Da alcuni giorni sono tornata da Londra e mi sento come quella tizia della pubblicità, quella che sta nella vasca da bagno e piange perché vorrebbe tornare sulla nave da crociera. La nave da crociera sulla quale vorrei tornare però è un’immensa città, abitata da milioni di strabilianti alieni provenienti da ogni parte dell’universo.
Partiamo dall’inizio. Durante l’inverno volevo acquistare i biglietti per lo spettacolo Wonder.land messo in scena al National Theatre, con musiche di Damon Albarn. Non c’è stato verso di comprare questi benedetti biglietti dall’Italia, né sul sito del teatro né su altri siti. Mi sono arrabbiata e ho maledetto gli Angli, i Sassoni e gli Juti, questi ultimi per completamento. Ho deciso che sarei andata lo stesso a Londra, primo perché ormai era il momento di visitarla, secondo per quello stato d’animo o sentimento che in lingua napoletana si dice currívo (siamo partite col piede giusto cara Londra). Terzo motivo, avevo voglia di vedere due amici che ormai vivono nel Regno Unito e non fanno altro che invitarmi ad andare.
Sono partita un po’ risentita, sono tornata sorpresa del senso di appartenenza e gioia che ho provato camminando per strada, salendo e scendendo dagli autobus e dalle metro. Come andare a un appuntamento con qualcuno che all’inizio ti irrita, ma poi ti prendi una cotta pazzesca. Tutto questo parlare di Londra come di una città feroce e disumana mi si è palesato solo negli orari di punta della metro. La falsa cortesia con la quale le persone ti passano addosso pronunciando a denti stretti sorry sorry sorry sorry, come un disco rotto, è più buffa che snervante. Certo ci sono stata pochi giorni e come si dice sempre per ogni luogo viverci è un altro paio di maniche. Accantonando per un attimo la snobberia di certe ragazzine bionde e l’efficienza ottusa di alcuni esecutori, ho provato tenerezza per tutti quegli umani che si incastrano nei vagoni. La maggior parte delle persone è stata gentile quando ho chiesto un’indicazione, quasi ogni cosa ha funzionato alla perfezione e io mi sono sentita meglio qui che in contesti molto più vicini alla mia “cultura di origine” (oh quanto si potrebbe dire!).
Certo, turista ma, vivendo per alcuni giorni a casa dei miei amici, girando per le loro strade mi sono sentita anche io una specie di “abitante a tempo”, felice di essere lì.
Felice dei parchi, felice dei musei, anche se sono riuscita a visitarne solo uno, felice della puntualità, felice di non essere bersaglio di molestie da strada, felice della varietà umana e della, forse apparente, capacità di accogliere gli altri.
No che non mi piace il capitalismo sfrenato della cultura anglosassone, mi fa schifo che il rovescio della medaglia della multiculturalità londinese sia lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici. Colonialismo, una sola parola basta. E va be’, no che non mi piace quel tempo buio, freddo e piovigginoso, ho dovuto comprare una sciarpa, in una giornata di sole, chi legge immagini come sono le giornate senza sole a maggio. Di calde ci sono solo le mie impressioni. Colonialismo, una sola parola basta. E va be’, no che non mi piace quel tempo buio, freddo e piovigginoso, ho dovuto comprare una sciarpa, in una giornata di sole, chi legge immagini come sono le giornate senza sole a maggio. Di calde ci sono solo le mie impressioni. Per questa prima visita ho privilegiato alcuni luoghi che avevano una forte attrattiva per me, spesso ho girato in compagnia dei miei amici, che non ringrazierò mai abbastanza per il tempo e la dolcezza che mi hanno regalato.
La cultura pop britannica è stata, specialmente negli anni Novanta, per ciò che posso ricordare in prima persona, estremamente aggressiva, in concorrenza con quella americana. I miei/nostri riferimenti culturali sono pieni di cultura britannica da Dickens, Brontë, Austen, Carroll, Shakespeare alla Cool Britannia, fino a Doctor Who. Per non parlare della musica. Chi conosce Londra da sempre, chi già c’è stato in vacanza, tutte e tutti gli italiani che vivono lì, leggendo questo post lo troveranno ingenuo, ne sono certa.
In un episodio il Dottore si trova con Rose in un universo identico e contrario al nostro, tutto è simile e nel contempo diverso, Londra è una città diversa e vicina, tutta la diversità è eccitante e tutta la vicinanza è confortante.
Thank you London, see you soon!

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