Espio in malacarne le mancanze della mia anima passata. Anelli infiniti di una maternità impietosa. Non c’è evoluzione in questo processo ma stasi e imputridimento. Polverizzo parole e narcisi e di questa penicillina astratta cospargo gli illividiti giorni. Colleziono psicosi, sussurro: Rex tremendae maiestatis, qui salvandos salvas gratis, salva me, fons pietatis.
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