Giorno: 2 luglio 2012

Sula – Toni Morrison | Incipit e pag. 37-38

Sula – Toni Morrison | Incipit e pag. 37-38

Oggi inizio a leggere Sula di Toni Morrison.
E’ la prima volta che leggo qualcosa di questa autrice premio nobel per la letteratura nel 1993. Volevo acquistare Beloved ma, assieme alla libraia che li ha cercati con me sia fisicamente che nel computer, ho scoperto che i libri di Toni Morrison non sono stati ripubblicati negli ultimi anni. Nel libro edito da Frassinelli, in lingua italiana, si riporta il 1975 come data della prima pubblicazione in lingua inglese, mentre su wikipedia in inglese c’è il 1973.

Toni Morrison in un’immagine che ho trovato navigando in Google.

La pagina wikiquote italiana contiene qualche notizia interessante sul suo rapporto con l’Italia, ma anche sulla percezione della letteratura afro-americana rispetto a quella bianca:

“Se io scrivo di afro-americani, i critici mi definiscono black writer, se John Cheever scrive di bianchi del New England, la discussione s’impronta sulla complessità del racconto. Spero che un giorno la letteratura non sarà più divisa tra nera e bianca. Perché sono abbastanza stufa di essere considerata una sociologa invece di una letterata.”

Esattamente come viene percepita la letteratura scritta da donne rispetto a quella scritta da uomini.

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

 

Dal libro:

E’ una fortuna enorme sentire
la mancanza di qualcuno
molto prima che ci lasci.
Questo libro è per Ford e Slade, che mi
mancano anche se non mi hanno lasciato.

Nessuno conosceva la rosa del mio
mondo tranne me… Ho avuto troppa
gloria. Non si può volere tanta gloria
nel cuore di qualcuno.

In quel posto, là dove hanno sradicato gli arbusti di solano e i cespugli di more per costruire il campo da golf di Medallion, un tempo c’era un piccolo agglomerato di case. Si ergeva sulle colline intorno alla città di Medallion, adagiata nella valle, e si stendeva fino al fiume. Ora li chiamano i sobborghi, ma quando ci viveva la gente di colore lo chiamavano il Fondo. Una strada, ombreggiata da faggi, querce, aceri e castagni, lo collegava alla valle. Ora i faggi non ci sono più, e così pure i peri dove i bambini sedevano tra i rami fioriti a dare la baia ai passanti. Sono state stanziate somme ingenti per abbattere gli spogli edifici sbiaditi ammassati lungo la strada da Medallion al campo da golf. Hanno intenzione di radere al suolo la Time and Half Pool Hall, la sala da biliardo, dove una volta i piedi che poggiavano sulle traverse delle sedie erano calzati di lunghe scarpe marrone chiaro. Un maglio d’acciaio ridurrà in polvere l’Irene’s Palace of Cosmetology, dove le donne posavano il capo sul lavatesta e pisolavano mentre Irene frizionava loro i capelli con qualche goccia di Nu Nile. Con l’aiuto di una leva gli uomini in abiti da lavoro color cachi forzeranno le tavole di legno del Reba’s Grill, la cui proprietaria cucinava con il cappello perché senza non riusciva a ricordare gli ingredienti.

pag. 3

Hanna si rifiutò di vivere senza le attenzioni di un uomo, e dopo la morte di Rekus ebbe una sfilza ininterrotta di amanti, per lo più mariti di amiche e vicine. Il suo modo di flirtare era dolce, discreto e schietto. Mai una ravviatina ai capelli, nessuna smania di cambiarsi d’abito, mai una passata di belletto o un qualsivoglia gesto: trasudava sesso da ogni poro. Con addosso sempre la solita vecchia tunica di cotone stampato, a piedi nudi d’estate, d’inverno con un paio di scalcagnate pantofole maschili di pelle, rendeva gli uomini consapevoli del suo sedere, delle caviglie sottili, della pelle fresca di rugiada e del suo collo incredibilmente lungo. E poi gli occhi sorridenti, quel suo modo di girare la testa – tutto così invitante, lieve e giocoso. La sua voce si trascinava, si abbassava e si piegava, dando musicalità alle parole più semplici. Nessuno al mondo sapeva dire “ehi, dolcezza” come Hanna. Quando la sentiva, l’uomo si calava il cappello sugli occhi, si tirava su i pantaloni e pensava all’incavo alla base del collo di Hanna. E mai il minimo malinteso su lavoro e responsabilità. Eva metteva alla prova i suoi uomini, litigava, li faceva sentire come se avessero combattuto contro un avversario degno, seppur gradevole; Hanna non esagerava mai, non avanzava pretese, faceva sentire l’uomo perfetto e meraviglioso così com’era, non c’era bisogno di fronzoli: cos’ lui si rilassava e andava in estasi, avvolto dall’alone luminoso di Hanna che lo illuminava per il solo fatto che lui esisteva. Se per caso, quando l’uomo entrava, Hanna stava portando su dalla cantina un secchio di carbone, lo maneggiava in modo da farlo diventare un gesto d’amore. Lui non muoveva un dito per aiutarla, perché voleva veder apparire le sue cosce quando si chinava per posarlo, ben sapendo che anche lei voleva che le guardasse.

