Mese: giugno 2015

La temporaneità dell’arte urbana come stimolo alla creazione

DSCN2518 BBB
The temporary nature of urban art as a stimulus to the creation

Ho fatto in tempo a vedere e fotografare l’opera “La pietà di Pasolini” di Ernest Pignon. Comparsa nel fine settimana scorso sul recinto di Santa Chiara, a via Benedetto Croce (Napoli), è già stata “vandalizzata”. Vandalizzata è un termine interessante, appropriato, lo usano gli articoli che riportano la notizia e le persone che la commentano, segno che l’opera era già stata adottata dalla città, più di tante opere d’arte urbana, anch’esse altrettanto “vandalizzate”. Gli strappi sono sul viso e sul petto del Pasolini morto.
Lo scorso sabato mattina c’era la fila per farsi una foto accanto all’opera. Appena l’ho vista ho pensato subito che avrebbe avuto vita breve, non tanto per cinismo, ma perché quella è una via trafficata a ogni ora, tra turisti, abitanti e ragazzini. Mi domando quanto di politico ci sia in quegli strappi e quanto di casuale. Certo, di fronte a un’opera d’arte ci auspichiamo che la bellezza vinca il degrado, vorremmo che le cose belle si conservassero immutate e immutabili, rispettate. Per tornare a goderne, perché valutiamo che esse ci arricchiscono. Ma l’arte urbana nasce per essere effimera, poiché la sua finalità è quella “parlare” e interagire con l’ambiente circostante.

The work of Ernest Pignon “The Mercy of Pasolini” was vandalized. But urban art is ephemeral and we must put aside the idea of the art object as a fetish. We need to focus on the creative process.

Nel piccolo manuale di guerrilla art “Risveglia la città” di Keri Smith, titolo originale The Guerilla Art Kit, c’è un paragrafetto sull’accettazione della temporaneità dell’arte urbana. Non è facile da accettare per una società abituata a conservare nei musei anche le pietre più piccole, giustamente. Ma l’arte può essere temporanea (come nelle performance a esempio) come è temporanea la vita. Il valore si trova, per entrambe, nel processo creativo e non nella permanenza. Cito da pagina 17:

Che senso ha un’opera che nasce temporanea? (…) Un lavoro che non rimane per sempre ci ricorda che niente nella vita è permanente, che ogni condizione è temporanea e transitoria. Prendere in considerazione questo concetto ci insegna ad accogliere il cambiamento nella nostra vita, invece di rifiutarlo. Quando si nota un’opera che c’è un giorno ma il giorno dopo non c’è più, si crea una certa forma di energia/entusiasmo dentro una comunità.
Questo permette agli osservatori di prendere parte all’esperienza come un investigatore che vuole scoprire un mistero.
creare un lavoro effimero aiuta a liberarci dall’attaccamento al prodotto finale e ci spinge a prestare ancora più attenzione al processo.

La temporaneità dell’arte urbana è uno stimolo alla creazione non un limite, questo è il punto. Per elaborare il dispiacere che si prova di fronte agli strappi sul lavoro di Ernest Pignon, forse, dobbiamo confrontarci con la nostra tendenza a idolatrare i prodotti finiti invece di vivere l’esperienza della creazione.

Nel post cito:
Risveglia la città! – Keri Smith
Terre di Mezzo Editore
ISBN: 9788861893481
Pagine: 144

La storia della Principessa Splendente

Locandina. “The Tale of the Princess Kaguya” directed and co-written by Isao Takahata, produced by Studio Ghibli

“La storia della Principessa Splendente” di Takahata Isao è un film di animazione giapponese del 2013, realizzato dallo studio Ghibli. La trama si sviluppa a partire dalla leggenda tradizionale Taketori Monogatari, per la quale il regista aveva scritto la sceneggiatura da giovane senza mai realizzarla. Disegnato in uno stile vivido, in cui prevalgono le campiture, il carbonicino e l’acquerello, nonostante la grandissima attenzione al dettaglio, suscita continue emozioni attraverso un linguaggio tradizionale.
Spoiler. Se non volete rovinarvi la sorpresa evitate di leggere quanto segue.

