Mese: ottobre 2006
Tre panini a latte tre cucchiaini di confettura, caffè caldo molto zuccherato la pianista che in scarpe da escursionista calpesta prati e si ranicchia dietro cespugli fruscianti chiusa in se stessa osserva amplessi bilingustici non resistendo alla pressione del suo ventre, orina sfidando la sorte. In televisione rassegne cinematografiche mi accalorano i nervi. Nella casa vuota si fanno prove generali di solitudini sfilacciate. Ma il telefono squilla e mi chiede se sono già sveglia: si sono sveglia, molla quel cazzo di lavoro di merda al quale dai tutta te stessa come se la vita al di fuori dell’orario fosse talmente schifosa da dover essere obliata nella stanchezza. Vieni quì (cerca di prenderti cura di te, restami accanto il più possibile, perchè il vuoto di te è insopportabile).
(Dedicazione – alla tua scarsa dedizione)
Ah, tu pensavi che io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.
O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell’acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazoletto odoroso e fatale.
Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
o sguardi l’anima dannata,
ma ti giuro sul paradiso,
sull’icona miracolosa
e sull’ebrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.
1921
Anna Achmantova
Lui non sa che ho pianto prima di sorridere
Disimparo l’uso del corsivo, non riesco a dominare la penna, in una stessa parola le lettere hanno dimensioni diverse tra loro. Già da bambina, tendevo a mescolare corsivo e stampatello, ma negli ultimi tempi sta diventando difficoltoso comprendere ciò che scrivo anche per me.
L’istruttore con fare morbido e comprensivo mi chiedeva viso a viso cosa ci fosse che non andava, e forse non ha creduto che tutto è a posto. Lui non sa che ho pianto prima di sorridere.
HO MANI CHE SANNO DI SALE
3.15
io non dormo mai.
