Mese: novembre 2005

patch test

I cerotti che mi tiravano la pelle sulla schiena me li ha strappati una specializzanda questa mattina. Aveva i capelli castano chiaro e gli occhi come due noccioline, era più giovane di me e il camice immacolato le illuminava l’incarnato rosa. Ha sorriso dicendo ‘si spogli’ nell’ambulatorio caldo. Non c’è stata alcuna reazione ai quaranta patch test, bisogna aspettare però domani per averne conferma, per identificarle meglio ha cerchiato le zone su cui erano applicati con un pennarello blù, facendo pressione più volte nello stesso punto perchè ero sudata e l’inchiostro non si attaccava.
Mia madre ha fatto gli occhi domopak ripetendo ‘è sicura? è sicura?’. Sarebbe stato emotivamente economico e medicamente semplice curare una allergia per sottrazione, invece l’indeterminatezza diagnostica persiste e si rifugia nel vago medichese che continua a confonderci le idee. Al ritorno dall’ospedale non c’era gioia così abbiamo comprato delle agende colorate come felice augurio; camminandole accanto sotto la pioggia ho minimizzato le sue angosce ostentando leggerezza in discorsi futili, ma ha continuato a tenere gli occhi fissi nel vuoto e si è sfogata regalandomi vestiti.

controvoglia

All’alba controvoglia ho abbandonato il letto caldo per andare in gita con mia madre.
La sua voce era insistente e mi ha costretta ad un attivismo insolito, la luce elettrica cadeva sui mobili che proiettavano ombre labili. Era buio fuori dai vetri intravedevo oltre la zanzariera la piazza bagnata e il fornaio con mezza serranda alzata; ci siamo vestite truccate profumate con poco scarto temporale l’una dall’altra, mi incitava a fare in fretta: ho rinunciato alla sigaretta del risveglio, diceva.
Con i piedi nelle scarpe fredde la cucina mi sembrava estranea, niente acqua nè frutta nè caffè, questa gita andava fatta a digiuno.
Nonna ci ha salutate stando in piedi contro lo stipite della porta di legno vecchio che da sulle scale, con gli occhi bianchi di sonno facendo ciao con la mano ci ha detto: state attente tornate presto.
In ascensore lei fumava dicendo adesso posso sono sveglia da più di un ora e l’odore del fumo si mescolava a quello della lacca che da sempre spruzzata in abbondanza le tiene assieme i capelli:fumo-lacca-amore è mia madre. Lo specchio di fondo ci ha riflesse mentendo con dolcezza, il mio sguardo diagonale finto spensierato e il suo sconforto in un sorriso perfetto, una foto opacizzata dagli sputi secchi dei bambini la lordura multistrato.
Squarci fulgidi in banchi di nuvole plumbee, sulle nostre teste aghi di cielo.
Vicine alla stazione della metro abbiamo agirato una sfrigolante pozzanghera, lei ha detto: è bello camminare vicine, sarebbe bello uscire assieme al mattino per andare entrambe a lavorare.
Mia madre sogna per me.
Sottoterra la gente si accalcava sulla linea gialla, l’umido tepore della loro vicinanza ci ha scaldate, il serpente di acciaio sferragliava trasportandoci di stazione in stazione, i finestrini incorniciavano i volti riflessi di studentesse pallide che ci fissavano impassibili.
Abbiamo contato sette fermate e siamo scese alla nona.

Lei.Mi.Ha.Scelta.

Lei mi ha scelta. Lei mi ha scelta mentre per tenermi compagnia disegnavo compagne di gioco sul quaderno a righi seduta in bilico sullo sgabello in aula . Dal giorno in cui mi ha scelta io brillo. Prestami il tuo sorriso sfavillante così che io lo possa sfoggiare in società, le chiedo davanti allo specchio prima di andare. Avanzo leggera. La gente mi sfiora si volta quando mi tocca, galleggio in un mare di sussurri: che bel sorriso che sfoggi stasera. Ho montato questo sorriso sulla mia faccia, è quello della mia amica da quando me lo ha prestato brillo in società. Lei.Mi.Ha.Scelta.

Espio

Espio in malacarne le mancanze della mia anima passata. Anelli infiniti di una maternità impietosa. Non c’è evoluzione in questo processo ma stasi e imputridimento. Polverizzo parole e narcisi e di questa penicillina astratta cospargo gli illividiti giorni. Colleziono psicosi,  sussurro: Rex tremendae maiestatis, qui salvandos salvas gratis, salva me, fons pietatis.