti al Museo di Capodimonte di Napoli fino al 26 febbraio, prima di tornare in Olanda.

Vincent van Gogh
Foto di LillaRainbow rubarla è illegale, ma soprattutto è da poracci/e.

Ho scritto un post di invito nel gruppo universitario, da molto ci pensavo, uscire un po’ dalla virtualità e incontrarsi può essere interessante, soprattutto quando si è accomunati da una passione, in questo caso per l’arte. Le persone si sono dette entusiaste e hanno celebrato con faccine e cuori la proposta, ma solo una collega mi ha dato effettivamente conferma per l’appuntamento di sabato mattina.

Dunque sono andata alla mostra, lei era in ritardo, ho fatto un primo giro da sola godendomi quel tempo davanti ai quadri, anche se la sala era affollatissima e dei giovani collaboratori del museo regolavano l’accesso con severità, anche sulla questione dei flash erano tassativi, fortunatamente, di solito se ne dimenticano. C’era pure la Guardia di finanza a sorvegliare le tele, probabilmente per ricordare a tutti a opera di chi è avvenuto il ritrovamento.
Le tele sono sorprendenti. In particolare Paesaggio marino a Scheveningen è bellissimo, con la sua pittura quasi ‘materica’ che increspa sulla tela. Sembra che il colore sia impastato con dei granelli di sabbia, poiché Vang Gogh dipinse il paesaggio mentre si svolgeva un piccola ma violenta tempesta.
Dopo poco la collega è arrivata con il suo accompagnatore e ho rifatto il giro davanti ai quadri, scattando qualche foto in più alla folla che si accalcava. A dire il vero hanno scattato delle foto anche a me e a lei, poiché la luce rendeva l’atmosfera particolarmente suggestiva e i nostri volti si prestavano a dei ritratti. Non so che fine faranno quelle foto, spero che nessuno mi trasformi in un cartellone pubblicitario.

Vincent van Gogh
Foto di LillaRainbow rubarla è illegale, ma soprattutto è da poracci/e.

A questo punto devo dire che la mia collega è in carrozzina e usa con difficoltà le mani. Quando me lo aveva preannunciato non ho sentito alcuna resistenza o timore, il suo entusiasmo mi diceva che non avremmo avuto problemi nel comprenderci e se lei sentiva di poter venire, allora era tutto a posto. Lei mi ha ringraziata perché, dice, non mi sono spaventata, a me è sembrato che non ci fosse nulla di cui spaventarsi.
Al termine del nostro incontro, durante il quale abbiamo a lungo parlato dell’inclusività, della percezione della diversità e degli stereotipi, del fatto che alle persone disabili si propongono esclusivamente visite ai santuari, come se perdessero ogni altro interesse che non giri attorno alla problematica con cui vengono totalmente identificati. Ci siamo salutate prendendo appuntamento per una prossima visita. Allora mi sono preoccupata, perché non so se nel prossimo museo ci saranno gli ascensori e le pedane adatte, devo andare assolutamente a verificare. L’idea che non possa vedere le opere solo perché è in carrozzina mi offende e ferisce, come se fossi io stessa a essere limitata nei miei interessi dall’abilismo.

L’abilismo è un tipo di discriminazione di cui a pochi importa, perché tutti pensiamo che a noi non possa accadere di diventare disabili (se non lo siamo nati). Invece ci si ammala e poche volte si muore subito, di solito si passano molti anni perdendo la propria identità, la possibilità di crescere intellettualmente e di stringere relazioni che non siano di “assistenza”.