Ma in quella casa affollata non c’erano luoghi per privati e spontanei incontri d’amore; allora, d’estate, Hanna accompagnava l’uomo giù in cantina, dove era fresco, tra i bidoni di carbone e i giornali; d’inverno entravano nella dispensa e rimanevano in piedi, appoggiati agli scaffali colmi di scatolame, o giacevano sui sacchi di farina, sotto le sfilze di peperoncini verdi. Quando questi posti non erano praticabili, scivolava nel salotto, che raramente veniva usato, oppure di sopra, in camera da letto. Quest’ultimo posto però le piaceva di meno, non perché Sula dormisse nella stanza con lei, ma perché il suo compagno d’amore tendeva sempre ad addormentarsi, dopo, e Hanna era piuttosto esigente riguardo alla persona con cui dormire. Avrebbe scopato praticamente con chiunque, ma dormire con qualcuno implicava per lei fiducia e impegno definitivi. Così i suoi amanti furono sempre diurni. Una volta soltanto Sula tornò a casa da scuola e trovò sua madre a letto, accoccolata tra le braccia di un uomo.
Avendo notato che il suo passo, quando usciva dalla dispensa, era agile come quando era entrata ma più felice, Sula imparò che il sesso era un’attività piacevole e frequente, ma per altro verso di poco conto. Fuori di casa, dove i bambini ridacchiavano scioccamente della biancheria intima, il messaggio era diverso. Così esaminava bene il viso di sua madre e degli uomini quando aprivano la porta della dispensa, e poi fece le sue scelte.

____________

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

Image: pookaslogic.tumblr.com

Sula – Toni Morrison | Incipit e pag. 37-38

Oggi inizio a leggere Sula di Toni Morrison.
E’ la prima volta che leggo qualcosa di questa autrice premio nobel per la letteratura nel 1993. Volevo acquistare Beloved ma, assieme alla libraia che li ha cercati con me sia fisicamente che nel computer, ho scoperto che i libri di Toni Morrison non sono stati ripubblicati negli ultimi anni. Nel libro edito da Frassinelli, in lingua italiana, si riporta il 1975 come data della prima pubblicazione in lingua inglese, mentre su wikipedia in inglese c’è il 1973.

Toni Morrison in un’immagine che ho trovato navigando in Google.

La pagina wikiquote italiana contiene qualche notizia interessante sul suo rapporto con l’Italia, ma anche sulla percezione della letteratura afro-americana rispetto a quella bianca:

“Se io scrivo di afro-americani, i critici mi definiscono black writer, se John Cheever scrive di bianchi del New England, la discussione s’impronta sulla complessità del racconto. Spero che un giorno la letteratura non sarà più divisa tra nera e bianca. Perché sono abbastanza stufa di essere considerata una sociologa invece di una letterata.”

Esattamente come viene percepita la letteratura scritta da donne rispetto a quella scritta da uomini.

Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

 

Dal libro:

E’ una fortuna enorme sentire
la mancanza di qualcuno
molto prima che ci lasci.
Questo libro è per Ford e Slade, che mi
mancano anche se non mi hanno lasciato.

Nessuno conosceva la rosa del mio
mondo tranne me… Ho avuto troppa
gloria. Non si può volere tanta gloria
nel cuore di qualcuno.

