Mese: ottobre 2014

Dolcetto o scherzetto? Napoli 1975

Napoli. Questua del giorno dei morti. Ragazzino raccoglie offerte – scatola con simbolo della morte Mimmo Jodice

Vedo che tutti si affannano a disconoscere Halloween, indignati dal fatto che si tratta di una festa pagana, soprattutto una festa americana. E’ commerciale, dicono, non appartiene alla nostra tradizione, aggiungono, è demoniaca, addirittura. A me Halloween piace da quando la conosco. Sono una strega da quando ho memoria.
La foto viene da lombardiabeniculturali.it, si trova al Museo di Fotografia Contemporanea, fondo Lanfranco Colombo, a Cinisello Balsamo, Milano. In didascalia “Un ragazzino raccoglie in una scatoletta di cartone con disegnato il simbolo della morte i soldi per il giorno dei morti – in primo piano una donna fa l’offerta attraverso la cancellata della chiesa.”

Dolcetto o scherzetto?

Wreck this journal, Keri Smith

Finalmente è arrivato il mio “Wreck this journal” di Keri Smith. Sabato me lo ha consegnato il mio amico (ed ex capo al ) C. durante l’inaugurazione di IoCiSto. Che poi, è sulla sua bacheca che l’ho scoperto, me lo ha preso su Amazon (orrore!) perché purtroppo non è stato possibile averlo tramite Ubik (mia prima scelta) o altre librerie.

Cos’è?

Si tratta di un progetto creativo, ogni pagina del libro suggerisce un’azione che devi eseguire su e con il libro stesso. Distruggilo, dice l’autrice. Si tratta di disegnare, colorare, strappare, incollare, intrecciare, bagnare, spruzzare, decorare, appallottolare, prendere a calci e sotterrare.
Il libro, con i suoi parenti stretti, impazza tra le crafty inglesi, americane, brasiliane e latine. In Italia è meno diffuso, benché sia stato pubblicato anche nella nostra amabile lingua, probabilmente questo accade perché abbiamo un approccio più “accademico” al mondo dell’arte, nonostante Munari.

Questa è Keri Smith, l’autrice, che ci racconta del suo libro da distruggere.

Il suo sito e il suo facebook.

Basta guardare su Google per vedere in quanti modi si possono reinterpretare i suoi suggerimenti, o su Youtube, Pinterest, Tumblr, Flickr.

Sì, è proprio come pensate, si tratta di una cosa da ragazzine, almeno così viene recepita. Possiamo dire che si tratta di una cosa per chi ha lo spirito di una ragazzina. Per questo è divertente. Prendere una cosa e trasformarla in qualcos’altro, questo è la creatività, dice Keri nel video, ed è interessante darsi delle regole e rispettarle durante il processo, aggiungo.

Ho guardato molti video, alcune persone hanno più talento delle altre nel rielaborare i suggerimenti – preferisco chiamarli suggerimenti e non “comandi”, come mi è capitato di sentir dire in italiano -, spesso prevale lo spirito del compito da portare a termine, a volte con ironia altre meno. Raramente ci si discosta dal tracciato. A ogni video e galleria di immagini cresce dentro di me il desiderio di iniziare.

Quella dopo il “continua a leggere” è un’intervista rilasciata da Keri Simth a http://brainfactor.it in cui l’autrice parla di creatività, ispirazione e filosofia.

Continua a leggere “Wreck this journal, Keri Smith”

Marisol Escobar

Marisol Escobar (love and family)

Marisol è una scultrice di origini venezuelane nata a Parigi nel 1930. Ha studiato arte in Francia e negli Stati Uniti, sostenuta nel suo percorso da suo padre, mecenate venezuelano. La religione sembra aver avuto un ruolo determinante per le pratiche di autolesionismo che Marisol si è inflitta nel corso della vita, forse assieme al trauma del suicidio della madre.

Marisol Escobar, Mujeres y perro

Dagli anni Cinquanta si dedica alla scultura, influenzata prima dai manufatti precolombiani, successivamente dall’espressionismo astratto e poi dalla pop art. Ha dedicato delle opere a Leonardo Da Vinci.

The Last Supper, 1982–84 Marisol (Marisol Escobar) (American, born France, 1930) Painted and drawn wood, plywood, brownstone, plaster, aluminum; 121 1/2 x 358 x 61 in. (307.6 x 909.9 x 154.9 cm) Gift of Mr. and Mrs. Roberto C. Polo, 1986 (1986.430.1-129) © Marisol Escobar/Licensed by VAGA, New York, NY
Marisol Escobar, La visita

Le sue opere sono caratterizzate dall’assemblaggio di diversi materiali, partendo dalla modella zione del lego. Dagli anni Sessanta incorpora disegni alla scultura.