Un tagliatore di bambù trova in una pianta una piccola principessa (Kaguya) e, assieme alla moglie, la adotta e se ne prende cura. La piccola principessa cresce velocemente tra le montagne assieme agli allegri compagni di gioco, da bambina vivace diventa una giovane donna di rara bellezza. Per seguire l’ambizione paterna di farne una giovane nobile, la famiglia si sposta in città dove, però, la principessa si svuota della freschezza e dell’allegria infantili. Rifiutati dei matrimoni importanti e compreso che il tempo sulla terra è scaduto, torna in montagna a trovare per l’ultima volta i vecchi compagni, ripensando anche a un amore che sarebbe potuto essere e non è stato. Dalla luna un Buddha, accompagnato da una corte festante, torna a prenderla per riportarla a casa. La principessa splendente si veste del manto dell’oblio che le farà dimenticare la sua vita sulla terra.

Con delicatezza il film parla di ecologia, amicizia, cura, ambizione e della società giapponese, sia nel contesto urbano che in quello contadino, fino alla sospensione della vita in un nirvana carico di nostalgia.

Qui la cartella stampa del distributore Lucky Red.
Sito ufficiale.
Wikipedia En “The Tale of the Princess Kaguya”.

Ph studioghibli: Miyazaki Hayao e Takahata Isao: cofondatori dello Studio Ghibli

Le immagini contenute in questo post le ho trovate in rete, su vari siti internet, non mi è possibile risalire alla fonte primaria, appartengono ai legittimi e alle legittime proprietarie.

Hackmeeting 2015

Lo scorso fine settimana sono stata con la mia amica Pinkhair all’Hackmeeting, l’incontro annuale sul web e le sottoculture digitali. Tra un seminario e l’altro abbiamo praticato un po’ di streetching e mangiato del riso con zucchine, pomodorini e zafferano davvero buono!

“Hackmeeting” is the meeting on digital culture that are critical and aware than the new digital communication technologies.

Vegan is the most inclusive.

Self-management means participation. Pinkhair and I,  or rather our feet.

Sitografia pittaforme e collettivo Ippolita:

http://noblogs.org
http://autistici.org
http://www.ippolita.net

#Reflections

Ho cercato ispirazione in rete, osservando i progetti di chi è più bravo o ha una macchina fotografica migliore. La maggior parte inizia il 52 Weeks Project con un autoritratto, alcune lo terminano anche, come per verificare il cambiamento innescato dal processo o solo il tempo che è passato.
Ho riflettuto sull’autoritratto e ho deciso di non essere pronta, non che sia immune dalla selfie-mania, ma sento di non voler condividere la mia immagine. Di qui, ieri, specchiandomi in questa vetrina allestita con molti specchi che si incrociano, mi sono sentita a mio agio, assente in questo quadro.

Yesterday, mirroring myself in this showcase staged with many mirrors that cross, I felt comfortable absent in this framework.


Dati:

COOLPIX S70

Editing:
B/W
Exposure
Emboss
Watermark

Ideadestroyingmuros: Borrador Battonz Kabaret

The “Kabaret Battonz”, is a production of the feminist collective “ideadestroyingmuros”. It is based on the text Manifesto S.C.U.M. by Valerie Solans. “Las Battonz ya están aquí y vienen a por ti. Las Battonz ya están aquí y te ponen el culo así”.

551437_1429568334033591_3640042541689685891_n


BORRADOR BATTONZ

Una produzione ideadestroyingmuros
desde una revisión del Manifiesto S.C.U.M. de Valerie Solanas

Visto: 15 maggio 2015.

Gusto Italia un “all you can eat” a Km zero

Amici romani mi riferiscono che Gusto Italia, la fraschetta vegana, ha chiuso (dicembre 2016) ma riaprirà prossimamente.

The veg fraschetta  in Rome!

L’esperienza che si fa del cibo è parte essenziale del viaggio. Ricordo gite scolastiche con un panino e una coca, viaggi itineranti con soste in autogrill e viaggi in cui approfittare del buffet libero della colazione, per mettere assieme anche il pranzo. A dettare legge, per la maggior parte delle persone, sono soprattutto le esigenze di risparmio, forse anche un’attitudine a divorare qualcosa di frugale, per visitare il più possibile in un breve arco di tempo. Superata una certa soglia, che vorrei definire di maturità personale e non d’età generale, le esigenze sembrano cambiare (per chi ho conosciuto, me compresa). Non solo ho maturato il desiderio di stare seduta al tavolo a mangiare con calma, oggi ho anche la necessità di mangiare il più possibile etico. In alcune città è facile trovare degli ottimi ristoranti veg*ani, in altre è difficilissimo e devi accontentarti un po’.

