Mese: settembre 2006

Fuori

Fuori i ratti banchettano indisturbati qui è in atto il rito di ogni notte già da qualche notte.
Verso camomilla e veglio la pentolaccia, trenta bottiglie borbottano nella penombra Keren Ann sussurra qualcosa da certe vecchie cuffiette spellate e pericolose, ingannando l’attesa del giorno.

Acquazzone settembrino

Senza mezzi termini, piove. Piove come se dio (uno qualsiasi) avesse ordinato a tutti gli angeli (o altri impiegati suoi) di affacciarsi dalle nuvole e rovesciare catini d’acqua sulle teste della gente per lavarla, perchè non se ne poteva più di quella puzza d’essere umano accaldato che ti si spalma addosso quando sei in giro a piedi nei mercati, in autobus, in metropolitana, tra un palpeggiamento e un furto, ma così è peggio, che cerchi uno spiraglio d’aria boccheggiando verso l’alto sulle teste della ressa e l’unica cosa che trovi è il fiato gastritico di una signora dai capelli crespi e una caccola attaccata alla narice di un vecchietto dalla giacca di lana a quadretti il 25 settembre con 25 gradi segnati dal display della farmacia proprio lì fuori. Così all’uscita di casa di lavoro di scuola focalizzi, come fosse una apparizione divina, la sedia su cui hai lasciato l’ombrello che galleggia luminosa nella tua mente buia e tentenni sul dafarsi: uscire e docciarmi o restare quì sotto il portone e morire di fame? restare, tanto mò smette, ma non smette, allora uscire docciarmi per un tratto e spendere due euro nel negozio cinese per un ombrello che durerà un euro e cinquanta, scarpe calze e pantalone zuppi di acqua fetida nera con dentro della granella grigiastra, che sarà? Molecole aggregate, colonie schifide di epatite erpes leptospirosi alien? Appena arrivo a casa mi lavo col napisan misto ad alcol e acqua ossigenata (magari mi depila pure sta roba).

Le mie magie riescono sempre

Dallo schermo piove una luce lattea che mi scava sotto gli occhi creando pozze nere, poche parole prima di dormire o solo mettermi a letto e aspettare il mattino, come spesso mi capita. Quì, sotto al mio palazzo al centro del caldo maleodorante di metà settembre, scorre un fiume senz’acqua: prive di una cadenza regolare le auto sfrecciano ferendo la notte con musica violenta di bassi che penetrano a fondo a volume elevato, poi torna un silenzio che chiamano silenzio ma silenzio non è, un borbottio sommesso, la vita nella metropoli rallenta a tratti sussurra, ma non si ferma.
La gioia stasera ha abbondato indondandoci dal telone brillante animato di flutti corsari viscidi mostri impavidi destinati a eternità sottomarine, dilagando su candide spiagge. Ridevo e ridevo di più nel vederti ridere di gusto ridevo di gioia, ti ho amato tantissimo perchè la chiave dell’amore è l’unione. Abbiamo atteso la fine dei titoli di coda, mi piace uscire per ultima, lasciare la sala vuota mi infonde una insospettabile pace, spingendo la porta ho formulato un incantesimo avventato ‘adesso saremo catapultati in una diversa dimensione’.
Le mie magie riescono sempre. Piegando il volante ho agirato ostacoli e messo in fuga coppiette avvinte nell’ombra soffusa di quegli immensi parcheggi depredati dalla notte irreale dei loro piccoli diurni abitanti, i cani scodinzolavano inseguendoci. Un desiderio represso, no, appena suggerito, mi è scivolato dalle labbra galleggiando tra noi, sospeso speranzoso di vedersi accolto si è dissolto sulla rampa d’accelerazione come fumo contro un corpo inatteso mentre i segnali ci venivano incontro alternandosi ai vuoti del paesaggio intrinso di gas.