Dallo schermo piove una luce lattea che mi scava sotto gli occhi creando pozze nere, poche parole prima di dormire o solo mettermi a letto e aspettare il mattino, come spesso mi capita. Quì, sotto al mio palazzo al centro del caldo maleodorante di metà settembre, scorre un fiume senz’acqua: prive di una cadenza regolare le auto sfrecciano ferendo la notte con musica violenta di bassi che penetrano a fondo a volume elevato, poi torna un silenzio che chiamano silenzio ma silenzio non è, un borbottio sommesso, la vita nella metropoli rallenta a tratti sussurra, ma non si ferma.
La gioia stasera ha abbondato indondandoci dal telone brillante animato di flutti corsari viscidi mostri impavidi destinati a eternità sottomarine, dilagando su candide spiagge. Ridevo e ridevo di più nel vederti ridere di gusto ridevo di gioia, ti ho amato tantissimo perchè la chiave dell’amore è l’unione. Abbiamo atteso la fine dei titoli di coda, mi piace uscire per ultima, lasciare la sala vuota mi infonde una insospettabile pace, spingendo la porta ho formulato un incantesimo avventato ‘adesso saremo catapultati in una diversa dimensione’.
Le mie magie riescono sempre. Piegando il volante ho agirato ostacoli e messo in fuga coppiette avvinte nell’ombra soffusa di quegli immensi parcheggi depredati dalla notte irreale dei loro piccoli diurni abitanti, i cani scodinzolavano inseguendoci. Un desiderio represso, no, appena suggerito, mi è scivolato dalle labbra galleggiando tra noi, sospeso speranzoso di vedersi accolto si è dissolto sulla rampa d’accelerazione come fumo contro un corpo inatteso mentre i segnali ci venivano incontro alternandosi ai vuoti del paesaggio intrinso di gas.