Una manciata di polpettine dorate accompagnate da patate novelle cotte al vapore e della marmellata di ribes, orologi metallici, la bella vetrata e la vista che si spareggia nel vuoto dell’immenso parcheggio.
Automobiline automobiline, tutte ordinate tutte colorate.
Questo mi resta di noi due.
Gli scontrini nel mio borsellino raccontano di un libro comprato ad aprile, una maglia a dicembre, cianfrusaglie di marzo, frammenti di un pensiero che sembrava poetico e adesso è indecifrabile, scarabocchi sul retro di un invito.
Le mie mani che dividono separano democratiche e materne, sorelle, bambine gemelle.
Giochiamo, io sono la principessa e tu il cavaliere, giochiamo a fare la spesa.
Una cucina e due e tre…una fila di letti, una pila di cuscini, qualcuno che conosci e da cui vuoi scappare.
Questo mi resta di noi due.
Due autunni, due Natali, due capodanni. Due scarse primavere.. c’è sempre tempo per recuperare. Una estate travagliata, l’altra non è ancora passata.
Mese: luglio 2005
Mi sarebbe bastata una carezza
Mi sarebbe bastata una carezza, avrei vissuto per sempre nel caldo ricordo della tua mano. Mentre adesso posso solo scrivere della tua fuga, dei tuoi inganni e di quei ragni rossi, infaticabili, persistenti, numerosi, che si nutrono di sole sul mio terrazzo desolato, così come io stessa mi nutro di questa silenziosa arida desolazione.
Avrei avuto di che lodarti parlando di te a queste minuscole animelle insidiose, se tu mi avessi lasciato almeno la parvenza di una parola gentile.
Me gustaría ser un periquito verde
Vorrei un cappotto verde brillante che mi stesse addosso come un bel vestito.
Lo potrei abbinare a quella sciarpa tessuta, con mille e più colori, per me da mia madre, quest’inverno.
Indossandolo sembrerei un pappagallino.
Tutti gioiscono alla vista di un pappagallino, tutti gioirebbero nell’incontrarmi.
Non sono una conquistatrice
Non sono una conquistatrice, se lo fossi, non starei qui a scrivere di te, ti avrei tra le mie mani.
Ti avrei guardato per un istante carica di sensuali promesse e poi, sorretta da sottili tacchi di acciaio luccicante e fasciata in un abito a fiori rossi, mi sarei allontanata tra la folla, artigliando il suolo sicura, lasciandoti il gusto di inseguirmi, di chiedere a tutti i presenti: “Chi è quella donna, dove posso ritrovarla?”.
In campeggio nel ’98
In campeggio nell’estate del 1998 avevo i capelli mossi, gli occhi grandi e indossavo pantaloncini di cotone azzurro. Credevo che tutto sarebbe andato bene e vivevo il presente avvolta in una fantasia d’amore.
Neapolis: Tori Amos
L’8 luglio al Neapolis, finalmente dopo tanti anni sono riuscita a vedere Tori Amos dal vivo, la piccola dea rossa che, dopo un inchino, s’è seduta tra piano e organo e ha dato vita ad un concerto forte e sensuale.
La scaletta è stata bellissima, forse per chi non la conosce è risultata pesantuccia, anche perché la durata di ogni canzone girava attorno ai 7/8 minuti e più, ma chi la ama ha apprezzato moltissimo. Alcuni tra i pezzi più belli del suo repertorio: Original Sinsuality, Crucufy, Yes Anastasia, Little Earthquakes, Amber Waves, Improv – Sweet The Sting, Purple Rain, Blood Roses, Cars And Guitars, Improv – Northern Lad, Improv (tubular bells) – Spring Haze, Barons Of Suburbia. Certo mi sarebbe piaciuto sentire Cornflake Girl o Father Lucifer, Precious Things e Hey Jupiter, che e tante altre canzoni, ma è stata grandiosa lo stesso.
Dopo di lei si è esibito Nick Cave. Una esibizione di fuoco con dei musicisti invasati e le persone che si lanciavano sul palco da una distanza enorme, e lui ringraziava e ringraziava dicendo in tono cavernoso: grazie Napoli, grazie Napoli.
L’Arena Flegrea ha una ottima acustica ma le nostre tenere carni hanno risentito della durezza del travertino.