In quel posto, là dove hanno sradicato gli arbusti di solano e i cespugli di more per costruire il campo da golf di Medallion, un tempo c’era un piccolo agglomerato di case. Si ergeva sulle colline intorno alla città di Medallion, adagiata nella valle, e si stendeva fino al fiume. Ora li chiamano i sobborghi, ma quando ci viveva la gente di colore lo chiamavano il Fondo. Una strada, ombreggiata da faggi, querce, aceri e castagni, lo collegava alla valle. Ora i faggi non ci sono più, e così pure i peri dove i bambini sedevano tra i rami fioriti a dare la baia ai passanti. Sono state stanziate somme ingenti per abbattere gli spogli edifici sbiaditi ammassati lungo la strada da Medallion al campo da golf. Hanno intenzione di radere al suolo la Time and Half Pool Hall, la sala da biliardo, dove una volta i piedi che poggiavano sulle traverse delle sedie erano calzati di lunghe scarpe marrone chiaro. Un maglio d’acciaio ridurrà in polvere l’Irene’s Palace of Cosmetology, dove le donne posavano il capo sul lavatesta e pisolavano mentre Irene frizionava loro i capelli con qualche goccia di Nu Nile. Con l’aiuto di una leva gli uomini in abiti da lavoro color cachi forzeranno le tavole di legno del Reba’s Grill, la cui proprietaria cucinava con il cappello perché senza non riusciva a ricordare gli ingredienti.

pag. 3

Hanna si rifiutò di vivere senza le attenzioni di un uomo, e dopo la morte di Rekus ebbe una sfilza ininterrotta di amanti, per lo più mariti di amiche e vicine. Il suo modo di flirtare era dolce, discreto e schietto. Mai una ravviatina ai capelli, nessuna smania di cambiarsi d’abito, mai una passata di belletto o un qualsivoglia gesto: trasudava sesso da ogni poro. Con addosso sempre la solita vecchia tunica di cotone stampato, a piedi nudi d’estate, d’inverno con un paio di scalcagnate pantofole maschili di pelle, rendeva gli uomini consapevoli del suo sedere, delle caviglie sottili, della pelle fresca di rugiada e del suo collo incredibilmente lungo. E poi gli occhi sorridenti, quel suo modo di girare la testa – tutto così invitante, lieve e giocoso. La sua voce si trascinava, si abbassava e si piegava, dando musicalità alle parole più semplici. Nessuno al mondo sapeva dire “ehi, dolcezza” come Hanna. Quando la sentiva, l’uomo si calava il cappello sugli occhi, si tirava su i pantaloni e pensava all’incavo alla base del collo di Hanna. E mai il minimo malinteso su lavoro e responsabilità. Eva metteva alla prova i suoi uomini, litigava, li faceva sentire come se avessero combattuto contro un avversario degno, seppur gradevole; Hanna non esagerava mai, non avanzava pretese, faceva sentire l’uomo perfetto e meraviglioso così com’era, non c’era bisogno di fronzoli: cos’ lui si rilassava e andava in estasi, avvolto dall’alone luminoso di Hanna che lo illuminava per il solo fatto che lui esisteva. Se per caso, quando l’uomo entrava, Hanna stava portando su dalla cantina un secchio di carbone, lo maneggiava in modo da farlo diventare un gesto d’amore. Lui non muoveva un dito per aiutarla, perché voleva veder apparire le sue cosce quando si chinava per posarlo, ben sapendo che anche lei voleva che le guardasse.

Ma in quella casa affollata non c’erano luoghi per privati e spontanei incontri d’amore; allora, d’estate, Hanna accompagnava l’uomo giù in cantina, dove era fresco, tra i bidoni di carbone e i giornali; d’inverno entravano nella dispensa e rimanevano in piedi, appoggiati agli scaffali colmi di scatolame, o giacevano sui sacchi di farina, sotto le sfilze di peperoncini verdi. Quando questi posti non erano praticabili, scivolava nel salotto, che raramente veniva usato, oppure di sopra, in camera da letto. Quest’ultimo posto però le piaceva di meno, non perché Sula dormisse nella stanza con lei, ma perché il suo compagno d’amore tendeva sempre ad addormentarsi, dopo, e Hanna era piuttosto esigente riguardo alla persona con cui dormire. Avrebbe scopato praticamente con chiunque, ma dormire con qualcuno implicava per lei fiducia e impegno definitivi. Così i suoi amanti furono sempre diurni. Una volta soltanto Sula tornò a casa da scuola e trovò sua madre a letto, accoccolata tra le braccia di un uomo.
Avendo notato che il suo passo, quando usciva dalla dispensa, era agile come quando era entrata ma più felice, Sula imparò che il sesso era un’attività piacevole e frequente, ma per altro verso di poco conto. Fuori di casa, dove i bambini ridacchiavano scioccamente della biancheria intima, il messaggio era diverso. Così esaminava bene il viso di sua madre e degli uomini quando aprivano la porta della dispensa, e poi fece le sue scelte.

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Sula
Toni Morrison,
Antonio Bertolotti (traduttore)
Franca Cavagnoli (traduttrice)
pagine 157
Frassinelli Tascabili, 1999
€ 6, 20

Image: pookaslogic.tumblr.com