Giorno: 9 luglio 2012

Sula – Toni Morrison | pag. 81/pag. 77-78

Image: free-images.gatag.net

“Soltanto Nel notò la peculiarità del maggio che seguì la partenza degli uccelli. Aveva lo splendore, la brillantezza di verdi notti di sabato sature di pioggia (rischiarate dalle eccitanti luci installate da poco lungo le strade), di pomeriggi giallo limone illuminati da bevande ghiacciate e screziati di giunchiglie. Si mostrava nei volti umidi dei suoi bambini e nella calma fluviale delle loro voci. Persino il suo corpo non era immune a quella magia. Si sedeva a cucire sul pavimento, come faceva quand’era ragazza, ripiegando sotto di sé le gambe, oppure danzava un po’ a ritmo di un motivetto che aveva in testa. C’erano giorni sereni, inondati di sole e crepuscoli viola in cui Tar Baby cantava Abide With Me nei raduni di preghiera, le ciglia oscurate dalle lacrime, la sagoma esausta e contrita che si stagliava contro le mura imbiancate di Greater Saint Matthew’s. Nel ascoltava e un sorriso le affiorava sulle labbra. Sorrideva allo splendore e all’incanto che entravano dalle finestre sfiorando la sua sofferenza, trasformandola in un piacere da contemplare.”

“Quei piccoli tremanti uccellini dal petto color igname erano dappertutto: avevano eccitato a tal punto i più piccini, da indurli a rinunciare all’abituale benvenuto e ad accoglierli con una violenta sassaiola. Nessuno sapeva perché o da dove fossero venuti. Sapevano solo che non ci si poteva muovere senza calpestarne gli escrementi perlacei, e che era un problema stendere la biancheria, strappare le erbacce o anche solo sedersi sulla veranda mentre pettirossi volavano e morivano tutt’intorno.
Moltissimi ricordavano quella volta in cui per due ore il cielo era stato annerito da nuvole e nuvole di piccioni; erano abituati agli eccessi della natura – troppo caldo, troppo freddo, troppa siccità, pioggia a catinelle – eppure temevano che un fenomeno relativamente insignificante potesse prendere il sopravvento, dominarli e sottomettere la loro mente al suo potere».
A dispetto della paura, reagirono a quella stranezza opprimente, o a quelli che chiamarono “giorni maledetti”, con una rassegnazione che rasentò il benvenuto. Intuivano che un simile maleficio dovesse essere stornato: c’erano delle precauzioni da prendere per proteggersene. Comunque lasciarono che facesse il suo corso, che si compisse, e non cercarono di mutarlo o di interromperlo, né di evitare che si verificasse nuovamente. Si comportavano così anche con le persone.

E questo atteggiamento, che gli estranei scambiavano per negligenza, trascuratezza o anche generosità, di fatto significava piena legittimazione delle forze diverse da quelle del bene. Non credevano che i dottori potessero guarire – secondo loro nessuno lo aveva mai fatto. Non credevano che la morte potesse essere accidentale – la vita, se mai, poteva esserlo, ma la morte era premeditata. Non credevano che la Natura fosse avversa – solo importuna. Piaghe e siccità erano “naturali” come la primavera. Se il latte poteva cagliare, Dio sa se potevano calare stormi di pettirossi. L’obiettivo del male era di sopravvivergli e così decisero (senza mai esserne consapevoli) di sopravvivere alle inondazioni, ai bianchi, alla tubercolosi, alla carestia, all’ignoranza. Conoscevano la rabbia, ma non la disperazione, e non lapidavano i peccatori per la stessa ragione per cui non si suicidavano: era indegno di loro”.

Photo rhombus.travellerspoint.com

Abide with me interpretata da Mahalia Jackson
Image: free-images.gatag.net

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

Sula – Toni Morrison | pag. 77-78

Photo rhombus.travellerspoint.com

“Quei piccoli tremanti uccellini dal petto color igname erano dappertutto: avevano eccitato a tal punto i più piccini, da indurli a rinunciare all’abituale benvenuto e ad accoglierli con una violenta sassaiola. Nessuno sapeva perché o da dove fossero venuti. Sapevano solo che non ci si poteva muovere senza calpestarne gli escrementi perlacei, e che era un problema stendere la biancheria, strappare le erbacce o anche solo sedersi sulla veranda mentre pettirossi volavano e morivano tutt’intorno.
Moltissimi ricordavano quella volta in cui per due ore il cielo era stato annerito da nuvole e nuvole di piccioni; erano abituati agli eccessi della natura – troppo caldo, troppo freddo, troppa siccità, pioggia a catinelle – eppure temevano che un fenomeno relativamente insignificante potesse prendere il sopravvento, dominarli e sottomettere la loro mente al suo potere».
A dispetto della paura, reagirono a quella stranezza opprimente, o a quelli che chiamarono “giorni maledetti”, con una rassegnazione che rasentò il benvenuto. Intuivano che un simile maleficio dovesse essere stornato: c’erano delle precauzioni da prendere per proteggersene. Comunque lasciarono che facesse il suo corso, che si compisse, e non cercarono di mutarlo o di interromperlo, né di evitare che si verificasse nuovamente. Si comportavano così anche con le persone.
E questo atteggiamento, che gli estranei scambiavano per negligenza, trascuratezza o anche generosità, di fatto significava piena legittimazione delle forze diverse da quelle del bene. Non credevano che i dottori potessero guarire – secondo loro nessuno lo aveva mai fatto. Non credevano che la morte potesse essere accidentale – la vita, se mai, poteva esserlo, ma la morte era premeditata. Non credevano che la Natura fosse avversa – solo importuna. Piaghe e siccità erano “naturali” come la primavera. Se il latte poteva cagliare, Dio sa se potevano calare stormi di pettirossi. L’obiettivo del male era di sopravvivergli e così decisero (senza mai esserne consapevoli) di sopravvivere alle inondazioni, ai bianchi, alla tubercolosi, alla carestia, all’ignoranza. Conoscevano la rabbia, ma non la disperazione, e non lapidavano i peccatori per la stessa ragione per cui non si suicidavano: era indegno di loro”.

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20