#C40

Alzando il naso dal libro mi sono resa conto di essere sulla tangenziale.
La città è azzurra e all’orizzonte il cielo si fa bianco neve, eppure questa non è una giornata particolarmente fredda. La nebbia abbraccia la sommità del Vesuvio, i paesi sottostanti sembrano nell’insieme un disordinato deposito di scatoloni colorati.
Di qua sù ho visto le torri e la sua struttura ellittica del parco in cui abiti, come sempre mi è parso più un giocattolo che un luogo in cui vivere.
Ero alle prime pagine della mia lettura, quando Hans Schnier torna nella sua casa color ruggine e dice che il più terribile dei suoi mali è la predisposizione alla monogamia, questa parola: monogamia, mi ha fatto pensare al tuo modo assoluto di vivere le relazioni, che è un pò anche il mio, ma che è anche diverso dal mio, perchè le mie relazioni più che assolute sono esclusive, che non escludono la compresenza di più esclusività però.
Ho fatto la pieghetta alla pagina e, chiuso il libro, ho continuato a guardare fuori dal finestrino.
Trovo sempre affascinanti queste strade costruite nell’aria. L’autista accelerava e rallentava di continuo, così mi è parso di essere su una giostra un pò violenta.
A casa tua ci sono stata una sola volta, hai cucinato per me ed abbiamo mangiato guardando i Simpsons nella tua cucina bianca, non sapevi che la plastica trasparente con cui si riveste il fondo del lavello, si potesse comprare in rotoli e ritagliare nella forma preferita o più utile. Ho detto: “Che ordinato che sei”, perché avevi i libri sistemati per autore, in ordine alfabetico.
Al casello c’era un po’ di traffico, quando abbiamo imboccato la strada che attraversa il parcheggio sotterraneo del centro direzionale, osservando le auto parcheggiate nella penombra arancione, mi è tornato in mente il volto di un guardone che mi fece spavento, molti anni fa. Così vcino al finestrino dell’auto frugò con gli occhi tra le mie carni, neanche troppo scoperte, di cui si riempiva frenetico le mani il mio amore operaio, colui che con la sua insistenza mi ha rapita, separata da me stessa e dal mondo.
Ho pensato alla mia distanza dalle cose, al muro di cristallo luminoso attraverso il quale ti parlo in questi giorni che mi è sembrato così inutile nella sua imprescindibile esistenza.
Quando sono scesa dal pullman mi sentivo più leggera. Insolitamente presente a me stessa.
Una drammatizzazione, pure solo immaginaria o abbozzata, anche a questo serve.
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