Questa volta ho scoperto a Roma un nuovo locale, ex negozio di frutta e verdura, prima trasformatosi in locale per aperitivi “onnivori”, poi votatosi alla cucina veg*ana. La tavola perfetta ha come piatto principale l’affetto, di contorno una buona cucina. L’unica buona cucina che oggi riconosco è quella che unisce l’arte culinaria al basso impatto. Sì, ho la fortuna di frequentare “romans” che amano la buona tavola etica! Il ristorante, che sarebbe meglio definire una fraschetta, si chiama Gusto Italia e offre un “all you can eat” a 12 o 16 euro. Niente menu, il proprietario serve i piatti accompagnandoli con minuziose descrizioni e incitando a commentare. Mettete da parte la timidezza e rilassatevi. L’ambiente è informale e semplice, con un servizio senza fronzoli ma cordiale. Ciò che rende davvero interessante Gusto Italia è la qualità della cucina, i piatti sono saporiti e gli ingredienti genuini, tutto a un prezzo davvero contenuto.

The “fraschetta” is a typical Roman restaurant where you can eat traditional food and buy local products. They are informal, and often have a set menu or cook with fresh ingredients of the day.

Sette portate profumate per sei persone, pane, abbiamo bevuto dell’acqua, ma perché il caldo era avvilente. I gelati al melone e all’anguria sono deliziosi. Un solo difetto, i bicchieri e i piatti di plastica, cambiando quelli diventa tutto super perfetto!

Gusto Italia Ristorante vegano/vegetariano, si trova in via dei Monti Tiburtini 566 a Roma, Italia. Per raggiungerlo bisogna prendere la metro B, da Termini direzione Rebibbia e scendere alla fermata di Monti Tiburtini. Attenzione a non prendere il treno Rebibbia-Jonio, che non ferma Monti Tiburtini.

Gusto Italia Restaurant vegan / vegetarian, is located in Via dei Monti Tiburtini 566 in Rome, Italy. To reach Gusto Italia you have to take line B from Termini to Rebibbia and get off at Monti Tiburtini. Be careful not to take the train Rebibbia-Jonio, that doesn’t stop Monti Tiburtini.

Una passeggiata al Coppedè

A walk in Coppedè, a magical the district in Rome.

Nel fine settimana sono stata a Roma per il Pride 2015. Prima di partecipare alla parata per l’orgoglio e i diritti di tutte le persone, ho visitato una delle zone più affascinanti e meno conosciute dalla massa di turisti della città eterna, il Coppedè. Volevo fare questa passeggiata al Coppedè da tanto tempo! Ho preso per mano la mia amica Ricciolina e abbiamo sfidato la calura con passo svelto ed entusiasmo.

coppepiedi

A dispetto del nome il quartiere Coppedè non è un vero quartiere, si trova infatti nel quartiere Trieste ma, per la coerenza stilistica degli edifici che costituiscono il complesso urbanistico, viene citato come quartiere. Opera dall’architetto e scultore fiorentino Gino Coppedè, che lo realizzò nei primi del Novecento, la particolarità di questo complesso è proprio nel tipo di architettura, fantasiosa e fiabesca, magica a dir poco. Ogni edificio riporta simboli misteriosi e della natura che si mescolano a elementi storici e mitologici, anche della romanità nella scelta dei materiali, il travertino.

COPPE1

I nomi degli edifici sono quanto di più evocativo possa esserci per un’amante delle favole: Villino delle Fate, Palazzo del Ragno, Fontana delle Rane. Mascheroni, divinità, riferimenti culturali romani e greci, immagini sacre, esoterismo c’è di di tutto al Coppedè che, pur essendo nato in epoca fascista, non presenta alcuna caratteristica dell’architettura razionalista di quel periodo ed è, anzi, originale e ingegnoso.
Un mix di Liberty e Classicismo, Neogotico e Rinascimento, teatrale, antico e contemporaneo si mescolano per dare vita a un set suggestivo.

