Mese: agosto 2005

Ibrahim Diop

Una lama è affondata nel tuo ventre Ibrahim, la mia vergogna è un cappello che non tutela dallo sguardo del Dio. I tuoi sogni, caduti in una pozza di sangue, hanno preso il volo come farfalle innocenti.
Le mie lacrime si fanno paura che non aiuterà i tuoi fratelli, coraggiosi guerriglieri di pace, che chiedono giustizia proprio qui, dove l’ immortalità del ricordo ti ha sottratto alla vita.

Epifania

Una telefonata. Una voce affannata, ansiosa, non riesco a fuggire. Mi racconta di quell’altra, altra che è riuscita, nello spazio di due incontri, ad inquietarmi.
Quella bocca bisognerebbe cucirla a doppio filo di nylon.