Mese: aprile 2006

Dopo le coliche d’ira le mani tremano

Lo nuvole fumose schermano il sole, la maglia a righe rosse e blu è leggera, una velina arancio si alza da terra e i gatti di stoffa non miagolano mai e il mare si intiepidisce e ciò che cerco è tutto quì dentro di me. Le immagini patinate delle riviste di moda ci catapultano in una felicità in posa che ci circonda per centocinquanta pagine per poi abbandonarci alle ariditò del quotidiano, depliant di paesi mai visitati. Alla parola sentire piango. Il soffritto nella padella profuma. Le gentilezze non torneranno mai più, cerco di contenere una emorragia che mi costringe a casa da due giorni e alla parola tempo piango, sempre. Ho nascosto tutti gli orologi e non rispondo più al telefono. Riso, mescolare peperoni pomodoro salsa tabasco e timo. Le paste di mandorla erano così dolci occhi neri che ho dovuto bere un pò di veleno per non ammalarmi, non ci sono ferie o malattie pagate qui, a sorsi brevi la vità è diluita nel tempo. Prezzemolo e gamberetti sbollentati. Dopo le coliche d’ira le mani tremano, un senso di smarrimento, spolverare di pepe e sale. Ho bisogno di abitarmi e servire immediatamente a qualcosa.

era la mia casa


Fino a tre anni fa il sabato mattina in facoltà c’erano i seminari dedicati alla parte istituzionale dei programmi d’esame, le aule di musica erano aperte e c’era il coro che provava, c’era un ragazzo che veniva a suonare il sax nel cortile, il numero di studenti era minore rispetto al pieno dei primi tre giorni della settimana ma era bello vivere l’università così, sedersi al sole a leggere, mi sentivo sempre a casa. Adesso la didattica è dimezzata e il portoncino il sabato è socchiuso, gli studenti divorano gli anni d’università per restare alla fine delusi, l’intero edificio è vuoto, solo i giardinieri e gli addetti alle pulizie ci lavorano, e se ti fai un giro sei guardato con sospetto.