COPPE CAPOCCIA

Non a caso, per il grande ingresso sormontato da un maschernone del Palazzo del Ragno su piazza Mincio, Coppedè si ispirò a “Cabiria“, film del 1914 sceneggiato da Gabriele D’Annunzio. Ma il legame con il cinema è doppio, proprio qui sono stati girati “L’uccello dalle piume di cristallo” e “Inferno” di Dario Argento, “La ragazza che sapeva troppo” di Mario Bava, “Il presagio” di Richard Donner, alcune scene di “Il profumo della signora in nero” di  Francesco Barilli, “Ultimo tango a Zagarolo” di Nando Cicero e“Audace colpo dei soliti ignoti” di Nanni Loy.

FONTANA.JPG

Racconta la leggenda che i Beatles, usciti dal Piper, la famosissima discoteca che si trova qui vicino, abbiano fatto un bel bagnetto proprio nella Fontana delle rane.

COPPE FATE
Molte cose sono nascoste alla vista, questa foto l’ho scattata infilando il braccio in un cancello chiuso.

In due ore di stupore e meraviglia, abbiamo fotografato ogni angolo. La zona appare addormentata, sospesa nel passato. C’è un liceo, ma chi vive al Coppedè tiene i cancelli e le finestre ben chiuse, gli interni, infatti, non si possono visitare. Chissà quali meraviglie nascondono.

COPPE PART
Altro esempio di meraviglia nascosta, la fato è pessima perché ho dovuto zummare al di sopra di un inferriata, non vedevo nemmeno cosa avrei fotografato.

Arrivare al Coppedè è facile, bisogna muoversi sulla metro B,  da Termini in direzione Rebibbia, e scendere alla fermata Policlinico. Dalla fermata Policlinico si prende il tram numero 3, oppure l’autobus 19, così si arriva a piazza Buenos Aires, una volta qui bisogna inforcare via Tagliamento.

COPPE SALA.JPG

Coppedè is easy to get to, you have to move on metro B from Termini towards Rebibbia and get off at Policlinico. From Policlinico you take the tram number 3, or bus 19, so you get to Piazza Buenos Aires, once here you have to get on via Tagliamento.

Su piazza Buenos Aires affaccia la chiesa di Santa Maria Addolorata, anch’essa costruita nei primi del Novecento, ma in stile romanico-bizantino. Architettonicamente rappresenta, quindi, un bellissimo falso storico.

CASE

Chi torna a Roma per la terza o quarta volta, secondo me, può mettere da parte piazza San Pietro e il Colosseo, per iniziare a conoscere in modo più approfondito la Roma che non ti aspetti. Beh, a meno che non vi interessino esclusivamente quei due posti.

Sitografia del Quartiere Coppedè

Bibliografia

Il fantastico quartiere Coppedè tra simboli e decorazioni, Giovanna Pimpinella, Caramanica 2008.

See you later Ornette!

Arrivederci Ornette, ciao alla tua musica che suona ancora mentre scrivo. Addio alla possibilità di ascoltarti dal vivo, già remotissima ma pur sempre “possibilità” fino a oggi. Il cuore s’è spezzato. Tomorrow is the question!

1. Tomorrow Is the Question 0:00
2. Tears Inside 3:13
3. Mind and Time 8:17
4. Compassion 11:32
5. Giggin’ 16:12
6. Rejoicing 19:38
7. Lorraine 23:44
8. Turnaround 29:45
9. Endless 37:44

Ornette Coleman – alto saxophone, soprano saxophone
Don Cherry – trumpet
Percy Heath – bass (tracks 1–6)
Shelly Manne – drums
Red Mitchell – bass (tracks 7–9)

Ornette Coleman, Jazz Innovator, Dies at 85

Ornette Coleman
Google imange

Bio | Official web site

Happy birthday my dear

Birtday

Happy birthday my dear. La margherita non è ancora sbocciata del tutto, per caso quelle candele glitterate della forma giusta, erano proprio dei tuoi colori preferiti. La Sacher torte un po’ sciolta, ma che buona. Una moneta nel nuovo salvadanaio. La gioia di una buona notizia. Persone che ami. Un nuovo blog.

Una passeggiata al Coppedè

A walk in Coppedè, a magical the district in Rome.

