Il fatto è, chi mi conosce lo sa, che per me il primo gennaio rappresenterà poco o niente, come ogni anno, perché per me il capodanno è il giorno del mio compleanno, quindi questo mese di dicembre, che per tanti è significativo, perché religioso, perché pagano, perché civile, e comporta questa cosa del bilancio, per me rappresenta solo la partecipazione abbastanza passiva, molto passiva, alla vita della comunità in cui sono capitata e della mia famiglia, nella quale pure sono capitata per caso.
Sembrerà che questo post non abbia un buon inizio. In realtà questa celebrazione collettiva mi dà l’occasione di valutare la tappa intermedia, essendo dicembre il mese che spacca in due il mio anno. Con furba motivazione. Perchè, se valutassi l’anno civile, questo 2010 sembrerebbe essermi sfuggito dalle mani, più degli altri anni.
Qualche flashback emerge dal buio: il niente poi il suo – di lei, egoista, sola, approfittratrice, un po’ ladra -arrivo, confusione – rabbia – allegria – affetto – stanchezza – nel mezzo, la sua partenza, la percezione della libertà ma anche della tristezza, poi essere una mamma in affitto – proprio quando il mio senso materno stava a zero – recuperare dolcezza e comprensione, disciplina, dall’oscurità invernale emergere – fine del mio anno passato, inizio di quello che è a metà – con un’estate caldissima, camminare a lungo, camminare tanto, fino a sentire i muscoli strapparsi, anche per cinque o sei ore di seguito, andare tutti i giorni in libreria a leggere libri troppo costosi per essere comprati o solo per vedere la gente che esiste, ma senza mai sfiorarla, poi il filobus due tre volte a settimana, il terrazzo bianco l’orizzonte azzurro e la collina e il vento che gira le pagine, ablativo – congiuntivo – aggettivo possessivo – gelati – fui, fuiste, fue, fuimos, fuisteis, fueron – mi accorgo allora che le parole in bocca hanno un gusto nuovo, elettrizzante, è il piacere e nient’altro che mi spinge a fare, pongo fine a una tortura (quasi) autoinflitta durata veramente troppo, poi caos, poi il primo giorno di paura, poi giorni tutti simili ma operosi e allegri, fino ad ora, il cursore che lampeggia, io che scrivo questo post.
Quindi posso dire che l’anno civile che sta per finire non è stato un granché, ma il mio anno natale si sta sviluppando alquanto bene.
La furbata è nella percezione di avere due capodanni, perchè se è vero che questo prossimo non mi riguarda, è anche vero che non mi è indifferente, perchè partecipare passivamente è comunque un modo d’esserci, che se nel bilancio del 2010 c’è qualche passaggio che non posso più recuperare, per il mio personale capodanno ho ancora tanto tempo!
Sembrerà che questo post non abbia un buon inizio. In realtà questa celebrazione collettiva mi dà l’occasione di valutare la tappa intermedia, essendo dicembre il mese che spacca in due il mio anno. Con furba motivazione. Perchè, se valutassi l’anno civile, questo 2010 sembrerebbe essermi sfuggito dalle mani, più degli altri anni.
Qualche flashback emerge dal buio: il niente poi il suo – di lei, egoista, sola, approfittratrice, un po’ ladra -arrivo, confusione – rabbia – allegria – affetto – stanchezza – nel mezzo, la sua partenza, la percezione della libertà ma anche della tristezza, poi essere una mamma in affitto – proprio quando il mio senso materno stava a zero – recuperare dolcezza e comprensione, disciplina, dall’oscurità invernale emergere – fine del mio anno passato, inizio di quello che è a metà – con un’estate caldissima, camminare a lungo, camminare tanto, fino a sentire i muscoli strapparsi, anche per cinque o sei ore di seguito, andare tutti i giorni in libreria a leggere libri troppo costosi per essere comprati o solo per vedere la gente che esiste, ma senza mai sfiorarla, poi il filobus due tre volte a settimana, il terrazzo bianco l’orizzonte azzurro e la collina e il vento che gira le pagine, ablativo – congiuntivo – aggettivo possessivo – gelati – fui, fuiste, fue, fuimos, fuisteis, fueron – mi accorgo allora che le parole in bocca hanno un gusto nuovo, elettrizzante, è il piacere e nient’altro che mi spinge a fare, pongo fine a una tortura (quasi) autoinflitta durata veramente troppo, poi caos, poi il primo giorno di paura, poi giorni tutti simili ma operosi e allegri, fino ad ora, il cursore che lampeggia, io che scrivo questo post.
Quindi posso dire che l’anno civile che sta per finire non è stato un granché, ma il mio anno natale si sta sviluppando alquanto bene.
La furbata è nella percezione di avere due capodanni, perchè se è vero che questo prossimo non mi riguarda, è anche vero che non mi è indifferente, perchè partecipare passivamente è comunque un modo d’esserci, che se nel bilancio del 2010 c’è qualche passaggio che non posso più recuperare, per il mio personale capodanno ho ancora tanto tempo!
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