Da alcuni giorni porto dentro di me la parola utopia.
utopìa s. f. [dal nome fittizio di un paese ideale, coniato da Tommaso Moro nel suo famoso libro Libellus … de optimo reipublicae statu deque nova Insula Utopia (1516), con le voci greche οὐ «non» e τόπος «luogo»; quindi «luogo che non esiste»]. – 1. Formulazione di un assetto politico, sociale, religioso che non trova riscontro nella realtà ma che viene proposto come ideale e come modello; il termine è talvolta assunto con valore fortemente limitativo (modello non realizzabile, astratto), altre volte invece se ne sottolinea la forza critica verso situazioni esistenti e la positiva capacità di orientare forme di rinnovamento sociale (in questo senso utopia è stata contrapposta a ideologia). 2. estens. Ideale, speranza, progetto, aspirazione che non può avere attuazione: la perfetta uguaglianza fra gli uomini è un’u.; la pace universale è sempre stata considerata un’u.; queste sono utopie!
Questa la definizione che ne dà Treccani on line. Un luogo che non esiste, proposto come ideale e modello, astratto ma capace di orientare, con la sua critica positiva, il rinnovamento sociale. Una speranza che, dice Treccani, non può avere attuazione. Nel sentire comune utopia viene utilizzato più spesso proprio con quest’ultimo significato negativo, piuttosto che con tutti i precedenti positivi. Ma un mondo senza spinta utopica è un mondo già morto.
L’utopia è un luogo che vive nella nostra mente e ci orienta nelle azioni quotidiane, mette in luce i punti critici della realtà e consente di rinnovarla.
Nell’anno nuovo che arriva, che arriva per calendario, e coprirà metà del mio trenatanovesimo anno natale e metà del quarantesimo, l’utopia sarà ancor più del passato la mia guida nel presente. Ogni volta che avrò un dubbio o un tentennamento, guarderò alla mia utopia per decidere cosa fare.
Prendo in prestito le parole di Alanis Morissette, che suonano perfette, e rendo la sua Utopia colonna sonora del 2017.
We’d gather around, all in a room, fasten our belts, engage in dialogue.
We’d all slow down, rest without guilt, not lie without fear, disagree sans judgement.
We would stay and respond and expand and include and allow and forgive
and enjoy and evolve and discern and inquire and accept and admit and divulge
and open and reach out and speak up.
This is utopia, this is my utopia.
This is my ideal, my end in sight.
Utopia, this is my utopia.
This is my nirvana,
my ultimate.
We’d open our arms, we’d all jump in, we’d all coast down into safety nets.
We would share and listen and support and welcome, be propelled
by passion, not invest in outcomes. We would breathe and be charmed
and amused by difference, be gentle and make room for every emotion.
This is utopia, this is my utopia.
This is my ideal, my end in sight.
Utopia, this is my utopia.
This is my nirvana,
my ultimate.
We’d provide forums, we’d all speak out, we’d all be heard, we’d all feel seen.
We’d rise post-obstacle more defined, more grateful. We would heal,
be humbled and be unstoppable. We’d hold close and let go and
know when to do which. We’d release and disarm and stand up and feel safe.
This is utopia, this is my utopia.
This is my ideal, my end in sight.
Utopia, this is my utopia.
This is my nirvana,
my ultimate.