Nel fine settimana sono stata a Roma per il Pride 2015. Prima di partecipare alla parata per l’orgoglio e i diritti di tutte le persone, ho visitato una delle zone più affascinanti e meno conosciute dalla massa di turisti della città eterna, il Coppedè. Volevo fare questa passeggiata al Coppedè da tanto tempo! Ho preso per mano la mia amica Ricciolina e abbiamo sfidato la calura con passo svelto ed entusiasmo.

coppepiedi

A dispetto del nome il quartiere Coppedè non è un vero quartiere, si trova infatti nel quartiere Trieste ma, per la coerenza stilistica degli edifici che costituiscono il complesso urbanistico, viene citato come quartiere. Opera dall’architetto e scultore fiorentino Gino Coppedè, che lo realizzò nei primi del Novecento, la particolarità di questo complesso è proprio nel tipo di architettura, fantasiosa e fiabesca, magica a dir poco. Ogni edificio riporta simboli misteriosi e della natura che si mescolano a elementi storici e mitologici, anche della romanità nella scelta dei materiali, il travertino.

COPPE1

I nomi degli edifici sono quanto di più evocativo possa esserci per un’amante delle favole: Villino delle Fate, Palazzo del Ragno, Fontana delle Rane. Mascheroni, divinità, riferimenti culturali romani e greci, immagini sacre, esoterismo c’è di tutto al Coppedè che, pur essendo nato in epoca fascista, non presenta alcuna caratteristica dell’architettura razionalista di quel periodo ed è, anzi, originale e ingegnoso.
Un mix di Liberty e Classicismo, Neogotico e Rinascimento, teatrale, antico e contemporaneo si mescolano per dare vita a un set suggestivo.

COPPE CAPOCCIA

Non a caso, per il grande ingresso sormontato da un maschernone del Palazzo del Ragno su piazza Mincio, Coppedè si ispirò a “Cabiria“, film del 1914 sceneggiato da Gabriele D’Annunzio. Ma il legame con il cinema è doppio, proprio qui sono stati girati “L’uccello dalle piume di cristallo” e “Inferno” di Dario Argento, “La ragazza che sapeva troppo” di Mario Bava, “Il presagio” di Richard Donner, alcune scene di “Il profumo della signora in nero” di  Francesco Barilli, “Ultimo tango a Zagarolo” di Nando Cicero e“Audace colpo dei soliti ignoti” di Nanni Loy. Si tratta di un luogo che ispira!

FONTANA.JPG
(Sarebbe ora di comprare una nuova macchina fotografica)

Racconta la leggenda che i Beatles, usciti dal Piper, la famosissima discoteca che si trova qui vicino, abbiano fatto un bel bagnetto proprio nella Fontana delle rane.

COPPE FATE
Molte cose sono nascoste alla vista, questa foto l’ho scattata infilando il braccio in un cancello chiuso.

In due ore di stupore e meraviglia, abbiamo fotografato ogni angolo. La zona appare addormentata, sospesa nel passato. C’è un liceo, ma chi vive al Coppedè tiene i cancelli e le finestre serrate, gli interni, infatti, non si possono visitare. Chissà quali meraviglie nascondono.

COPPE PART
Altro esempio di meraviglia nascosta, la foto è pessima.

Arrivare al Coppedè è facile, bisogna muoversi sulla metro B,  da Termini in direzione Rebibbia, e scendere alla fermata Policlinico. Dalla fermata Policlinico si prende il tram numero 3, oppure l’autobus 19, così si arriva a piazza Buenos Aires, una volta qui bisogna inforcare via Tagliamento.

COPPE SALA.JPG

Coppedè is easy to get to, you have to move on metro B from Termini towards Rebibbia and get off at Policlinico. From Policlinico you take the tram number 3, or bus 19, so you get to Piazza Buenos Aires, once here you have to get on via Tagliamento.

Su piazza Buenos Aires affaccia la chiesa di Santa Maria Addolorata, anch’essa costruita nei primi del Novecento, ma in stile romanico-bizantino. Architettonicamente rappresenta, quindi, un bellissimo falso storico.

CASE

Chi torna a Roma per la terza o quarta volta, secondo me, può mettere da parte piazza San Pietro e il Colosseo, per iniziare a conoscere in modo più approfondito la Roma che non ti aspetti. A meno che non interessino esclusivamente quei due posti.

Sitografia del Quartiere Coppedè

Bibliografia

Il fantastico quartiere Coppedè tra simboli e decorazioni, Giovanna Pimpinella, Caramanica 2008.