Tre panini a latte tre cucchiaini di confettura, caffè caldo molto zuccherato la pianista che in scarpe da escursionista calpesta prati e si ranicchia dietro cespugli fruscianti chiusa in se stessa osserva amplessi bilingustici non resistendo alla pressione del suo ventre, orina sfidando la sorte. In televisione rassegne cinematografiche mi accalorano i nervi. Nella casa vuota si fanno prove generali di solitudini sfilacciate. Ma il telefono squilla e mi chiede se sono già sveglia: si sono sveglia, molla quel cazzo di lavoro di merda al quale dai tutta te stessa come se la vita al di fuori dell’orario fosse talmente schifosa da dover essere obliata nella stanchezza. Vieni quì (cerca di prenderti cura di te, restami accanto il più possibile, perchè il vuoto di te è insopportabile).
Giorno: 26 ottobre 2006