Giorno: 19 marzo 2014

My Favorite Things (Album di John Coltrane)

My Favorite Things è un disco suonato e inciso da John Coltrane, qui al sax soprano, accompagnato dal suo quartetto storico formato da McCoy Tyner al pianoforte, Steve Davis al contrabbasso, Elvin Jones alle percussioni.
Comprende le tracce:

  1. My Favorite Things (Richard Rodgers) – 13:41
  2. Everytime We Say Goodbye (Cole Porter) – 5:39
  3. Summertime (George Gershwin) – 11:31
  4. But Not For Me (George Gershwin) – 9:35

Fu pubblicato con l’etichetta Atlantic Records nel 1961 ed è un pilastro della musica jazz.
Oltre a tutto ciò, è anche uno dei miei album preferiti in assoluto. Rimando a Wikipedia IT|EN, per conoscere qualcosa di più “storico” sull’album e sulla titletrack IT|EN.
Per quanto mi riguarda possono solo dire che è, per me, energizzante e avvolgente, quando lo ascolto mi sento abbracciata da un luce positiva, confortante e calda. Mi spinge a muovermi, a pensare creativamente, a essere fiduciosa verso ciò che sto facendo e, soprattutto, a riflettere su ciò che di buono c’è nella mia vita.
Per chi la desidera, qui c’è una spiegazione molto più tecnica e approfondita.

La mia paura sono io

Mi addormento pensando: domani ce la farò. Al mattino lotto contro la coscienza: se mi sveglio dovrò alzarmi, se mi alzo il fallimento arriverà puntuale e mi sentirò peggio. Certe volte, come stamattina, riesco persino a vestirmi e pettinarmi. Resto seduta sul bordo del letto, pronta per uscire, le lancette scorrono, è tardi. Mi spoglio, resto a casa.

Avevo paura del mondo, delle catastrofi, degli imprevisti e degli altri esseri umani, la variabile più crudele di tutte. Non uscivo mai di casa. Tra quelle quattro mura avevo tutto, anche la libertà di avere rapporti solo con chi mi piaceva davvero, senza l’ipocrisia delle relazioni sociali comuni. Attraverso internet potevo essere ciò che davvero volevo. Leggevo, scrivevo, discutevo, ragionavo, mi divertivo e piangevo. La mia paura dell’esterno non mi sembrava così grave, tutti hanno paura di qualcosa, chi più chi meno, tutti adottano strategie di sopravvivenza. Anche la mia era una strategia di sopravvivenza.
La paura sembrava che andasse e venisse, per un po’ pensavo di averla superata, poi quella tornava. Un giorno ho capito che, invece, la paura è proprio una costante, ero io a non farci sempre caso, dunque ho cominciato a tenerla d’occhio e ho notato che dipendevo da essa completamente.
Ho trascorso anni ad avere paura dell’esterno e a considerare la fuga un automedicamento, poi l’esterno è arrivato fino alla porta della mia stanza.  Interagire con la mia famiglia è diventato impossibile, scambiamo sempre meno parole, passiamo assieme pochi minuti al giorno, il tempo di mangiare qualcosa velocemente a pranzo e a cena. Mi sono resa conto che la mia strategia di sopravvivenza era sbagliata quando ho visto altri usarla e stare peggio di me. Ho pensato di dover cercare aiuto, ma se avevo capito di avere bisogno di aiuto non era tanto grave la mia condizione. Mi sono sentita in colpa perché mi dicevano “sei intelligente” e se sei intelligente non sbagli strategia di sopravvivenza, mi state mentendo? é colpa mia e non del mondo, mi sono detta ogni volta che la paura mi ha paralizzata e non ho reagito.
Dopo un po’ di tempo l’esterno è entrato nella mia stanza, nella quale non riesco a gestire né l’ordine né la pulizia. La volontà mi manca. Il letto disfatto, i cumuli di vestiti e di libri, tanta polvere. Queste cose non hanno significato, il caos non mi tocca, tutto è caos basta farci l’abitudine.
Una regola dell’esistenza è che hai appena il tempo di fare l’abitudine a qualcosa che tutto cambia. L’esterno è diventato il mio stesso corpo. Era difficile tenerlo pulito e in ordine ma, in fondo, perché farlo? Non ti prendi cura del tuo nemico.

Non c’è nulla che possa difendermi dal mio corpo a parte una fuga da me. Ho riflettutto su questo passaggio e sono giunta alla conclusione che il mio corpo è sempre stato il mio nemico, perché ogni istante della mia vita è stato un fuga da me. Tra me e l’esterno che tanto mi ha terrorizzata non c’è più differenza. La mia malattia sono io. La mia paura sono io, il mio nemico sono io. Per distruggere il mio nemico devo distruggere me stessa.