Marisol Escobar, “Mi Mama y Yo” (1968).

Approfondimenti qui, qui, qui, qui.

CartaPesta Lab

Da qualche settimana ho iniziato un laboratorio di cartapesta. La persona che lo conduce è un maestro cartapestaio giovane e simpatico, molto preciso nelle spiegazioni.
Realizzeremo qualche lavoro per apprendere la tecnica, ma io sogno già grandi opere!
Vado di coppetielli, acqua e colla; prendo appunti nel quadernino e mi arrangio con le mie dita goffe. I coni sono pronti per essere ricoperti di carta bianca, al centro un aperitivo offerto dalla casa e sullo sfondo Pulcinella fa da nume tutelare dell’impresa.

 

The Cure – To Wish Impossible Things

Manca poco meno di un’ora alla fine di questa giornata di lavoro. Quante volte ho detto “Buongiorno” rispondendo al telefono? Tutto ciò che desidero sembra essere sparito a quest’ora. Se corri su un tapis roulant non puoi arrivare da nessuna parte.

Canto.

Remember how it used to be
When the sun would fill the sky
Remember how we used to feel
Those days would never end
Those days would never end

Remember how it used to be
When the stars would fill the sky
Remember how we used to dream
Those nights would never end
Those nights would never end

It was the sweetness of your skin
It was the hope of all we might have been
That filled me with the hope to wish
Impossible things
To wish impossible things

But now the sun shines cold
And all the sky is grey
The stars are dimmed by clouds and tears
And all I wish
Is gone away
All I wish
Is gone away

All I wish
Is gone away

Le cose cambiano e pure le persone

Immagine Beatrice Alemagna

Non lo capirò mai se le cose e le persone cambiano, oppure si rivelano per quello che sono. Magari per quello che sono in quel momento? forse sei tu che non le avevi valutate correttamente? così mi tormento mentre mangio un gelato, aspettando che questo sabato pomeriggio passi invano.

The Cure – Friday I’m In Love

Hey gente è venerdì! Forza uscite dai vostri uffici, se ne avete uno, mollate il vostro noiosissimo lavoro, se ne avete uno, e venite con me a …non fare niente di speciale.
Erano anni che non sentivo tutta questa gioia insensata per il venerdì, in quegli anni pure “lavoravo” full time, ma nel fine settimana, diversamente da oggi, ero in love. Questo blog già faceva parte della mia vita.
In questi anni, a metà del primo decennio dei Duemila, nel fine settimana fisso il soffitto dicendo a me stessa che riuscirò a superare il fine settimana e ad arrivare al lunedì sana e salva.

Adesso però canto.

I don’t care if Monday’s blue
Tuesday’s grey and Wednesday too
Thursday I don’t care about you
It’s Friday I’m in love

Monday you can fall apart
Tuesday Wednesday break my heart
Thursday doesn’t even start
It’s Friday I’m in love

Saturday wait
And Sunday always comes too late
But Friday never hesitate…

I don’t care if Mondays’s black
Tuesday Wednesday heart attack
Thursday never looking back
It’s Friday I’m in love

Monday you can hold your head
Tuesday Wednesday stay in bed
Or Thursday watch the walls instead
It’s Friday I’m in love

Saturday wait
And Sunday always comes too late
But Friday never hesitate…

Dressed up to the eyes
It’s a wonderful surprise
To see your shoes and your spirits rise
Throwing out your frown
And just smiling at the sound
And as sleek as a shriek
Spinning round and round
Always take a big bite
It’s such a gorgeous sight
To see you eat in the middle of the night
You can never get enough
Enough of this stuff
It’s Friday I’m in love

I don’t care if Monday’s blue
Tuesday’s grey and Wednesday too
Thursday I don’t care about you
It’s Friday I’m in love

Monday you can fall apart
Tuesday Wednesday break my heart
Thursday doesn’t even start
It’s Friday I’m in love

Ebola

“Ebola” by André Carrilho

Sull’ebola arrivano informazioni confuse, i media cominciano a occuparsene in modo massiccio solo perché ha colpito i bianchi. Fino a oggi le centinaia di morti arficane non hanno riscosso grande successo, sono servite solo come spauracchio dei razzisti contro i migranti e i rifugiati.

Emblematico è il modo in cui è stato gestito il contagio di Teresa, l’infermiera spagnola. La fine che hanno fatto fare al povero Excalibur, senza avere nemmeno la certezza che fosse contagiato e contagioso.

Ho più paura di noi nord occidentali che dell’ebola in sé.